REGGIO EMILIA – Da due settimane i numeri dei contagi da Coronavirus a Reggio Emilia sono stabili ma fermi su valori a due cifre, decisamente alti se rapportati allo stesso periodo dell’anno scorso.

Fortunatamente la situazione ospedaliera non è al momento in emergenza ed è in linea con quanto ci si aspetta da una popolazione vaccinata al 75% con prima dose, percentuale che supera l’80% se si considerano le prenotazioni, e che punta ad arrivare alla cosiddetta immunità di comunità, con l’80% dei vaccinati, a fine settembre (tenendo conto dei vaccinati e dei già prenotati, sulla base degli assistiti dall’azienda sanitaria reggiana).

A fare il punto della situazione del contagio in provincia reggiana sono stati questa mattina i vertici dell’Ausl: “i numeri sono alti ma grazie alla campagna vaccinale l’andamento non è grave come sarebbe accaduto con questi valori alcuni mesi fa”, sottolinea il direttore generale Cristina Marchesi.

Negli ultimi 7 giorni l’incidenza nella nostra provincia è salita a 93 casi per centomila abitanti, superiore alla media regionale che è a 88, numeri da zona gialla, scongiurata per il momento grazie ai nuovi parametri che tengono conto del numero dei ricoveri e della gravità dei casi.

“Ho letto un paragone calzante con la situazione che stiamo vivendo, – ha detto ancora la dott. Marchesi – che dice che il fatto di avere cinture di sicurezza non vuol dire che si possa passare col rosso: in altre parole, nonostante i vaccini è indispensabile continuare ad adottare comportamenti corretti, che nell’ultimo periodo stanno venendo meno, soprattutto nelle zone di vacanza.”.

Se l’ospedale al momento è risparmiato da un’ondata importante, non è cosi per le attività di sanità pubblica, come il tracciamento o le richieste per il green pass e altri provvedimenti.

“Il green pass sta entrando nella nostra quotidianità e da oggi sarà obbligatorio per accedere a molte attività –continua – e questo impatta sulle attività. Poiché in tanti segnalano difficoltà a contattare l’Ausl, ci teniamo a dire che questo è dovuto alla enorme mole di telefonate che ogni giorno arrivano per chiedere informazioni, nonostante abbiamo più volte chiarito che chi emette la certificazione verde è il Ministero e non l’azienda sanitaria locale”.

A risentire della nuova impennata di contagi sono anche le attività territoriali, con le visite delle Usca passate da 2 alla settimana a 40-50. “C’è una richiesta incrementale negli ultimi giorni, per via dei casi positivi in isolamento domiciliare che presentano sintomi che meritano di essere valutati”.

OCCUPAZIONE OSPEDALIERA Sono saliti a 22 i pazienti ricoverati, di cui 2 (non vaccinati) in terapia intensiva

dott. Giorgio Mazzi

Non nasconde la sua preoccupazione il direttore del presidio ospedaliero, dott. Giorgio Mazzi, che nel fornire i dati di occupazione parla di un peggioramento dell’impatto pandemico su tutti gli indicatori dell’attività ospedaliera. “La situazione non è allarmante ma non fa essere né tranquilli né ottimisti – spiega –  L’anno scorso a quest’epoca nessuno era vaccinato e nonostante questo l’impatto era molto contenuto, per questo oggi, con una percentuale di popolazione vaccinata così alta, ci si attendeva un azzeramento dell’ospedalizzazione per covid, ma la realtà è ben diversa. I non vaccinati sono molto esposti al contagio di variante delta che ha un elevato indice di trasmissibilità e che provoca quadri molto seri anche tra i giovani.

Continuano a essere molto alti gli accessi in pronto soccorso, oltre 400 al giorno, con una media di pazienti covid positivi che è passata da 19 a 22.

L’incidenza settimanale media passa da 60 a 75 di media al giorno, anche la percentuale dei casi sintomatici cresce e cosi i pazienti che si rivolgono al Pronto Soccorso.

La scorsa settimana il Pronto soccorso ha ricoverato in media 2 pazienti positivi al giorno, passati a 3 questa settimana. E’ raddoppiata la media dei pazienti ricoverati per covid da 8 si è passati a 17, con una necessaria riconversione di posti letto riservati ai pazienti covid, che attualmente sono 51.

Da 13 sono saliti a 22 i pazienti ricoverati al momento, di cui 2 in terapia intensiva (di 58 e 70 anni, entrambi non vaccinati), 7 in pneumologia (di anni 44, 50, 57, 64, 64, 65, 79), 9 in malattie infettive, 4 in medicina interna a Scandiano.

Boom di contagi tra i giovani di ritorno dalle vacanze. Attesa la revisione della circolare che in caso di variante delta impone l’isolamento oltre i 21 giorni a chi è ancora positivo

“Da oltre una settimana i casi quotidiano non scendono sotto i 50 – puntualizza la dott.ssa Emanuela Bedeschi, direttrice del Dipartimento di Sanità Pubblica – le caratteristiche sono sempre le stesse: persone giovani e molto giovani, spesso in rientro dalle vacanze. In molti casi i contagi hanno riguardato comitive di ragazzi in vacanza sulla riviera romagnola ma anche rientri dall’estero con focolai che poi si allargano ad amici e a volte ai famigliari. Spesso si tratta di giovani non vaccinati o vaccinati con solo una sola dose.

C’è un rilievo abbastanza importante di sintomatici, che riguarda quasi la metà dei casi, anche se con sintomi non gravi.

Presenta ancora criticità la gestione degli isolamenti e delle quarantene, dovuta al fatto che è ancora in vigore la circolare ministeriale del 21 maggio che in caso di sospetto o di evidenza della variante delta, impone che venga prolungato l’isolamento delle persone ancora positive, oltre il 21esimo giorno fino alla negativizzazione del tampone molecolare (non antigienico). Questo comporta difficoltà, poiché quasi 300 persone sono state coinvolte in questo percorso.

Sono infine uscite una serie di circolari sul Green Pass – conclude – che potranno dare risposta a tante domande. In particolare si sta definendo il sistema per la registrazione dei vaccini fatti all’estero”.