opus 125 y , 1968, olio su carta intelata, cm 38.5×46.5

REGGIO EMILIA – VV8artecontemporanea presenta “Les Années Lumière, gli anni Sessanta di Gérard Schneider”, una retrospettiva sugli anni Sessanta dell’artista. L’esposizione, aperta da sabato 10 ottobre 2020, continua la proposta della galleria sulla produzione artistica italiana ed internazionale degli anni Sessanta, dopo le mostre dedicate ad Arturo Bonfanti del 2018, e a Zoràn Music del 2019.

Verranno esposte circa venti opere ad olio su tela e su carta, realizzate da Schneider tra il 1960 ed il 1969, momento cardine per l’artista, che segna la svolta decisiva della sua poetica inaugurando il “lirismo astratto”, consacrandolo per sempre tra i grandi dell’arte informale francese ed internazionale, accanto ad Hans Hartung, Georges Mathiéu, Hénri Michaux e Pièrre Soulages.

Dopo un primo periodo figurativo, nel secondo dopoguerra Schneider sperimenta un nuovo modo di fare pittura d’astrazione, che diviene espressione dell’energia libera, difficilmente riducibile alla action painting, e che si pone in sinergia tra la poesia, la scrittura creativa, la calligrafia, tracciando linee che la collegano anche al mondo musicale. In questo momento ritroviamo l’artista alla Biennale di Venezia, alle prime due edizioni di Documenta a Kassel, ai grandi Salons d’arte contemporanea organizzati a Parigi e alla Kootz Gallery di New York.

Le mie opere sono da vedere allo stesso modo di come si ascolta una melodia, così Schneider in uno dei suoi motti più celebri, e mantenendo aperto il dialogo con la musica, secondo il critico Michel Ragon, l’opera di Schneider deve essere compresa come “un’orchestra” che esprime “passione, furia, romanticismo”.

Ogni pennellata è un accordo, o un movimento di una suite classica; nella sua pittura, Schneider “si proietta nella realtà delle parole e delle opere, tracciando i temi fondamentali di una sinfonia di forme e colori, che potrebbe avere per tempi: agitato, andante mosso, allegro assai”, come scrive Giuseppe Marchiori nel primo incontro che ebbe con l’artista nel suo studio parigino nel 1961. La creazione dell’opera è istintiva, fuori dalle inibizioni corporee e libera dalle precomprensioni del reale; la pennellata di colore è unica, diretta, senza pentimenti: così ogni singola opus si presenta con un equilibrio compositivo animato da una passione autentica, da un linguaggio che come Schneider stesso definisce “è inventato dall’artista per la comunicazione diretta dei suoi stati interiori”.

Negli anni Sessanta, i colori di Schneider si accendono di luce energica, non a caso sempre Michel Ragon, nel descrivere l’attività dell’artista in questo periodo, la intitola “les années lumière”: gli anni luce. I pochi segni sulla tela dal fondo monocromatico, rigoroso, si presentano come realtà gestuali spontanee, vitali, che rompono ogni legame con la pittura statica, animando la tela di vibrazioni inaspettate, che si intrecciano, si susseguono e si contrappongono con armoniche dissonanze in una giustapposizione di elementi diversi, offrendo allo spettatore il piacere di una pittura contemporanea, dinamica, in movimento, musicale.