A pochi giorni dall’inaugurazione del Nuovo Museo, i Musei Civici di Reggio Emilia aprono una importante collaborazione con il Museo nazionale di Zurigo, dedicato alla storia culturale e istituzione museale più visitata della Svizzera.

Il link è l’archeologia preistorica. In particolare don Gaetano Chierici – padre della Paletnologia e artefice del primo nucleo dei Musei Civici di Reggio Emilia, l’antico Museo di Storia patria – e i pregevoli e rari reperti della Necropoli eneolitica di Remedello (Brescia), scoperta dallo stesso Chierici nel 1885, e conservati nel Palazzo dei Musei di Reggio Emilia.

Foto Carlo Vannini

Nell’ambito di una grande mostra, “Uomini di pietra”, che sarà visitabile al Museo nazionale di Zurigo da settembre 2021 a gennaio 2022, l’istituzione svizzera ha chiesto e ottenuto in prestito da Reggio Emilia 21 reperti della Necropoli, risalente all’Età del Rame, periodo di cui si hanno rare notizie e testimonianze archeologiche, tra queste quelle custodite al Palazzo dei Musei, nelle Collezioni storiche e nel Nuovo Museo, evidenziate con efficacia dall’allestimento realizzato da Italo Rota con i conservatori museali reggiani.

La giunta comunale – dopo le autorizzazioni ottenute dalla Sovrintendenza e, successivamente, dal ministero della Cultura, necessarie per la tutela-restauro dei beni e per il loro espatrio – ha approvato la delibera di concessione del prestito dei beni, proprietà del Comune di Reggio Emilia.

“La collaborazione con il Museo nazionale di Zurigo, fra le più importanti istituzioni europee, ci onora e ci conferma il rilievo culturale e l’interesse suscitato dalle nostre Collezioni, oltre che dagli studi scientifici che, da don Gaetano Chierici ad oggi, sono stati realizzati – afferma l’assessora alla Cultura di Reggio Emilia, Annalisa Rabitti – Nell’ambito della mostra Uomini di pietra, un’intera sala sarà dedicata alla Necropoli di Remedello e ai reperti conservati nella nostra città, con corredo di materiali informativi e approfondimenti multimediali, sia sugli oggetti esposti sia sulla eccezionale figura di scienziato e ricercatore che fu don Gaetano Chierici. Questa opportunità, costruita grazie al lavoro del personale specializzato dei Musei Civici, ci consente di inserire i nostri reperti e i nostri Musei Civici in un circuito internazionale dinamico e di assoluto rilievo, permettendoci di far conoscere ulteriormente i nostri Beni culturali e il Nuovo Museo, che si propone di diffondere a tutti i livelli e di attrarre l’interesse contemporaneo sul patrimonio che la nostra città custodisce”.

La mostra Uomini di pietra è dedicata alle statue “stele antropomorfe” dell’Età del Rame – collocata fra l’Età della Pietra/Neolitico e l’Età del Bronzo – con l’obiettivo di ricostruire la diffusione di questi monumenti di pietra, in cui l’uomo rappresenta sé stesso e marca, con essi, la sua presenza sul territorio, dal Caucaso alla Spagna. La mostra indaga diffusione e significato di un fenomeno, che negli ultimi decenni ha obbligato ad un riesame completo delle interpretazioni precedentemente formulate, con l’intento di aumentare la visibilità di questi documenti e testimonianze archeologiche ancora poco noti al grande pubblico.

L’interesse ai reperti del Palazzo dei Musei reggiano – ad esempio asce e pugnali – nasce in particolare dalla possibilità di poter mostrare “dal vivo” e “a tutto tondo” gli oggetti che si notano incisi nelle stele antropomorfe esposte nella mostra elvetica.

Il tema per altro è valorizzato anche nel Nuovo Museo reggiano, dove si può osservare, ad esempio, l’Ascia dell’Età del Rame sostanzialmente identica a quella di Otzi, il celebre Uomo del Similaun rinvenuto nel 1991 in Alto-Adige.

La mostra di Zurigo racconterà anche la figura di don Gaetano Chierici, ricorrendo fra l’altro all’esposizione di riproduzioni dei suoi taccuini, con le annotazioni sulle sue ricerche, scoperte e ricostruzioni scientifiche, con particolare riguardo agli scavi di Remedello.

Si tratta in particolare dell’ultimo taccuino del Chierici, bruscamente interrotto, poiché il fondamentale ritrovamento di Remedello fu l’ultima impresa dello scienziato e umanista reggiano: poco dopo il ritrovamento archeologico, infatti don Chierici morì, colpito da una polmonite contratta durante quegli scavi che lui, tenace e appassionato ricercatore, aveva compiuto nel gelo di gennaio.

A proposito delle motivazioni del prestito, nella delibera di giunta si sottolineano i seguenti punti: “l’importanza dell’opportunità offerta dal museo elvetico di promozione del patrimonio archeologico dei Musei Civici di Reggio Emilia, che sarà ampiamente valorizzato all’interno del percorso espositivo, nonché l’occasione, per la città di Reggio Emilia, di collaborazione scientifica internazionale con una prestigiosa istituzione museale; il ruolo di primo piano riservato ai reperti di Reggio Emilia nell’ambito del progetto espositivo e il risalto scenografico degli stessi all’interno degli spazi di mostra, in cui gli oggetti vengono posti in relazione con altri, formalmente molto simili, rappresentati sulle stele; la regolare fruizione da parte del pubblico del patrimonio reggiano, adeguatamente valorizzato anche dagli strumenti di comunicazione previsti nell’ambito dell’evento espositivo (depliant, catalogo, audiovisivi) con indicazione di logo e denominazione del museo prestatore; le garanzie di sicurezza e conservazione degli oggetti, secondo gli standard internazionali, offerti dal Museo nazionale svizzero, che provvede altresì a proprie spese al restauro di alcuni reperti prima della loro esposizione”