
REGGIO EMILIA – Qualcosa sta cambiando. Anche se la situazione nazionale è una delle migliori in Europa e i dati degli ultimi giorni a livello provinciale sono piuttosto confortanti, non nascondono una certa apprensione i vertici dell’Ausl reggiana, che nel corso della conferenza stampa di questa mattina hanno fornito il quadro della situazione Covid a Reggio Emilia, dove l’incidenza di casi per 100mila abitanti è arrivata a 39.
“Indubbiamente qualcosa sta cambiando, pur con dati ancora contenuti nella nostra provincia. – sottolinea Cristina Marchesi, direttore generale – Al momento la situazione non desta timori, ma preoccupa il futuro. La cosa positiva è che l’Emilia Romagna è una delle regioni che ha vaccinato di più in Italia e anche la nostra provincia si mantiene su numeri molto alti anche per le terze dosi. In un quadro di comprensibile preoccupazione questa alta copertura vaccinale fa guardare al futuro con maggiore tranquillità”.
Certamente per mantenere questo livello di ‘argine’ è necessario un grande lavoro di contenimento e tracciamento, anche per quanto attiene al comparto scolastico, e questo vuol dire essere ancora lontani dal poter interrompere le attività covid correlate, conclude Marchesi che ribadisce il fatto che la sanità reggiana non può ancora dedicarsi a tutto il resto.
L’andamento ospedaliero della pandemia non vede variazioni significative ma crescono ancora gli accessi in PS


L’impatto della pandemia non registra incrementi preoccupanti neanche sulla parte ospedaliera, precisa il direttore del presidio, dott. Giorgio Mazzi.
Rispetto a una media provinciale di nuovi positivi che tra settembre e ottobre si era dimezzata, dai 41 di settembre ai 20 di ottobre, l’andamento ospedaliero della pandemia non vede ancora variazioni significative.
Anche l’andamento dei ricoveri non fa emergere una tendenza chiara, ma certamente non permette di azzerare l’offerta di posti letto dedicati a pazienti covid, che anzi, con il recente lieve aumento nei reparti di malattie infettive e terapia intensiva, dà la misura di una situazione ancora in evoluzione. Salgono ancora gli accessi in Pronto soccorso: dai 411 di settembre in media sono saliti a 432 in ottobre diventati 443 di media nei primi 4 giorni di novembre. Dato preoccupante perché non è più episodico ma una tendenza ormai ampiamente consolidata che ha caratterizzato il comparto dal secondo semestre fino ad oggi e che si ripercuote sui reparti con un tasso di occupazione dei reparti di degenza stabilmente sopra il 90%.
Stabile il tasso dei positivi che accedono ogni giorno al Pronto Soccorso e che si attesta tra i 20 e i 23. La media dei pazienti covid ricoverati in degenza ordinaria è passata da 28,5 di settembre ai 18,4 di ottobre. Oggi sono 21 i ricoverati, di cui 4 in terapia intensiva, tutti non vaccinati (di 47, 49, 60, e 69 anni), 1 in pneumologia, 9 in malattie infettive, 7 in medicina a Scandiano.
“Non si registrano ancora incrementi preoccupanti, sintetizza Mazzi, al momento siamo in una condizione di stallo ma non si può abbassare la guardia, soprattutto in vista di una stagione autunnale-invernale impegnativa anche in condizioni ordinarie”.
SCUOLA Ad oggi nessun focolaio attivo, approfondimenti in corso su 13 classi

La situazione nelle scuole è ancora buona e sotto controllo, spiega la dott. Emanuela Bedeschi del dipartimento di Sanità Pubblica. Ad oggi non si registra nessun focolaio attivo e ci sono 13 classi su cui si stanno facendo approfondimenti, di cui 11 con sospensione della frequenza in attesa dell’esito dei tamponi e 2 in quarantena (asilo nido e scuola dell’ infanzia).
Intanto è stata firmata il 3 novembre la circolare con il nuovo protocollo ministeriale per le scuole. La documentazione è stata inviata alle aziende ed è orientata a differenziare la gestione all’interno delle scuole a partire dai 12 anni a seconda che insegnanti e studenti siano vaccinati o non vaccinati.
“Questo, spiega Bedeschi, darà la possibilità, se in una classe ci sono vaccinati, di procedere a una minor attivazione di quarantene, a favore di interventi più mirati all’effettuazione di tamponi ravvicinati, a zero, 5 e 7 giorni di distanza, senza che questo comporti l’allontanamento di tutti i compagni di classe con la presenza di due o più casi”.
Società sportive Insieme alla Regione si sta seguendo la situazione dei casi sviluppatisi tra gli atleti delle società sportive, soprattutto per quanto riguarda gli sport di contatto.
Da inizio settembre si sono verificati 3 focolai in ambito sportivo, ma seguiti con un controllo attivo (quasi 300 tamponi) su 14 squadre


