Il Cavazzone, la storica tenuta agricola costruita dal barone Raimondo Franchetti alla fine dell’800 e poi acquistata da Eugenio Terrachini nel 1919, svela attraverso racconti e foto inedite la storia dei luoghi e dei suoi protagonisti, in una pubblicazione scritta a due mani da Mariacarla Sidoli Terrachini e Giulio Bizzarri.“Desideravo lasciare una pubblicazione per le nuove generazioni della famiglia, – spiega Mariacarla Sidoli, attuale proprietaria, nipote di Eugenio Terrachini e custode, insieme ai quattro figli, di un legame centenario con questo luogo – un ricordo per figli e nipoti che possa tramandare storie, notizie e fotografie”. Le foto di famiglia sul Belvedere simbolo della proprietà, gli attrezzi agricoli utilizzati fin dai primi anni di attività dell’azienda, gli angoli remoti e pieni di storia, i sentieri nel bosco, l’asilo per i bambini delle famiglie dei coloni, le stalle, i proprietari di ieri e di oggi al lavoro o tra gli amici della “società del Pito”: la carrellata di immagini a colori o in un bianco e nero sbiadito dal tempo, restituisce il ricordo di una quotidianità vissuta nel piccolo borgo reggiano dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri.

Mariacarla Terrachini con il marito Luigi Sidoli

Accanto alle immagini, i testi con la storia dell’azienda agricola e dei suoi proprietari, e la narrazione delle vicende che hanno visto protagonista questo luogo arroccato sulle colline reggiane, che continua a incantare passanti, ospiti e visitatori dal lontano 1878.

Un libro per non disperdere il patrimonio di ricordi e di storia di un luogo frutto del tenace lavoro di tante famiglie e della passione con cui i proprietari antichi e presenti ne hanno custodito fino ad oggi valore e bellezza.

La storia

Raimondo Franchetti, 1828-1905

Era stato un mediatore di cavalli a suggerire probabilmente al barone Franchetti di realizzare un allevamento equino in quel luogo. Il progetto diventò subito molto più ambizioso e portò all’acquisto di 3000 ettari di terreno nei comuni di Albinea, Viano e Vezzano. In breve tempo e superando non poche difficoltà, il Cavazzone divenne una grande tenuta agricola dove il barone realizzò imponenti lavori di bonifica, di dissodamento, di messa a coltura della parte boschiva, di sistemazione della strada e di costruzione di case. Vi costruì la grande Corte con la Cantina, dove si produceva il vino, la bugadéra dove si faceva il bucato, il forno, la ghiacciaia, le stalle, l’acetaia, molte case per i coloni, l’asilo e, per la moglie Sara Louise Rotschild, uno chalet in un particolare stile nordico, copia di un padiglione della Esposizione Universale di Parigi del 1870. Il figlio del barone, Alberto Franchetti, era compositore e illustre rappresentante della Giovane Scuola animata da grandi musicisti dell’epoca. Fonti riferiscono dei soggiorni allo chalet di Giacomo Puccini, Umberto Giordano, Pietro Mascagni. Nel 1920 Eugenio Terrachini, imprenditore e perito agrimensore, che per il barone aveva curato il progetto per il piano delle strade, dei fossati e dell’asilo, acquistò la parte centrale della proprietà, dove negli anni ’30 fece sistemare il Belvedere, oggi simbolo del luogo, che il Barone Franchetti aveva nella sua Villa di Reggio a S. Stefano, e che così si salvò dalla demolizione. Affiancato nelle varie attività dal figlio Paolo, Eugenio Terrachini gli passò il testimone nella conduzione delle proprietà, che egli promosse con grande competenza apportando graduali ma decise innovazioni. Rimasta unica erede dopo la prematura scomparsa del fratello Eugenio, Mariacarla Terrachini Sidoli porta avanti dal 1967, anno di un’imponente ristrutturazione della proprietà, la conduzione di questo importante luogo reggiano, custode di tanta storia.

Oggi, cento anni dopo il passaggio di proprietà dai Franchetti ai Terrachini, il Cavazzone oltre a essere la residenza di campagna dei proprietari, ospita un Agriturismo e una prestigiosa acetaia, ed è un indirizzo di interesse turistico che accoglie una clientela internazionale.