
Dietrofront di Conte sulle messe. Pare che il Governo sia pronto a un compromesso che porterebbe a un’apertura nei confronti delle funzioni religiose: dal 10 maggio infatti, potrebbero celebrarsi di nuovo le messe in Italia. All’aperto, dove possibile, più difficilmente al chiuso, anche se questo dettaglio sarà definito nelle prossime ore. “Dispiace molto creare questo comprensibile rammarico nella Cei e nella chiesa italiana, – ha detto Giuseppe Conte – ma lavoreremo per definire un protocollo per consentire ai fedeli di partecipare a cerimonie religiose in massima sicurezza.”
Dopo la conferenza stampa di domenica sera si erano sollevate proteste e prese di posizione, in primis quella della Cei, Conferenza episcopale italiana, con una nota del suo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti: «I vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l’impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale». Quello che secondo la Cei viene meno è «il più ampio esercizio della libertà di culto». I vescovi hanno pochi dubbi sul fatto che in questo modo il governo lede il loro diritto alla libertà di culto.
UCID: pieno sostegno alla Cei sulla riapertura delle chiese

Anche l’UCID, Unione cristiana imprenditori e dirigenti, condivide la presa di posizione della Conferenza episcopale italiana in merito al decreto sulla fase 2, illustrato domenica sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
“Vivere liberamente la propria fede è un diritto fondamentale, per chi crede. Partecipare a una celebrazione liturgica, inoltre, non può essere considerata
alla stessa stregua di un qualsiasi incontro di persone con diversi obiettivi e interessi. – si legge in una nota della Presidenza nazionale dell’UCID – Come imprenditori e dirigenti, già impegnati nella ripresa delle attività lavorative con tutte le precauzioni previste, e come credenti in Cristo, ci sentiamo privati di una possibilità che la nostra coscienza pone in primo piano. Abbiamo vissuto con sofferenza e sacrificio, ma obbedienti alle regole imposte dalle autorità per contenere la diffusione del coronavirus, questi giorni senza messe; abbiamo accolto con partecipazione e gioia le tante iniziative diffuse via streaming, o attraverso la televisione, per farci essere presenti nelle liturgie che hanno accompagnato il tempo di Pasqua, a partire dalla celebrazione mattutina di Papa Francesco nella residenza di Santa Marta.
Oggi di fronte alla decisione illustrata dal Presidente del Consiglio, chiediamo, come Presidenza nazionale UCID, di prendere in considerazione le esigenze dei credenti che desiderano partecipare alla messa, come popolo di Dio in cammino nella storia, per ricordare le parole del Concilio.
Il rispetto delle norme di sicurezza, delle distanze previste e quant’altro per impedire il diffondersi del virus non saranno disattese. Ma partecipare attivamente, personalmente è un desiderio che non può essere ignorato, nel rispetto di quella libertà di culto cardine del nostro vivere civile e punto fermo nei diritti della persona, sancito nella nostra Carta Costituzionale.
Cesare Mirabelli: ‘Limitazione eccessiva, tutelare la salute fisica e spirituale dei cittadini’

Per Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, “la posizione assunta dai vescovi nel comunicato è corretta”: “Ci sono due aspetti da considerare. Il primo riguarda le limitazioni che vengono apportate ai diritti costituzionali. Non solo devono essere limitate nel tempo (e in questo caso non lo sono) ma anche ragionevoli e proporzionali rispetto al sacrifico che viene richiesto. Sembra si ecceda nella limitazione. L’altro aspetto riguarda l’attività del governo”.
“Il mio suggerimento è che si trovino modalità e soluzioni capaci di tutelare la salute fisica e spirituale dei
cittadini”. Interviene così Cesare Mirabelli in merito al comunicato dei vescovi italiani reso noto la sera di domenica 26 aprile dopo le dichiarazioni del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, sull’attuazione della Fase 2.
Il Cardinale Camillo Ruini: “Non si possono sopprimere libertà che ci appartengono”

Anche il cardinale Camillo Ruini, per molti anni alla guida della Cei, ha espresso la sua posizione riguardo all’ordinanza del governo, auspicando un ritorno alle celebrazioni. “Nel caso della pandemia – ha detto – sono inevitabili delle restrizioni della nostra libertà, per limitare il contagio. Questo però non significa che le pubbliche autorità abbiano mano libera nel limitare o addirittura sopprimere, sia pur temporaneamente le libertà che ci appartengono in quanto persone e che in Italia sono anche costituzionalmente garantite. A questo riguardo tutti dobbiamo vigilare”.


