REGGIO EMILIA – Fermiamo gli abusivi: le chiusure alimentano lavoro nero e abusivismo in tutti i settori dell’economia. Il grido di allarme arriva da CNA Reggio Emilia, che sollecitata dalle notizie preoccupanti e da segnalazioni quotidiane, ha deciso di intervenire ancora una volta su questo fenomeno, vera piaga della società e dell’economia, attraverso una campagna di sensibilizzazione originale e d’impatto pensata per raggiungere il pubblico dei social grazie a soggetti colorati e a messaggi diretti volutamente provocatori. 

Alimentato dalla chiusura delle attività, è diventato ancora più pericoloso il proliferare dell’abusivismo che mette seriamente a rischio la sicurezza e la salute dei clienti e che, per ovvie ragioni, rappresenta anche un grave rischio per la proliferazione del Covid-19.

La denuncia degli imprenditori è chiara: le aziende virtuose che rispettano le norme e le chiusure vengono danneggiate sul piano economico e non sono tutelate, mentre le attività illegali lavorano a pieno ritmo in concorrenza sleale e incuranti delle conseguenze sociali e sanitarie legate alla crisi pandemica.

E si parla di forme non legali di attività economica in tutti i settori: dal commercio all’edilizia, dal benessere e sanità all’impiantistica.

“Non è la prima volta che l’Associazione richiama l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni su questo tema – sottolinea il direttore generale CNA Azio Sezzi – che torna ciclicamente alla ribalta. Lo facciamo oggi, nuovamente, perché il fenomeno, in questi mesi di Covid 19, si è decisamente acuito e in una fase di emergenza sanitaria rischia di diventare esplosivo. Chiediamo aiuto anche agli organi di stampa nel veicolare questo messaggio di sensibilizzazione che oggi più che mai diventa un’azione civile per la sicurezza di tutti. Il punto è semplice: senza una domanda non ci sarebbe un’offerta”.

Infatti, già nel 2012 l’unione CNA Benessere e Sanità ha firmato un accordo con la Guardia di Finanza per promuovere il contrasto all’esercizio abusivo delle attività di servizio alla persone; nel 2014 è stata lanciata la campagna “Chi lavora abusivamente, abusa di te”, in collaborazione con le Associazioni provinciali dei consumatori Federconsumatori e Confconsumatori e con la Guardia di Finanza. In quel caso era stata scelta una volpe, in rappresentanza di tutti i “furbetti” che agiscono nella totale illegalità, con in mano alcuni degli attrezzi più comunemente associati alle prestazioni abusive (dalla chiave inglese al pennello per imbiancare).

Risale al 2015 il progetto “Siamo un’impresa vera”, che prevede la firma di un protocollo d’intesa con gli enti locali e le altre Associazioni di categoria e l’esposizione di un marchio riconoscibile per valorizzare la buona reputazione delle imprese aderenti. 

Azioni che si aggiungono agli interventi, anche pubblici, su casi di abusivismo avvenuti in provincia e all’attenzione costante sulle segnalazioni di imprenditori e cittadini.

Ma chi sono gli abusivi, come operano?

“Le modalità sono molteplici: c’è chi presta servizi di estetica ed acconciatura privatamente – spiega Andrea Guerrieri, presidente CNA Benessere e Sanità – o direttamente presso l’abitazione di clientichi non è in possesso delle abilitazioni necessarie, chi non rispetta le norme igieniche e sanitarie, chi utilizza prodotti economici, ma pericolosi, e chi, molto semplicemente, non emette gli scontrini. Si passa da semplici illeciti da un punto di vista fiscale a comportamenti ed attività che possono esporre la clientela ad un concreto e grave rischio per la salute. In particolare, il mio settore dei servizi alla persona è chiuso adesso per debellare il virus, ma a cosa serve se ci sono altre persone che continuano a fare prestazioni senza alcun rispetto dei protocolli di sicurezza? Poi, facile far pagare una messa in piega 15 euro quando non si pagano le tasse e non bisogna pagare gli stipendi ai collaboratori”.

Sostanzialmente, il messaggio che l’Associazione vuole mandare attraverso la nuova campagna social si può suddividere in 3 punti: 

1) In primis, occorre puntare sulla sensibilizzazione dei consumatori, perché prendano coscienza dei rischi per la salute che si corrono nell’affidarsi nelle mani di coloro che si improvvisano operatori del settore.

2) Si devono, inoltre, promuovere maggiori controlli da parte degli organi preposti per incentivare il lavoro regolare e che rispetta le norme: va in questa direzione lo sforzo che CNA, insieme ad altre associazioni di categoria, porta avanti dal 2015 proponendo la sottoscrizione di un protocollo antiabusivismo sul territorio provinciale. Ad oggi, hanno aderito 8 Comuni: Castelnovo Nè Monti, Reggiolo, Correggio, Gualtieri, Scandiano, Castelnovo Sotto, San Martino in  Rio, Cavriago, che si sono impegnate nell’articolare un’azione informativa per invitare i cittadini a utilizzare solo imprese regolari e hanno istituito un punto di raccolta delle segnalazioni di eventuali attività esercitate senza il rispetto delle vigenti disposizioni legislative.

3) Infine, bisogna promuovere una immagine positiva del lavoro regolare, che offre professionalità e competenza, operatori attenti e formati, prodotti selezionati, tecniche all’avanguardia e certificate, attrezzature sterili in ambienti sani e igienicamente idonei. L’abusivismo è una forma di concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori che rispettano norme e regole, che spendono denari per adeguarsi alle normative, per formare se stessi e i propri collaboratori, per migliorare gli ambienti di lavoro. Pensiamo soltanto all’impegno imposto dall’osservanza dei protocolli di sicurezza, in termini di costi e di riduzione dei volumi di lavoro.