di Giovanni Pighini

Senza troppi giri di parole, una partita che non sarebbe dovuta esistere, non in questo momento. Reggio, dopo quasi un mese di inferno covid, torna in campo in quel di Pesaro ed esce sconfitta 84 a 63 in un match fortemente condizionato dai problemi dell’ultimo mese. I biancorossi hanno approcciato la contesa in modo positivo, forti di grandi motivazioni e di un’enorme voglia di “normalità”, ma ovviamente non è stato sufficiente a contrastare una Pesaro punita dal covid in modo molto più soft rispetto ai reggiani. Quindici minuti: è il tempo di “autonomia” che hanno avuto Candi e soci prima di finire il carburante e, onestamente, non poteva essere altrimenti.
Quindici minuti nei quali abbiamo ammirato la squadra che conoscevamo e che stavamo iniziando ad apprezzare fino al match con Brescia. Poi? Poi molto semplicemente le motivazioni non sono più state sufficienti a sopperire una forma fisica fortemente precaria. In questo contesto non ha il minimo senso parlare di aspetti tecnici o sportivi, mancano tutti i presupposti per poter fare e valutare. I dubbi semmai sono altri: è sensato continuare ad assistere a questo tipo di situazione/spettacolo per un numero sempre maggiori di parquet di serie A, solo per poter affermare di aver “timbrato il cartellino”? Se bastasse prendere solo un po’ di tempo?…Noi, una risposta, iniziamo a darcela.


