Gianni e Fulvia D’Amato col figlio Federico

REGGIO EMILIA – Chiude il Caffè Arti e Mestieri. Con una filastrocca inviata alle redazioni e pubblicata sui social, la famiglia di Gianni D’Amato annuncia la fine dell’ esperienza al ‘Caffè’, come lo chiamano i reggiani: “La nostra cucina non muore, rinascerà sicuramente in altri luoghi”.

Dopo 8 anni di gestione dell’elegante locale in Via Emilia, affacciato sullo splendido giardino progettato da Pietro Porcinai e di proprietà della famiglia Maramotti, la celebre famiglia di ristoratori ha deciso di chiudere.

“E’ una decisione che abbiamo preso da tempo, e non è stato solo il Covid a farci decidere di andare via. Questa chiusura è la conseguenza di tante situazioni e di un momento sicuramente molto difficile per tutti, e anche se fossimo stati in un altro luogo non sarebbe stato diverso”. A parlare è Fulvia Salvarani, moglie e collaboratrice, insieme al figlio Federico, di Gianni D’Amato, lo chef stellato da otto anni al timone del rinomato locale. “Speriamo almeno che la chiusura forzata a cui sono stati costretti tutti i ristoratori, sia servita a contenere l’emergenza sanitaria, e che non sia stato un sacrificio inutile”.

Il giardino del Caffè Arti e Mestieri

“Siamo arrivati il 3 febbraio del 2013 e il 3 di febbraio, dopo 8 anni, lasciamo Reggio”, prosegue, e dal tono di voce si coglie tutto il peso di questa decisione.

Ristorante raffinato, in cui gustare una cucina del territorio con imperdibili classici della tradizione reggiana, arricchita dall’offerta creativa di piatti proposti in chiave moderna dallo chef, il Caffè Arti e Mestieri è stato per anni un indirizzo di alto livello di cui la città sentirà certamente la mancanza. “Non pensavamo di scatenare una tale reazione – confessa Fulvia – da quando è uscita la notizia abbiamo avuto moltissime telefonate e dimostrazioni di affetto da parte dei nostri clienti”.

“Chiamatemi cuoco o chef, per me è lo stesso – diceva Gianni D’Amato parlando della sua naturale inclinazione per la cucina – Tanto più che da bambino, quando guardavo mio nonno che cucinava e mi spiegava il perché delle sue scelte, pensavo che io volevo diventare cuoco, non certo chef. Questo mestiere era il mio destino”.

“Io non sono di Reggio Emilia, – continua – ma ho sposato una reggiana. Nel ’98 siamo andati a Reggiolo (alla guida del celebre locale Rigoletto, ndr) e ci siamo rimasti fino al 2012, quando abbiamo sospeso l’attività a causa del terremoto. Dopo sei mesi abbiamo aperto a Reggio. La chiusura del Rigoletto mi ha fatto malissimo. Quel posto mi ha dato tante soddisfazioni, lì ho preso le due stelle Michelin. Era un luogo unico”.

E ora? Quali sono i piani per il futuro? “Ci siamo presi un mese di tempo – spiega Fulvia – per fare trasloco e per fare il punto, intanto ci stiamo guardando intorno, ma non c’è ancora nulla di definito. Il luogo a cui stiamo pensando comunque non sarà Reggio: sappiamo che eravamo in uno dei luoghi più belli e affascinanti della città, sarebbe difficile trovarne un altro così”. “Ce ne andiamo senza alcuna polemica – sottolinea – per questo abbiamo affidato a una storiella l’annuncio della nostra chiusura”.

Ed eccola dunque la filastrocca con cui la famiglia D’Amato saluta Reggio, la “Filastrocca del NON”.

Non parleremo degli otto anni di Caffè Arti e Mestieri

Non parleremo della pandemia

Non parleremo delle difficoltà 

Non parleremo del ritrovarsi a fare il delivery

Non parleremo dello Stato

Non parleremo nemmeno di terremoto e di Rigoletto

Non parleremo della chiusura

Non parleremo delle nostre emozioni

Non parleremo della resilienza

Non parleremo del nostro amore per la cucina
Ma vi ringraziamo, TUTTI, per il sostegno che ci avete dato.
La nostra cucina non muore, rinascerà sicuramente in altri luoghi
Fulvia, Gianni e Federico D’Amato