Di Giovanni Pighini

Ciao Leo, sappiamo tutti che vi allenate da casa quindi solo una domanda sul COVID-19, due domande serie e poi tante curiosità, ok?

Ok, vai! (ride N.d.R.)

Pensi sia indispensabile un vaccino per questa patologia, prima di poter riprendere lo sport professionistico?

Parlando innanzitutto in generale, è ovvio che si tratta di una situazione nuova per tutti sia a livello di giocatore che di persona, quindi non è facile rispondere. Quando ci saranno le condizioni ottimali si potrebbe provare gradualmente a riprendere il lavoro in palestra, sempre però monitorando la situazione. Ovvio che con il vaccino escludi un contagio non solo per noi atleti, ma anche per il pubblico. Inoltre, come atleta mi sentirei più sicuro, ma capisco che ci siano anche implicazioni economiche e sportive che non andranno sottovalutate in questa decisione.

Dove pensi che sarebbe potuta arrivare questa Grissin Bon, se non avessero interrotto il campionato?

Venivamo da un più che discreto periodo: una buona gara con Brescia, le vittorie contro Trento e Cantù, la sconfitta all’ultimo tiro a Cremona. Poi c’è stata la brutta sconfitta a Pistoia, ma a parer mio viziata dal fatto che in quel periodo stavamo cambiando e affrontando l’inserimento di Cherry, che è un giocatore molto diverso da Mekel. Quindi riassumendo, è vero che l’ultima partita giocata è stata negativa, ma è anche vero che nel mese successivo ci stavamo allenando in modo davvero ottimale. La squadra stava crescendo e nessuno stava usando il “pretesto” della pausa per mollare di un solo centimetro, credo che saremmo riusciti a raggiungere i playoff.

Cosa pensi che sia mancato a Reggio negli ultimi anni per competere a livello playoff?

Ci sono state tante componenti. Quando sono arrivato, Reggio veniva da ottime annate e confermarsi su quei livelli era tutt’altro che semplice. Gli errori sono venuti da tutti: staff, allenatori, giocatori. Il basket è uno sport fatto di errori. Inoltre in generale, soprattutto quest’anno, il campionato è decisamente salito di livello e competere per determinati traguardi quindi è ancora più difficile. In tutto questo un’altra cosa che non sottovaluterei sono i cambi nel roster: le grandi stagioni derivano spesso dalla continuità che viene data al lavoro svolto.

Via con le curiosità: la vittoria più bella da quando sei a Reggio?

Sicuramente gara 3 contro lo Zenit San Pietroburgo, la vittoria che ha portato Reggio al suo massimo traguardo europeo con la semifinale di Eurocup.

La sconfitta più amara…

Al di là del mio passato, credo sia stata proprio la sconfitta di quest’anno contro la Fortitudo Bologna, al PalaDozza. Vincendo saremmo stati tra le prime 8 del girone di andata, che significava Final Eight di Coppa Italia e invece…

In questi anni a Reggio ti sei costruito le credenziali di ottimo difensore. Qual è stato l’avversario che ti ha messo maggiormente in difficoltà in questo senso?

Tanti potrebbero pensare Kyle Kuric in quella partita contro lo Zenit, invece ti faccio il nome di Norris Cole (giocatore con sei stagioni NBA alle spalle che Reggio ha affrontato lo scorso anno con la maglia di Avellino N.d.R.), era veramente imprendibile!

Menetti e Buscaglia: passato, presente e futuro sulla panchina biancorossa. Cosa li differenzia secondo te?

Per tanti aspetti sono simili e sono entrambi due grandi coach. Diciamo che Menetti nell’approccio è più metodico e routinario rispetto a Buscaglia, che è più “aperto”.

Sai nato e cresciuto nella Fortitudo Bologna: ricordi la tua prima partita da spettatore nel “tempio sacro” del PalaDozza?

No, ero molto piccolo! (ride N.d.R.) andavo al palazzo già quando avevo 4-5 anni. Però ricordo che mi piaceva tantissimo vedere il riscaldamento… e c’era un addetto alla sicurezza del palasport che, visto che ero un “cinno”, mi faceva sempre passare fino a bordo campo ed io rimanevo lì finché la partita non iniziava.

C’è un giocatore al quale ti sei maggiormente ispirato e nel quale ti rivedi tecnicamente?

Ne ho tre in realtà che ho sempre ammirato e preso come modelli: Gianluca Basile, Milos Vujanic e Gianmarco Pozzecco.

Il compagno di squadra più forte che hai mai avuto?

“Forte” magari è un po’ generico, se devo dire il più talentuoso ti faccio il nome di Julian Wright!

Il giocatore invece che, per svariati motivi, vorresti sempre dal tuo lato?

Pablo Aguilar! Fortissimo, elegante nei movimenti, bello da veder giocare, molto efficace, mai una parola fuori posto né in campo né fuori… un vero signore! Pur in un anno così difficile, nel quale oltretutto sono stato anche infortunato per un periodo, abbiamo sempre parlato tanto e siamo diventati amici. E come detto è un signor giocatore, quindi meglio non giocarci contro!

Il giocatore che credevi fosse scarso, e invece…

Difficile… molto difficile… ti dico Ed Daniel (Pivot della Fortitudo Bologna e compagno di squadra di Leo nel 2015-2016 N.d.R.).

Il giocatore che credevi fosse forte, e invece…

Ti direi Chinemelu Elonu. Me l’avevano dipinto come un potenziale super acquisto, poi forse anche a causa degli infortuni si è rivelato tutt’altro.

Vuoi mandare un saluto ai tifosi di Reggio?

Certo! Speriamo passi tutto alla svelta. Non vedo l’ora di rivedere il palazzo “murato” di gente! Sono carico, voglio tornare a lavorare e voglio raggiungere quei playoff che a Reggio mancano da troppi anni ormai. Vi abbraccio tutti, a presto!