

REGGIO EMILIA – “La nostra attività si svolge quasi interamente la sera, quindi a malincuore, abbiamo deciso di chiudere” con questo messaggio sui social e agli amici, Enzo Bertelli e Alberto Telani, storici ristoratori reggiani, gestori del locale Crudo&Bencotto di Via Campo Marzio, hanno annunciato la chiusura temporanea del loro risotrante.
“Siamo certi che il virus non infetti a fasce orarie – hanno scritto – e se è luogo di contagio la sera, come sostengono gli esperti, non vediamo come possa non esserlo anche a pranzo. Con la chiusura tuteliamo la vostra e la nostra salute. In attesa di tempi migliori per tutti e con la speranza di rivederci in sicurezza appena possibile, vi abbracciamo virtualmente”.
Il caso del locale reggiano è solo una delle innumerevoli situazioni di difficoltà legate alle misure restrittive imposte dall’emergenza Covid. Una perdita di fatturato di 3,8 miliardi è l’effetto della chiusura per un intero mese degli oltre 180mila ristoranti, bar e pizzerie situati nelle aree classificate di gravità massima o elevata in base al rischio contagio da coronavirus. E’ quanto emerge dallo studio della Coldiretti sulle conseguenze dell’entrata in vigore del nuovo DPCM pubblicato in Gazzetta Ufficiale che individua tre livelli di rischio lungo la Penisola.
Sulle aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di elevata gravità e in quelle di massima gravità – sottolinea la Coldiretti – sono sospese tutte le attività di ristorazione e, quindi, anche la somministrazione di pasti e bevande da parte degli agriturismi. Si tratta di oltre la metà delle strutture di ristorazione presenti sull’intero territorio nazionale. Nelle zone critiche è consentita la sola consegna a domicilio, nonché fino alle ore 22 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle vicinanze dei locali. A preoccupare – denuncia la Coldiretti – è anche lo stop all’attività degli oltre 10mila agriturismi presenti in queste aree.
Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.
Le limitazioni alle attività di impresa – conclude la Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave del Made in Italy.




