La sala civica di Albinea verrà intitolata alla memoria di Adriano Corradini, scomparso il 14 marzo scorso all’età di 83 anni.
Su iniziativa di Comune, Lions Albinea, Pro Loco e Gruppo Archeologico Albinetano, la cerimonia di intitolazione avverrà venerdì 15 ottobre, alle 18, in quella che sabato in poi diventerà la Sala Corradini, in via Morandi 9.
Adriano Corradini, artista e uomo di cultura” sarà il titolo dell’iniziativa che vedrà la partecipazione del sindaco di Albinea Nico Giberti, del presidente della Pro Loco Corrado Ferrari, della presidente del Gruppo Archeologico Albinetano Gabriella Gandolfi e della presidente del Lions Club Albinea Silvia Grendene. Saranno inoltre in sala la moglie e il figlio di Adriano, tanti amici ed ex amministratori che lo hanno conosciuto e apprezzato in vita, sia come uomo di cultura, che come presidente storico di Pro Loco Albinea.
Conclusi gli interventi verrà scoperta la targa con cui verrà intitolata la sala alla sua memoria e ci sarà spazio per la musica con il Duo Psiche, composto da Valentina Agata all’arpa e Valentina Bernardi al flauto.

Attivo organizzatore di eventi, eccellente ricercatore di storia locale, uomo di grande cultura, scrittore e artista. Tutto questo era Corradini.
La sua vita era legata a doppio filo con quella del territorio in cui era nato e abitava. Prima come reggente, dal 1970 al 1972, e poi presidente per 50 anni dell’attivissima Pro Loco albinetana (una tra le più antiche d’Italia), non c’era cittadino che non lo conoscesse e che non lo vedesse in prima fila durante le iniziative organizzate dall’associazione. Per sua iniziativa nacque la Sagra del Lambrusco e fu portata avanti con grande successo la festa dei ciccioli Balsamici.
La sua attività era decisamente poliedrica e spaziava dalla valorizzazione del territorio, al recupero della storia, all’amore per l’arte e la ricerca. Appassionato anche di storia locale aveva pubblicato diversi libri editi dalla Proloco di Albinea.

Con tenacia e studio lavorò per raccontare il notevole patrimonio architettonico e paesaggistico delle colline albinetane, senza dimenticare mai quello artistico presente nelle varie chiese del territorio. Era anche attivissimo socio del Lions Club di Albinea e, sin dagli inizi, della Società Reggiana di Archeologia e del Gruppo Archeologico Albinetano. Collaborava costantemente con la biblioteca Pablo Neruda.

Il 27 maggio del 2018, in occasione dei suoi 80 anni, Corradini aveva presentato, in una sala civica gremita, il suo ultimo libro dal titolo “Una vita tra arte e storia”. Nel volume è contenuta la storia artistica e culturale della sua vita, che si intreccia con quella del Comune, in cui si ricorda, tra le altre cose, la creazione, nella sede del Cea di Borzano, di un allestimento didattico che raduna tutti i reperti romani rintracciati sul territorio e una serie di antiche ceramiche restaurate che sono state rinvenute nel castello di Borzano.
L’anno successivo, durante l’inaugurazione della Sagra del Lambrusco, aveva ricevuto dall’Unpli (Unione delle Pro Loco d’Italia), un riconoscimento speciale per gli 80 anni dell’associazione che dirigeva.
Appartenente a una delle più antiche famiglie albinetane, Corradini, nato il 4 gennaio del 1938, frequentò la scuola d’Arte Gaetano Chierici di Reggio e si è diplomò all’Istituto Adolfo Venturi di Modena nel 1958. Dopo il servizio militare a Orvieto, per alcuni anni ha alternato la sua attività di grafico pubblicitario all’insegnamento del disegno nelle scuole medie di Reggio, Albinea e Borzano.

Nel 1968 la passione per la serigrafia lo portò ad avviare con l’amico di sempre, Giancarlo Caraffi, un’attività artigianale di stampa artistica che lo mise in contatto con maggiori maestri italiani: Sassu, Guttuso, Borra, Treccani, Tamburi, insieme a quasi tutti i più noti reggiani contemporanei, da Tamagnini a Incerti, Leonardi, Cavicchioni, per non parlare del coetaneo Nani Tedeschi, col quale strinse una stretta e amichevole collaborazione che in circa 20 anni lo portò a produrre in serigrafia un centinaio di opere. D’altra parte il Corradini era figlio d’arte. Il padre Ferruccio, pittore, discepolo di Ottorino Davoli, gli aveva trasmesso la passione per l’arte figurativa. Negli ultimi anni Adriano si era cimentato anche nella scultura. Suo è il busto dell’Ariosto a Canossa e il monumento di Botteghe di Albinea dedicato al fatto d’arme accaduto a Villa Rossi.