Monsignor Pietro Iotti, emblematica figura del clero reggiano-guastallese, si è spento nella serata di ieri, venerdì 20 novembre all’età di 97 anni. Li aveva festeggiati il 23 aprile concelebrando la Santa Messa di Cattedrale, di cui era canonico onorario. La scomparsa di don Pietro è avvenuta a un giorno di distanza da quella dell’amico confratello don Gaetano Incerti.

Mons. Iotti con l’elmetto dei Vigili del Fuoco

I ragazzi e i giovani sono stati per decenni il campo dove “don Pietro” ha seminato ed ha esercitato il suo ministero sacerdotale subito dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta in Duomo il 29 giugno 1946 dal vescovo Beniamino Socche: i giovani di Azione Cattolica della parrocchia cittadina di San Giacomo, poi gli atleti e i dirigenti del Centro Sportivo Italiano, di cui è stato a lungo consulente ecclesiastico, gli studenti dell’IPSIA, i ragazzi e le ragazze delle colonie della POA e della SRAT, gli allievi della Polizia di Stato e i Vigili del Fuoco.

Nato a Bagno (Reggio Emilia) il 26 aprile 1923 da Augusto e Francesca Ruggerini e portato al fonte battesimale della parrocchia il giorno dopo, don Pietro ha frequentato il Seminario in San Rocco; negli anni scolastici 1943/1944 e 1944/1945 fu “prefetto” nel Seminario di Marola dapprima della camerata “Immacolata Concezione” e poi della “San Carlo”, a cui apparteneva il beato Rolando Rivi.

1946 DonPietro, prima Messa in San Giacomo

Mons. Iotti è stato ordinato sacerdote dal vescovo Beniamino Socche il 29 giugno 1946 e il giorno dopo, “sacerdote novello”, ha celebrato nella sua San Giacomo la prima Santa Messa, assistito dal parroco mons. Antonio Fornaciari, suo grande maestro. Profondo il legame che ha mantenuto con la parrocchia cittadina dei Santi Giacomo e Filippo dove ha voluto ricordare tappe importanti del suo lungo, generoso, entusiastico ministero sacerdotale.

E poi, gli impegni romani: in Vaticano la Fondazione Centesimus Annus e al Ministero degli Interni l’Associazione Giovanni Palatucci da lui fondata e presieduta per ricordare l’eroico questore deportato e morto a Dachau.

La talare con il colletto romano è stata la divisa sacerdotale d’ordinanza di don Pietro.

Mons Iotti nel suo Ufficio di cappellano della Polizia di Stato

Il 29 giugno scorso don Pietro ha raggiunto i 74 anni di sacerdozio; decine di migliaia le Messe da lui celebrate in questo lungo arco di tempo – in chiesa, al campo, nei campeggi -, ognuna, però, come fosse la prima, con la stessa devozione, con la stessa gioia, con lo stesso raccoglimento, seguita dalla preghiera personale di ringraziamento. E poi un altro calcolo certamente impossibile: quante le migliaia di ragazzi e giovani che don Pietro ha incrociato nel suo ministero, a cui ha dato consiglio, sostegno, conforto?

Don Pietro è stato un prete che ha fatto dell’amicizia la costante della sua vita: di quanti è stato, per una vita, amico fedele e fidato raccogliendone confidenze e accompagnandoli all’incontro con il Padre! Scriveva l’apostolo Giacomo che la fede senza le opere è morta: mons. Iotti, come ricordava l’amico Camillo Rossi in occasione del 60° di sacerdozio del suo coetaneo ex-curato in San Giacomo, ha saputo ben coniugarle. Intensa la sua devozione mariana per la “Mamma celeste”.

Don Pietro e Don Incerti, deceduto due giorni fa

Nel suo lungo ministero don Iotti ha “servito” in diocesi cinque vescovi – Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli, Camisasca – e ben setto Papi: da Pio XII a Papa Francesco che lo ha incontrato in occasione del 90° compleanno.

Un’altra dote che va riconosciuta a don Pietro è certamente l’entusiasmo, contagioso, che non lo ha mai abbandonato e la capacità indiscussa di coinvolgere tanti nelle sue iniziative, a volte veramente coraggiose.

Nonostante l’età e le difficoltà motorie, don Pietro non era certo andato in quiescenza: la Santa Messa quotidiana in Duomo -, la recita del Santo Rosario, il breviario, i contatti e le telefonate con la nipote Lisa Bellocchi, gli amici e i confratelli hanno scandito sino all’ultimo la sua giornata.

Giuseppe Adriano Rossi