Dopo lo sciopero nazionale del 26 Marzo scorso, durante il quale abbiamo denunciato la nostra inaccettabile situazione lavorativa sottoposta alle intemperie e al ricatto del cottimo – scrivono dalla Riders Union Reggio Emilia sulla pagina facebook – alcuni di noi hanno finalmente conquistato un contratto da dipendente con conseguenti diritti e tutele. Tuttavia, l’amministrazione comunale è rimasta sorda alla nostra richiesta di un confronto riguardo le nostre condizioni di sicurezza e dignità lavorative in città. La mancanza di bagni pubblici aperti fino a tardi e l’impossibilità di avere accesso ai bagni dei locali ci costringe ad improvvisare, senza nemmeno potersi lavare le mani, mettendo a rischio la sicurezza sanitaria nostra e dei nostri clienti. Ancora peggio, le nostre colleghe spesso non hanno altra scelta se non quella di stringere i denti e aspettare la fine del turno.

La mancanza di un luogo dove poter aspettare gli ordini al coperto ci costringe a subire la pioggia, il freddo pungente e il caldo afoso. Non abbiamo luoghi dove poter ricaricare lo smartphone o riparare una foratura alla bicicletta, entrambi strumenti di lavoro imprescindibili. La mancanza di gel igienizzante e mascherine ci costringe a mettere a rischio la sicurezza nostra e dei nostri clienti.

Ma il primo maggio saremo in Piazza Prampolini per reclamare diritti e condizioni dignitose non solo per i riders, ma per tutte e tutti coloro sono stati lasciati indietro e troppo spesso dimenticati durante questo anno di crisi.

In solidarietà comune, vogliamo superare i confini invisibili che ci separano: riders al fianco dei ristoratori, lavoratrici e lavoratori della sanità insieme a facchini della logistica, migranti al fianco di studentesse, studenti, educatori, educatrici e insegnanti. Ma anche chi in quest’anno di pandemia si è organizzato per sostenere persone e famiglie in difficoltà per evitare che i costi della crisi vengano scaricati verso il basso.