Nell’ambito dell’operazione “PERSEVERANCE”, coordinata dal Procuratore della Repubblica Dott. Giuseppe Amato e dal P.M. della Direzione Distrettuale Antimafia Dott.ssa Beatrice Ronchi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione all’arresto di Salvatore Procopio, classe 1974, gravemente indiziato di appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica operante in Emilia e di detenzione illegale di plurime armi da sparo, come da ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bologna Dott. Alberto Ziroldi.

“La lotta alla pervasiva presenza ed operatività della criminalità organizzata perseguita dalla Polizia di Stato, con il puntuale coordinamento della DDA della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna, deve essere improntata, in provincia di Reggio Emilia, ad una costante e metodica opera di contrastoha detto il Questore Giuseppe Ferrari – L’obiettivo strategico della Polizia di Stato nella provincia reggiana, già interessata da plurime operazioni contro la ‘ndrangheta, è quello di mantenere un’altissima soglia di attenzione ai fenomeni criminali di matrice mafiosa, soprattutto in un periodo di assestamento della consorteria a seguito dei significativi risultati conseguiti dalle Forze di Polizia e dalla Autorità Giudiziaria. L’esperienza ed il bagaglio di conoscenze acquisite nel corso degli ultimi anni, segnati da pesanti condanne comminate a carico di associati, va implementato e valorizzato, perché è indubbio come la ‘ndrangheta sia ancor più pericolosa, quando si mimetizza, evitando azioni criminali eclatanti”.

L’Operazione “PERSEVERANCE”, lo scorso marzo 2021, aveva portato all’arresto per tentata estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosi e per i reati di cui all’art. 416 bis c.p., diversi esponenti del sodalizio di ‘Ndrangheta emiliano, quali Giuseppe Sarcone Grande, Salvatore Muto cl. 1985 (fratello di Luigi cl. 1971 e di Antonio cl. 1978, già condannati anche in appello nel maxi processo AEMILIA), Domenico Cordua, Giuseppe Friyio ed altri. Nell’occasione, era stata documentata un’articolata attività estorsiva per una ingente somma di denaro – quantificata nel dialoghi captati in oltre 2 milioni di euro – di provenienza illecita. Tale attività aveva consentito di rinvenire e sottoporre a sequestro un’arma comune da sparo con matricola abrasa illegalmente detenuta e portata, in concorso, da Giuseppe Friyio e da Domenico Cordua. Gli approfondimenti svolti hanno consentito di accertare che l’arma era stata ceduta a Cordua, qualche giorno prima, dal Salvatore Procopio cl. 1974, affinché la detenesse per conto della consorteria.

Procopio è considerato dagli indagati, che genuinamente nel corso delle captazioni ne esaltavano la caratura criminale, e, unanimemente, dai collaboratori di giustizia, un “azionista” e cioè un appartenente alla consorteria ‘ndranghetistica in grado di compiere azioni criminali, anche violente.

Nel corso delle indagini, Procopio è risultato intervenire in plurime occasioni, usando la propria autorevolezza di ‘ndranghetista, per dirimere controversie tra i sodali o per risolvere conflitti che riguardavano i sodali, nonché per favorire la famiglia Muto di Gualteri (già colpita dalle Operazioni AEMILIA e GRIMILDE) e il sodale Giuseppe Friyio.

L’indagine “PERSEVERANCE” ha rivelato i nuovi assetti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano dopo gli arresti, le condanne e i sequestri intervenuti con le Operazioni AEMILIA e GRIMILDE, dimostrando come la consorteria mafiosa ha saputo riorganizzarsi attraverso l’azione di soggetti quali, in ultimo, PROCOPIO Salvatore cl. 1974, che oggi, grazie all’impegno profuso dagli uomini della Squadra Mobile di Reggio Emilia, è stato tratto in arresto.