di Domizia Dalia

Sopra: Cesare Zavattini fotografato da Gianni Berengo Gardin – Archivio Cesare Zavattini

“Cesare Zavattini era straordinario e unico, fortunatamente non classificabile”, con queste parole Attilio Bertolucci – scrittore e poeta, padre di Bernardo – definisce con efficacia l’essenza dell’intellettuale luzzarese scomparso trent’anni fa. Za, così lo chiamavano gli amici, è stato straordinariamente unico soprattutto per il suo approccio non convenzionale alla scrittura. Attraverso la sua narrazione attenta e spesso ironica è riuscito a mettere in evidenza ogni particolare della realtà che lo circondava e, come se le parole non bastassero per descrivere tutte le sfumature del suo tempo, ha esteso il suo ingegno ad altre forme espressive come la pittura, la fotografia e il cinema. Inoltre, il suo percorso innovativo verso vari tipi di sperimentazione, è stato favorito dal continuo scambio di idee con i numerosi amici, che fossero quelli di sempre, a Luzzara, oppure intellettuali, editori giornalisti e registi; ne è un esempio l’indimenticabile connubio con Vittorio De Sica, con il quale divenne uno degli esponenti più rilevanti del neorealismo italiano. Film come Ladri di Biciclette, recentemente restaurato, e Miracolo a Milano rimangono due dei capolavori del cinema italiano famosi nel mondo, a cui Zavattini ha dato un’impronta personalissima. Nel trentennale della sua scomparsa, Reggio Emilia ricorderà la figura di Za con una serie di mostre ed eventi. Ne parliamo con Giordano Gasparini, direttore della biblioteca Panizzi e del famoso Archivio Zavattini.

Dottor Gasparini, quando è nato l’Archivio Zavattini e come si è avviato questo importante progetto?

Giordano Gasparini, direttore della biblioteca Panizzi e del famoso Archivio Zavattini

L’idea di generare un archivio dedicato alla figura di Cesare Zavattini nasce fin dal 1988, anno in cui la città di Reggio Emilia dedica a questo grande maestro – allora ancora in vita – una serie di importanti manifestazioni, come la retrospettiva al Teatro Municipale dedicata alle sue opere pittoriche e una rassegna cinematografica delle più complete, volte a sottolineare e a promuovere il suo vasto mondo d’interessi. Lo stesso Zavattini, quell’anno rivelava la possibilità dell’acquisizione da parte di un’istituzione pubblica del suo archivio. Grazie al rapporto instaurato con i figli di Zavattini, Marco e Arturo, siamo riusciti a concretizzare nel tempo il progetto dell’archivio proprio qui a Reggio Emilia. Formalmente, però, il fondo zavattiniano è stato definitivamente acquisito dall’amministrazione comunale di Reggio Emilia e per essa dalla Biblioteca Panizzi solo nel 2012, anche se il trasferimento dell’importante lascito culturale è stato completato già nel 2007. 

Un archivio che ripercorre l’itinerario intellettuale di questo autore poliedrico attraverso una serie di molteplici documenti…

Si tratta di un archivio molto ricco di carteggi, sceneggiature realizzate e non, di tutti i suoi testi di varia natura dai fumetti alle riviste che ha diretto. Non è una raccolta casuale di documenti, ma un nucleo di carte provenienti dall’archivio personale di Zavattini trasferiti dalla sua abitazione in via Angela Merigi a Roma, a Reggio Emilia. Un fondo importante a cui continuiamo a lavorare costantemente.

A trent’anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1989, ci piace ricordarne il personaggio perché continui ad essere fonte d’ispirazione per le nuove generazioni. Ripercorriamo il suo genio dagli inizi della sua carriera quando Zavattini decide di dedicarsi alla scrittura, sua grande passione, come giornalista…

Cesare Zavattini e Roberto Rossellini lungo le rive del Po, nel corso di un viaggio a Luzzara e nel Delta padano, 1952 Archivio Cesare Zavattini

La scrittura è sicuramente il filo conduttore in quasi tutti i suoi lavori. Nell’intero arco della sua vita si è impegnato sia come giornalista, lo ricordiamo agli esordi alla Gazzetta di Parma, ma anche quando ha fondato all’età di trentaquattro anni il giornale satirico Bertoldo – edito da Rizzoli –, di cui ne è stato anche direttore. Ma non solo, Zavattini è stato uno scrittore molto apprezzato, un poeta e soprattutto uno sceneggiatore di spiccato talento.

Zavattini viene spesso definito come un narratore umoristico, ironico, satirico, ma ancora adesso in molti faticano a confinarlo in una corrente letteraria ben precisa…

La scrittura di Za è sempre stata originale e per questo motivo ha avuto qualche difficoltà ad essere accettata da parte della critica di quegli anni. Penso per esempio, al suo primo romanzo Parliamo tanto di me (1931), uno scritto controverso per quei tempi, ma che riletto oggi, mostra quanto Zavattini fosse avanti nella concezione di stesura di un testo. Inoltre, nelle sue opere emerge spesso quell’aspetto umoristico che è sicuramente uno dei tratti caratteristici. In pochi sanno che a Luzzara organizzò addirittura un concorso di barzellette e chiamò in giuria Alberto Sordi, che si divertì anche a recitarne alcune.

Il rapporto con Luzzara, suo paese natale, e con la bassa è sempre stato molto forte, tanto che Zavattini pur vivendo fuori, prima a Milano e poi a Roma, vi tornava molto spesso…

Vittorio De Sica e Cesare Zavattini durante i sopralluoghi per la realizzazione del film “Il tetto”, 1955 Archivio Cesare Zavattini

Quando rientrava a Luzzara, spesso insieme ai suoi amici scrittori, registi, editori, faceva tappa al famoso ristorante Nizzoli, a pochi chilometri dal paese. L’amore per la sua terra lo ha portato a fare diversi lavori a tema, come il famoso fotolibro “Un Paese” edito nel 1955 da Einaudi in collaborazione con il fotografo americano Paul Strand, in cui Luzzara diventa protagonista assoluta e viene raccontata attraverso gli scatti che ritraggono la vita quotidiana del paese, come specchio della popolazione italiana dell’epoca. Un progetto, questo,  riproposto vent’anni dopo con il fotografo Gianni Berengo Gardin. Ma dobbiamo ricordare anche il racconto Viaggetto sul Po e la raccolta di Poesie del 1973 composte nel suo dialetto luzzarese intitolate Stricarm’ in d’na parola – ovvero Stringermi in una parola –, un libro che Pasolini ha definito “bello in assoluto”.

La cultura accessibile a tutti…

Zavattini ha sempre ritenuto che la cultura fosse un mezzo indispensabile per migliorare la vita delle persone e tutti dovevano e potevano a proprio modo esserne promotori. Tra le diverse iniziative culturali, Zavattini ha promosso una manifestazione proprio a Reggio Emilia – ai tempi del sindaco Bonazzi – in cui si sperimentavano i cinegiornali liberi, prodotti cinematografici che potevano essere realizzati da chiunque volesse documentare i fatti che avvenivano nel nostro Paese attraverso interviste, sopralluoghi, eccetera. Insomma un prodotto considerato leggendario nel modo della cultura e che è nato proprio nella nostra città.

Zavattini deve la sua notorietà soprattutto all’attività svolta nel cinema, come soggettista e sceneggiatore. Importantissimo è stato l’incontro con Vittorio De Sica. Un binomio di successo a livello internazionale…

L’incontro con De Sica è stato sicuramente un momento fondamentale per la carriera di Cesare Zavattini. Con lui sono nati i quattro pilastri del neorealismo italiano, film come Sciuscià, Miracolo a Milano e Ladri di Biciclette sono opere indimenticabili. Quest’ultimo titolo, tra l’altro, è appena stato ripresentato nelle sale cinematografiche nella versione restaurata.

Per il trentennale della sua scomparsa avete in mente qualche progetto?

Stiamo organizzando un’importante manifestazione per la fine dell’anno. In anteprima posso dirvi che focalizzeremo gli approfondimenti e le mostre sul tema dei viaggi zavattiniani nel mondo. Za è stato, infatti, un grande viaggiatore e diversi sono i lavori da lui svolti all’estero e poco conosciuti. Pensiamo alla collaborazione con i giovani cineasti africani, seguiti da Zavattini nelle loro produzioni filmiche. Ma ancora il contatto con Fidel Castro a Cuba e con la scuola di Cinema dell’Avana. Affronteremo tutto questo e molto altro con una mostra e con la pubblicazione, oltre che di un catalogo, di un libro dove si approfondiranno i rapporti tra Zavattini e lo scrittore Gabriel García Márquez.