
Rendere più attrattiva per nuovi investimenti, e quindi competitiva, Reggio e il suo territorio, agevolando e supportando il settore produttivo, favorendo la rigenerazione e l’insediamento di nuove funzioni con particolare attenzione alla qualità del lavoro, alla sua sostenibilità e alle dinamiche del centro storico. È questa una delle sfide contenute nel nuovo Pug – Piano urbanistico generale di Reggio Emilia (attualmente in via di definizione) che, per il futuro della città, mette in campo una serie di strumenti pensati per sostenere ulteriormente investimenti pubblici e privati, permettere alle proprie aziende di crescere e competere a livello internazionale, ed infine ampliare la città dei 15 minuti attraverso servizi e commercio di vicinato a breve distanza dai luoghi di vita delle persone. Ecco nello specifico di cosa si tratta.
COMMERCIO – Sostegno al commercio di vicinato e stop a nuovi centri commerciali, cancellati 145mila metri quadrati di superficie di vendita
Le scelte del Pug, in materia di commercio, si fondano sulla duplice consapevolezza di un sostanziale assestamento del commercio fisico e di una marcata difficoltà ad incidere, attraverso la pianificazione urbanistica comunale, sulle dinamiche che investono il settore legate, soprattutto, ai mutevoli stili di vita, ai trend demografici e, in particolare, alla diffusione dell’e-commerce.
In questo contesto, il Pug, assume scelte nette, con l’obiettivo prioritario di sostenere e promuovere gli esercizi commerciali di vicinato nella logica di estendere la “città dei 15 minuti”. Viene infatti riconosciuto al commercio il ruolo non solo economico, ma anche di presidio sociale del territorio e di promotore di comunità. A tal fine, il Piano, incentiva dal punto di vista edilizio, la nascita di un mix di funzioni residenziale e commerciale, lavorando prioritariamente sulla qualificazione dello spazio pubblico e sull’accessibilità del commercio di vicinato. E’ previsto, inoltre, una significativa riduzione delle dotazioni territoriali richieste (quote di parcheggi ed altro) per promuovere il piccolo commercio.
La seconda scelta riguarda la necessità di ridurre la distanza, attualmente ingiustificabile, fra quanto pianificato per rispondere al reale fabbisogno della città e quanto richiesto dagli operatori di mercato. Reggio Emilia presenta, infatti, già oggi, un livello di concorrenza ampiamente adeguato su molti generi che non necessita di ulteriori previsioni di espansione e, anzi, consente di escludere nuove grandi superfici alimentari.
La terza scelta si pone in continuità con quanto già introdotto nel Psc sul tema dei centri commerciali: si esclude, cioè, la possibilità di realizzare nuove gallerie di commercio di vicinato fuori dal centro storico. Tali funzioni rappresentano infatti il principale competitor dell’offerta commerciale del centro; sono inoltre strutture difficilmente fungibili, altamente impattanti, per le quali non si prevede alcun potenziamento.
L’ultima scelta è l’esclusione delle attività di impresa afferenti al commercio fra quelle ammesse a presentare interventi di ampliamento e nuovo insediamento fuori dal territorio urbanizzato e al contempo la cancellazione di oltre 145mila metri quadrati di superficie di vendita (pari ad oltre 60 grandi superfici di vendita).
SETTORE PRODUTTIVO – Proseguire la rigenerazione dei poli produttivi, possibilità di ampliamento e flessibilità nei cambi d’uso
Il sistema imprenditoriale reggiano ha dimostrato, anche nel terribile anno del Covid, caratteri di solidità, capacità di innovazione, radicamento territoriale e propensione all’export, che hanno determinato un rafforzamento del mercato creditizio e una progressiva domanda locale di servizi alle imprese. La nostra città si colloca in un bacino, con Parma e Modena, che da solo rappresenta, rispetto alla Regione, il 42% del valore aggiunto del settore industriale e delle imprese manifatturiere e il 33% delle imprese totali.
In questo contesto economico, così dinamico, il Piano si pone l’obiettivo di parlare il linguaggio dell’impresa: rispettarne i tempi e assecondarne le esigenze.
Per quanto attiene i poli produttivi specializzati, che rappresentano oltre un terzo della superficie complessiva destinata alla produzione, l’obiettivo è quello di estendere le esperienze positive realizzate nel Parco industriale di Mancasale (dove un impresa su quattro dal 2016 ha ammodernato il proprio stabilimento) e nel villaggio industriale Crostolo ai poli di Prato-Gavassa, della zona annonaria e Corte Tegge attraverso: la drastica semplificazione delle normative per favorire la riqualificazione e l’ampliamento degli edifici produttivi dal punto di vista funzionale, energetico e sismico; nuovi servizi per le imprese e i lavoratori; la riqualificazione dello spazio pubblico; il potenziamento della sicurezza e delle infrastrutture per l’accessibilità e la connettività.
Per accelerare il processo di rigenerazione dei poli produttivi, il contributo di costruzione dovuto nel caso di nuovi interventi edilizi privati sarà destinato alla realizzazione di opere di interesse pubblico interne al polo stesso, in un meccanismo virtuoso, già sperimentato a Mancasale, con i recenti interventi di via Calvi di Coenzo, via Lama e la rotatoria di via Bovio.
Ulteriore finalità del Pug è quella di attrarre nuovi investimenti, in particolar modo su attività e settori a elevato valore aggiunto ed alta occupabilità. Per fare questo, la rapidità e certezza nei tempi dei procedimenti edilizi rappresenta un elemento imprescindibile che richiede l’ampio utilizzo, nei processi di rigenerazione, degli interventi edilizi diretti e convenzionati anche su macrolotti. Analoga considerazione può essere fatta in merito all’insediamento di nuove aziende, nel territorio urbanizzato (come sta accendendo per l’investimento di Silk-Faw) o in continuità con esso, nel contesto dell’area nord, che potranno essere qualificati come interventi di interesse pubblico.
Sarà inoltre sempre possibile, per le imprese insediate nel territorio urbanizzato, richiedere ampliamenti, anche in deroga alle previsioni di piano, al fine di adeguare gli impianti produttivi alle nuove esigenze aziendali. Rientrano dentro tale definizione gli interventi funzionali alla creazione di nuovi spazi per la logistica dell’azienda, attraverso procedure edilizie semplificate che sconteranno, dal calcolo del volume totale, quello eccedente l’altezza di nove metri nel caso sia destinato ad attività di deposito e stoccaggio. La logistica, dunque, assume, anche dal punto di vista urbanistico, un ruolo strategico nel processo produttivo: in particolare, sulla base di una indagine sviluppata attraverso una serie di interviste alle principali imprese del territorio, si esclude la possibilità di realizzare poli logistici multi-cliente esterni al territorio urbanizzato, particolarmente impattanti sia in termini di consumo di suolo, sia di fungibilità futura, mentre se ne incentiva l’internalizzazione a garanzia della qualità dell’intervento e dell’offerta lavorativa conseguente.
Semplificazioni normative a favore di nuovi investimenti saranno estese anche ai poli produttivi di rilevanza comunale come la zona artigianale di Pieve, via del Chionso, via Caduti delle Reggiane, Ospizio, San Maurizio, Bazzarola, Buco del Signore, Baragalla.
Per quanto attiene infine gli ambiti produttivi polifunzionali, caratterizzati dalla presenza sia di attività produttive che terziarie e da una elevata dinamicità nella trasformazione degli immobili, il Pug introduce la massima flessibilità nei cambi di destinazione d’uso superando la rigida distinzione urbanistica tra funzione terziario-direzionale e produttiva sempre meno presente nella realtà, garantendo al contempo il rispetto di elevati standard ambientali e la tutela degli ambiti non omogenei confinanti.
POLI DI AREA VASTA E CITTA’ STORICA – Semplificazioni e agevolazioni per attrarre residenza e nuove funzioni in centro storico
L’attrattività del territorio passa anche dal successo dei Poli di Area vasta della città, ovvero quei luoghi che rappresentano i motori per uno sviluppo di qualità e su cui fondare l’idea di futuro: l’area nord articolata nel parco industriale di Mancasale, nella stazione AV Mediopadana e il casello dell’autostrada, via Gramsci, lo stadio, Rcf Arena e il parco del Campovolo; il centro internazionale Loris Malaguzzi e il Parco innovazione esteso a tutta l’area delle Reggiane destinato ad ospitare il quarto polo universitario sul digitale e ulteriori servizi per le persone e le imprese; il campus universitario al San Lazzaro e le altri sedi di Unimore a partire dall’ex Seminario; l’ospedale; la Reggia di Rivalta; la città storica.
In particolare, per quanto attiene il centro storico, esso assume nel Pug il ruolo di grande attrattore d’area vasta, non solo in un ottica di marketing territoriale, ma anche come sistema economico integrato, fatto di prodotti e servizi per la città e il territorio.
Il centro storico è, in tal senso, pienamente inserito nella realtà socio-economica contemporanea con tutte le sue contraddizioni, ma anche le sue opportunità. Occorre infatti riconoscere al centro dinamiche edilizie uniche rispetto al resto della città: ogni anno vengono recuperati l’1,8% degli immobili, ovvero il 30% in più rispetto al resto del territorio comunale. Al contempo, però, la percentuale dello sfitto è ancora di gran lunga superiore alla media comunale (5% contro il 3,5%) a dimostrazione di un potenziale non completamente espresso in termini, soprattutto, di funzioni residenziali (i residenti in centro storico sono cresciuti infatti solo del 2% dal 2001-2019 contro il 21% dell’intero comune).
Per incentivare tali dinamiche il Pug prosegue, da un lato, nella logica già introdotta con la recente variante al Psc di accelerazione dei processi amministrativi, dall’altra investe per potenziare le funzioni insediate e attrarne di nuove a partire da quelle terziarie (sono oltre mille le imprese in centro storico e duemila i dipendenti pubblici) e scolastiche (comprendendo l’ultimo investimento dell’università al Seminario saranno oltre 6.800 gli studenti in centro). Vengono pertanto confermate le attuali norme in vigore per la liberalizzazione e flessibilità di insediamento degli usi, le modalità di intervento, nonché gli incentivi per quanto attiene: la realizzazione di terrazzi in falda; la trasformazione non onerosa di Superficie accessoria in Superficie utile nel caso di recupero delle facciate; lo sconto del pagamento della monetizzazione dei parcheggi pubblici.
Viene inoltre introdotta la possibilità di realizzare dehors chiusi in corso Garibaldi e in via Emilia San Pietro, nonché di ampliare, temporaneamente e per una durata fino a 3 anni, le attività di somministrazione in locali contigui senza cambio di destinazione d’uso.
Infine, particolarmente interessanti, per ospitare funzioni di interesse pubblico, risultano alcuni ambiti del centro storico che il Pug individua come prioritari da rigenerare e rifunzionalizzare: il mercato coperto da ripensare in chiave di vetrina delle eccellenze alimentari del territorio; la caserma Zucchi e l’ex Adrenaline per nuovi spazi funzionali all’educazione e alla città pubblica; l’ex Opg ed ex Omni per funzioni a servizio e residenziali; i poliambulatori di via Monte San Michele; le ex carceri di San Tommaso.
Al di fuori del centro storico, nella prima espansione novecentesca, viene invece eliminata la disciplina particolareggia vigente con il Psc al fine di incentivare la riqualificazione energetica e sismica degli edifici, sfruttando anche le opportunità introdotte con gli incentivi statali. Rimangono invece vincolati gli interventi sui villini storici risalenti ai primi decenni del novecento.




