La diffusione del contagio in ambito scolastico ha subito un’impennata nel mese di febbraio, con un aumento quasi del 70% rispetto a gennaio: nelle ultime due settimane tra gli studenti sopra i 6 anni, si supera l’incidenza di 350 casi ogni 100.000 persone.

Inevitabile la decisione di chiudere le scuole, che per la prima volta coinvolge anche le primarie.

Essenziale ora evitare assembramenti e limitare al massimo i contatti anche al di fuori della scuola. E’ con questa finalità che Provincia, Comune e Ufficio Scolastico si sono rivolti agli studenti e alle famiglie con una lettera che sarà inviata nelle prossime ore.

Un appello affinchè il sacrificio di chiudere le scuole, non venga vanificato con comportamenti irresponsabili al di fuori dell’ambito scolastico.

“La dolorosa decisione di sospendere l’attività scolastica in presenza – si legge nella lettera – nasce in un contesto di emergenza sanitaria che ha dimensioni difficili da prevedere fino a poche settimane fa. 

Nei giorni scorsi la discussione a livello regionale è stata complessa e articolata, perché tutte le forze politiche, sociali e istituzionali, in primo luogo le scuole, in questi mesi si sono battute per garantire la didattica in presenza nella massima per­centuale possibile e nel completo rispetto delle condizioni di sicurezza sanitaria. 

Di fronte, però, ad una diffusione del contagio così veloce, con una netta prevalenza della “variante inglese” e che nell’ultimo mese ha interessato in misura maggioritaria la fascia di popolazione più giovane, è stato necessario un rinnovato senso di responsabilità, che ha portato la Regione a prendere questa decisione, difficile, ma indispensabile – spiegano – La nostra provincia è, per il momento, in una situazione meno critica rispetto ad altre, il che, per esempio, consente, almeno per ora, di mantenere aperti i servizi educativi rivolti ai bambini dagli 0 ai 6 anni e di garantire le attività di laboratorio necessarie e l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Tuttavia, la progressione dei contagi nelle province confinanti non consente di abbassare la guardia. 

Ci auguriamo che la rinuncia alla didattica in presenza nelle scuole primarie, secondarie di primo e di secondo grado possa essere una misura transitoria, nell’attesa che una progressione veloce del piano vaccinale contribuisca ad avvicinarci alla soluzione del problema. Siamo però consapevoli che il sacrificio della scuola, di famiglie, studenti e personale, sarà inutile se, fuori di essa, non si farà strada la giusta percezione della gravità del momento e la convinzione che tutti devono e dovranno fare la propria parte per contribuire al risultato comune.

In quest’ottica, auspichiamo che le attuali, rigide limitazioni ci portino più in fretta all’obiettivo di limitare i contagi.

La scuola, da parte sua, farà di tutto perché questa fase rappresenti comunque un periodo di attività didattica e di effettivo scambio educativo, anche grazie ai passi in avanti che tutti gli Istituti hanno fatto in quest’ultimo anno nel campo della Didattica Digitale. 

Sappiamo bene – conclude la lettera –  che la scuola è prima di tutto “scuola in presenza” e proprio per questo vogliamo operare per riconquistare questo obiettivo, in sicurezza, il più presto possibile.