A cura del CAI

Verso il Monte Bagioletto (foto Carlo Possa)

“Prossimità” e “sostenibilità”: sono le parole d’ordine che sembrano caratterizzare il turismo del prossimo futuro. Molto cambierà negli spostamenti, nei rapporti fisici interpersonali, nella scelta degli spazi dove muoverci. Ci saranno regole severe da rispettare, le strutture ricettive dovranno essere modificate: anche per chi andrà in montagna. Ma nello stesso tempo la montagna offrirà spazi più ampi dove muoversi.

«Da più parti si afferma che la frequentazione della montagna sarà una proposta efficace per il turismo nell’era del Covid. Sulle montagne – spiega il presidente del Cai reggiano Carlo Possa – a cominciare dal nostro Appennino, ci sono spazi tali che potranno permettere una frequentazione con meno criticità che altrove. Interpretare il “turismo di prossimità”, che tanti auspicano, come anche “escursionismo di prossimità” diventa ovvio.

Nel praticare l’escursionismo o il cicloescursionismo ci potranno essere sicuramente livelli di sicurezza maggiori che in altre attività, proprio per gli spazi che si hanno a disposizione».

Forse dovremo per un po’ di tempo dimenticare la ricerca dell’esotismo, ma, come ha affermato l’antropologo ed ex presidente nazionale del Cai Annibale Salsa in una intervista a MontagnaTV, «c’è un esotismo di prossimità. Per chi vive nelle nostre città, certe valli dell’Appennino e delle Alpi sono veramente esotiche.

Penso che questa fase, quando potremo finalmente uscire di casa, sia un’occasione formidabile per scoprire dei luoghi autentici».

È dello stesso parere, in una intervista a Vanity Fair, anche il presidente nazionale dell’Associazione Italiana Turismo Responsabile, il reggiano Maurizio Davolio, che pur nel dramma del settore turistico vede una luce: «La riscoperta dei luoghi minori mi sembra un aspetto interessante.

Castelli e calanchi (foto Carlo Possa)

Avremo la possibilità – dice Davolio – di riscoprire il nostro Paese e anche il senso del viaggio, che non deriva dalla distanza del luogo che si raggiunge, ma dalla qualità del luogo che si sceglie, dallo spirito di scoperta e di curiosità con cui si trascorre il periodo di vacanza, dalle attività che si svolgono, dalle relazioni amichevoli che si intrattengono con chi abita quei luoghi, dalle esperienze che si vivono. Spero che questa sia la possibilità di scoprire un entroterra sconosciuto, aree di montagna o media montagna, piccoli borghi, parchi, cammini. Tutti luoghi non legati al turismo di massa ma stupendi».

Ci sarà quindi spazio per una ulteriore riscoperta anche del nostro Appennino reggiano, che offre, per chi vuole camminare o pedalare in mountain bike, spazi immensi. Ottimi suggerimenti possono venire dal “Notiziario delle ricerche del Comitato Scientifico” del Cai Reggio Emilia, pubblicato recentemente.

I calanchi di Quattro Castella (foto Carlo Possa)

«Il Comitato Scientifico – spiega il suo responsabile Gianni Riccò Panciroli – è formato da un attivo gruppo di soci del Cai accomunati da un vivo interesse nei confronti dell’ambiente naturale e del patrimonio storico archeologico della montagna reggiana». Il Comitato Scientifico opera per la documentazione dell’ambiente naturale e umano della nostra montagna. Il Notiziario, che documenta le ricerche degli ultimo 8 anni, è importante non solo perché testimonia il grande e appassionato lavoro dei soci del Cai, ma anche perché è uno strumento utilissimo per chi vuole approfondire la conoscenza dell’Appennino reggiano, scoprendo storie e luoghi spesso quasi sconosciuti».

Il Notiziario, curato da Giuliano Cervi, grande conoscitore dell’Appennino e presidente del Comitato Scientifico Centrale del Cai, descrive in modo comprensibile le più importanti esperienze di studio, ricerca e sopralluogo, alcune delle quali hanno particolare rilevanza scientifica.

Sul Notiziario si trovano 56 schede dettagliate sui siti studiati dal Comitato Scientifico, suddivise in “Geologia, mineralogia e paleontologia”, “Flora dell’Appennino”, “Beni culturali e archeologia”. Un capitolo è dedicato all’importante pietra del Lulseto. Molti di questi siti possono essere uno stimolo per interessanti e piacevole passeggiate o escursioni. Ne proponiamo alcune.

Limivoro (foto Giuliano Cervi)

Nel 2016 in una ricognizione del Comitato Scientifico, in una zona calanchiva poco distante dal castello di Bianello, è stato trovato un reperto paleontologico di particolare interesse: l’impronta fossilizzata del passaggio di un organismo limivoro (che si nutriva del materiale organico contenuto nei fondali abissali), di età probabilmente riconducibile alla fine del Mesozoico o all’inizio del Terziario (tra i 60 e i 50 milioni di anni fa).

Forse non si troverà un altro limivoro, ma il sentiero che attraversa questa zona è bellissimo: è la prima tappa del Sentiero dei Ducati (SD), che porta da Quattro Castella alla rupe di Canossa. Tra castelli, boschi e calanchi si può arrivare a Caverzana, suggestivo borgo vicino alla Madonna della Battaglia, e da qui lasciare il SD per scendere sul sentiero Cai 648 verso San Polo. Arrivati al bivio con il sentiero 640, lo si segue a destra. Si prosegue verso la pianura, e dopo aver superato dall’alto il complesso di Montefalcone si arriva a Monticelli e a Quattro Castella. Occorrono circa 5 ore di cammino.

Nel corso di diverse ricognizioni il Comitato Scientifico del Cai ha rilevato la presenza di testimonianze di frequentazione mesolitica, e forse anche precedenti, nell’area del Monte Bagioletto, sotto il Monte Cusna. È stata accertata, si legge nel Notiziario, «l’esistenza di una significativa concentrazione di schegge di lavorazione, di lamette di selce e di numerosi altri manufatti». Anche senza avere l’occhio esperto dei componenti del Comitato Scientifico, una escursione al Monte Bagioletto (1758 m) è sicuramente gratificante: è un bellissimo balcone sotto il Cusna e sopra i Prati di Sara.

Alcuni componenti del Comitato Scientifico su una antica strada selciata a Piagnolo in val d’Enza (foto Giuliano Cervi)

Dal Rifugio di Monteorsaro (1300 m) si segue la sterrata per il Passo Cisa. Da qui si segue il sentiero 623 e poi a destra il 625A, per arrivare alle estese praterie del Bagioletto, chiedendosi cosa ci facevano lì degli uomini 12.000 anni fa. Dal Bagioletto si può scendere fino ai Prati di Sara, luogo tra i più incantevoli del Parco Nazionale. Dal Rifugio ai Prati di Sara e ritorno si cammina per 3.30/4 ore.

La Pietranera (foto Giuliano Cervi)

Nei pressi della località di Pietranera, poco sotto Vedriano, nel Comune di Canossa, affiora dai prati un enorme masso scuro, una pietra nera, appunto. È un affioramento roccioso di tipo basaltico e di natura ofiolitica, imprevisto e singolare. Il Comitato Scientifico qui ha trovato tracce di muratura e frammenti in ceramica: si può pensare alla presenza di una struttura fortificata medioevale. Ma sicuramente, anche senza salire sulla cima del masso (potrebbe essere pericoloso) è bello camminare in questa zona che si distenda tra il Monte Staffola e il Tassobbio. Seguendo comodi sentieri, e anche strade di campagna, si può fare l’anello Vedriano, Roncovetro, Borzano, Monte Staffola, Vedriano, casomai con fermate a Crognolo e al Mulino di Chichino.

Nel cuore della Val Tassaro, tra Crovara e Legoreccio, proprio di fronte alla Pietranera, si trova una delle scoperte più interessanti effettuate dal Comitato Scientifico del Cai: la pietra del Lulseto, una misteriosa «superficie rocciosa solcata da una complessa serie di segni e incisioni.

La pietra del Lulseto (foto Carlo Possa)

Il ritrovamento è stato effettuato dai soci del Cai attivati da Giuliano cervi a seguito della segnalazione avuta da alcuni residenti». Potrebbe essere un antico luogo di culto legato alla venerazione delle rocce. Il Notiziario del Cai spiega ampiamente le ricerche fatte.

La pietra del Lulseto si raggiunge facilmente da Crovara (Comune di Vetto) seguendo il Sentiero dei Ducati verso Legoreccio, da cui diparte una deviazione ben segnalata. Molto interessante a Crovara, dove si trova l’Ostello Rupe di San Giorgio, la visita ai resti della sovrastante Rocca, ricca di storia e legata alla famiglia dei Da Palude. Anche qui il Comitato Scientifico del Cai ha dato un importante contributo alla riscoperta della Rocca, che si affaccia sulla valle del Tassobbio.

Questi sono solo alcuni dei siti descritti nel Notiziario del Comitato Scientifico del Cai, da cui trarre ispirazione per interessanti camminate sull’Appennino reggiano: da Busana a Casale di Cervarezza, dai calanchi di Baiso al Passo di Lagastrello, dalla Torre dell’Amorotto alla valle del Crostolo.

Utilissime per camminare sull’Appennino reggiano sono le tre carte escursionistiche edite da GeoMedia, con la collaborazione del Cai: La Collina Reggiana, L’Appennino Reggiano e L’Alto Appennino Reggiano, e l’app Sentieri Appennino.