Il titolo di Stampa Reggiana il 9 marzo 2020 che annunciava l’estensione delle misure restrittive a tutta Italia
Il sindaco Luca Vecchi in una delle dirette quotidiane in aprile 2020

Era il 9 marzo 2020 quando Conte annunciava l’estensione delle chiusure a tutto il territorio nazionale. L’Italia entrava in lockdown, parola che abbiamo cominciato a conoscere in quell’occasione. Nessuno poteva sapere cosa ci attendeva. Sono seguiti lunghi mesi di chiusure, di aggiornamento quotidiano dei dati su contagi e decessi, di speranze e di riaperture e poi di nuove restrizioni.

Oggi, con oltre tre milioni di casi e il superamento della tragica soglia delle 100mila vittime, l’Italia si appresta a rivivere nuove chiusure, a causa delle varianti del virus che spingono verso l’alto la curva dei contagi e riportano in sofferenza gli ospedali, con le terapie intensive di 11 regioni già sopra la soglia critica del 30%.

Chiusure e restrizioni decise dai governatori che potrebbero anticipare un nuovo intervento del governo: il Cts si riunirà nelle prossime ore per valutare su richiesta del governo i nuovi interventi.

Le ipotesi sono chiusure generalizzate nei weekend, delle zone rosse più severe, e il criterio di 250 casi ogni 100 mila abitanti per entrare automaticamente in zona rossa.

“Le prossime ore non saranno facili dobbiamo provare a piegare la curva e richiamare tutti alla massima attenzione”, ribadisce il ministro della Salute Roberto Speranza. Con il nuovo monitoraggio la maggior parte delle regioni finirà in fascia rossa e arancione (in giallo potrebbero rimanere solo Sardegna, Sicilia e forse Valle d’Aosta e Liguria) e dunque scatteranno le misure più restrittive, con la chiusura dei ristoranti anche a pranzo, in arancio, e dei negozi, in rosso.