La Polizia Municipale impegnata nei controlli questa mattina al Parco delle Caprette

REGGIO EMILIA – Proseguono senza sosta i controlli da parte della Polizia locale in tutta la città affinché vengano rispettate le misure di contenimento e distanziamento sociale e i divieti di spostamento e assembramento, in ottemperanza dei decreti ministeriali finalizzati a prevenire il contagio da Coronavirus. Questa mattina al parco delle Caprette una volante della Polizia Municipale controllava che i cittadini rispettassero la nuova ordinanza regionale firmata dal presidente della Regione Stefano Bonaccini che chiude al pubblico parchi e giardini pubblici. L’ordinanza limita anche l’uso della bicicletta e gli spostamenti a piedi, con l’unica deroga della motivazione legata alla necessità di praticare attività motoria per ragioni di salute, oppure l’uscita con l’animale di compagnia per le sue esigenze fisiologiche – ma obbligatoriamente in prossimità della propria abitazione.

La persona fermata questa mattina alle Caprette verrà segnalata alle autorità.

Erano quattordici le persone denunciate fino a ieri dalla Polizia locale per il mancato rispetto dei provvedimenti ministeriali, tra queste due conducenti che, oltre a utilizzare l’automobile senza un valido motivo, guidavano in stato di ebbrezza.

Cinque persone sono state denunciate mercoledì 18 marzo, da parte del Nucleo antidegrado della Polizia locale di Reggio Emilia, per essersi ritrovate al parco di via Filzi a bere una birra in compagnia. Ieri, un’altra persona denunciata al parco Baden- Powell senza giustificato motivo.

Abbiamo chiesto all’Avvocato Graziano Mazza, dello studio legale Bucchi, in quali rischi penali incorre chi contravviene alle norme indicate sulle ordinanze emesse.

“La prima fattispecie penale – spiega Mazza – astrattamente ravvisabile nel comportamento di chi autocertifichi il falso in occasione dei controlli attualmente in corso da parte degli Agenti della Forza Pubblica potrebbe essere quella rubricata «Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico».

Il reato è previsto e punito dalla norma di cui all’art. 483 del codice penale che sanziona con la reclusione fino a due anni: “chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità”.

Se la falsa attestazione si riferisca alle “qualità personali” di colui che sottoscrive l’autocertificazione, potrebbe allora astrattamente profilarsi il più grave reato di «Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o sulle qualità personali proprie o di altri» previsto e punito dalla norma di cui all’art. 495 del codice penale.

La norma anzi detta punisce con la reclusione da uno a sei anni: “Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona”.

Non è secondario ricordare che è la stessa autocertificazione in uso attualmente a menzionare espressamente la norma di cui all’ art. 495 del codice penale.

Alla contestazione del reato di falsa dichiarazione si aggiunge quella per l’inosservanza del provvedimento dell’Autorità, reato (benchè qualificato come “contravvenzione”, esso è pur sempre “reato”) per il quale l’art. 650 del codice prevede la pena dell’arresto fino a tre mesi oppure l’ammenda fino 206 euro.

Non tragga in inganno l’espressione “ammenda”, poiché essa riveste, al di là del nome, natura penale, a tutti gli effetti.

Non si può infine escludere l’ulteriore contestazione della norma di cui all’art. 452 c.p. «delitti colposi contro la salute pubblica» che prevede la pena della reclusione da uno a cinque anni per coloro che, per negligenza, imprudenza o imperizia, mettono in pericolo la salute pubblica provocando una epidemia, ovvero la diffusione epidemica di agenti patogeni.

Nei casi più gravi, vale a dire se dalla diffusione derivi la morte di più persone, la pena prevista è quella della reclusione da tre ai dodici anni.

Perciò il trattamento sanzionatorio (in tutti i casi di natura penale) è, nel complesso, assai severo.

Dunque il consiglio è attenersi scrupolosamente alle prescrizioni e non dichiarare mai circostanze inveritiere”.