
REGGIO EMILIA – “Dal 22 novembre ad oggi si sono registrati 1284 accessi al Pronto Soccorso, con una media di 257 al giorno contro i 275 delle prime 3 settimane di novembre. Su questi, i pazienti covid positivi erano 187 con una media di 37 al giorno, contro i 55 delle prime 3 settimane.
La percentuale di positivi è passata dal 20 al 14,5%.
Calano anche i ricoveri di pazienti covid positivi dal PS: su 244 i casi covid sono stati il 32% rispetto al 45% della settimana scorsa”. Il direttore del presidio ospedaliero, dott. Giorgio Mazzi ha fatto il punto questa mattina in una conferenza stampa con i vertici Ausl.
“Siamo tornati ai numeri dell’ultima settimana di ottobre, ma in una situazione di luci e ombre. I dati confermano una certa stabilità che potrebbe essere interpretata come iniziale appiattimento della curva, la notizia negativa è invece la pressione ancora troppo elevata sulla terapia intensiva”.
Il 32% di ricoveri di pazienti covid positivi conferma il fatto che la patologia no covid continua e occupa tutti i setting ospedalieri compresa la terapia intensiva di cui attualmente sono occupati 25 posti su 28 a Reggio e 8 su 10 a Guastalla.
Non aumenta il numero dei posti letto per pazienti covid, che sono 460, di cui occupati sono circa 360-370, corrispondenti a un 78-80%.
Se nelle degenze normali le guarigioni stanno cominciando a liberare posti, ciò avviene più lentamente nelle terapie intensive, dove la degenza media è di circa 3 settimane.
Terapia intensiva: al di sopra di una certa occupazione pazienti ricoverati in altre città
In merito al fatto che questa settimana alcuni pazienti sono stati ricoverati in terapia intensiva a Parma e a Piacenza, il direttore Mazzi ha spiegato che viene usato un criterio cautelativo: “Quando si arriva a una occupazione vicina al 90% della terapia intensiva, i pazienti meno gravi vengono inviati in altre città. Quando cioè sui 28 letti disponibili arriviamo a 25-26 occupati, ci rivolgiamo ad altre strutture per mantenere un minimo di posti letto disponibili per emergenze di pronto soccorso sia covid che no covid. Vengono trasferiti pazienti meno gravi anche per rispettare la disponibilità dei colleghi.
Il coordinamento dell’area vasta in cui siamo inseriti è del Policlinico di Modena. Al momento Parma e Piacenza avevano una minore pressione sulle terapie intensive e hanno potuto accogliere nostri pazienti, come noi abbiamo fatto a marzo ospitando 14 pazienti da altre province”.
Prima di vedere un rallentamento sull’occupazione della terapia intensiva servono alcune settimane perché il passaggio dalla terapia intensiva alla degenza ordinaria necessità di fasi più lunghe e delicate.
Ipotesi ospedale da campo
La richiesta ci è arrivata dalla Protezione Civile – ha spiegato la Dott. Marchesi, direttore generale Ausl Reggio – Quando ci è stato chiesto, 10 giorni fa, i ricoveri erano in costante aumento, quindi abbiamo accettato l’opzione perché era impossibile pensare di convertire altri letti per i pazienti covid. Era un’opzione ma si spera che il cauto ottimismo che ci danno gli ultimi dati, possa evitare questa necessità”.
La gestione dell’ospedale sarebbe dell’esercito, tramite la regione Emilia Romagna che è l’interlocutore dell’Ausl reggiana. L’Accademia di Modena fa da collettore, come è avvenuto anche per le due squadre che si occupano dei tamponi drive in.
Il posizionamento dell’ospedale da campo, nel caso si rendesse necessario, avrebbe due opzioni possibili. – ha spiegato Mazzi – La prima è l’aerea del parcheggio per il pubblico del Santa Maria prospicente Viale Umberto I, lato Viale Murri. In questo caso si tratterebbe di una struttura pavimentata (anche se con possibili limiti imposti dai cordoli del parcheggio) e vicina all’Ospedale principale, già covid. La seconda opzione è Montecchio nell’area tra l’ospedale e la Casa della Salute. Essendo però Montecchio un ospedale no covid, in questo caso l’ospedale da campo sarebbe destinato a casistiche di bassa intensità. La decisione spetterà comunque all’esercito.
Degenze ordinarie e ‘bilanciamento’
Anche nella degenza ordinaria si riscontrano difficoltà dovute alla necessità di trovare il continuo bilanciamento tra patologie covid e no covid, dalla terapia intensiva fino alla lungodegenza. Bilanciamento, ha spiegato Mazzi, che è sempre più complesso: “Abbiamo la necessità di programmare in tempi rapidi la variazione di tipologie di posti letto che servono. In questo momento dobbiamo essere tempestivi nel trasformare letti a medio bassa intensità prima della dimissione dei pazienti.
Ad esclusione delle terapie intensive – ha concluso – il covid sta impattando meno sulla componente ospedaliera, ora servono scelte oculate sulla riconversione dei posti per i pazienti in procinto di essere dimessi.




