Foto d’archivio

Oggi a conclusione dell’Anno liturgico il Vescovo Massimo Camisasca ha presieduto, alle 16,30, la santa messa in Cattedrale.
Durante la liturgia sono stati ammessi al diaconato cinque candidati ed è stato conferito il ministero dell’accolitato e del lettorato a tre seminaristi.

L’omelia pronunciata oggi in cattedrale:

Cari fratelli e sorelle,

nell’ultima domenica dell’anno liturgico la Chiesa, nella sua sapienza, ci invita a contemplare la regalità di Cristo. Essa è annunciata fin dal momento della visita dell’angelo a Maria, quando Gabriele afferma che il figlio avrebbe ereditato il trono di Davide, e avrebbe regnato per sempre (cfr. Lc 1,32-33). Gesù, re dell’universo, signore del tempo e della storia, è il mistero a cui tendono tutte le celebrazioni dell’anno, l’apice e il significato profondo del cammino di ogni uomo e di ogni donna. Ci viene così svelato il senso dello scorrere del tempo come lo spazio della rivelazione della signoria di Cristo e della nostra adesione a lui.

È altamente significativo che proprio in questa celebrazione la nostra Chiesa celebri l’ammissione al cammino verso il diaconato permanente di cinque nostri fratelli e, nello stesso tempo, il conferimento del lettorato e dell’accolitato a tre nostri seminaristi. La solennità odierna, infatti, getta una luce importante su questi ministeri. Ogni vocazione, e in particolare la vocazione diaconale e presbiterale, è una partecipazione alla regalità di Cristo. Ogni battezzato è introdotto in questo fiume. Nel rito del battesimo ognuno di noi è stato dichiarato sacerdote, re e profeta. Ma è solo nell’adesione alla propria vocazione che tutto ciò inizia a fiorire. Pichè altre volte ho parlato del lettorato e dell’accolitato, mi soffermerò questa volta sul ministero del diaconato.

Quali aspetti del diaconato rivela la regalità di Gesù? Nel vangelo che abbiamo ascoltato il Signore dice due parole fondamentali per rispondere a questa domanda: il mio regno non è di questo mondo e sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità. Pilato chiede a Cristo se egli è veramente il re dei Giudei. La risposta di Gesù lo sorprende: il Signore da un lato ammette di essere re, dall’altro pone il suo regno in un orizzonte molto più ampio di quello di Israele. Cristo è il vero signore del tempo proprio perché il fondamento della sua regalità non viene dal tempo e dal mondo. Proprio per questo, coloro che egli sceglie perché manifestino nel mondo la sua sovranità devono in qualche modo partecipare anche della sua separazione dal mondo.

Ma proprio per questo non siete segregati. Essere consegnati a Dio significa piuttosto essere posti a rappresentare gli altri.

A partire da Dio, deve essere disponibile per gli altri, per tutti. Il primo compito del diacono consiste proprio nel vivere nel mondo, nella famiglia, nel lavoro testimoniando la libertà dal mondo, dai suoi criteri, la partecipazione alla sovrana libertà, di Cristo. Nel mondo, ma non del mondo, come ci ricorda l’evangelista Giovanni (cfr. Gv 17,14).

La seconda parola con cui Gesù spiega a Pilato la sua regalità è “verità”: Sono venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità. Il fatto che Cristo leghi tutto ciò alla sua signoria ci rivela che la più grande verità, la verità originaria su cui ogni cosa si regge, quella da cui tutte le altre verità sgorgano, è la sua persona. In un’altra occasione, infatti, aveva affermato: Io sono la verità (cfr. Gv 14,6). Più profondamente ancora la verità è il suo essere trasparenza del Padre. Subito dopi essersi identificato con la verità, infatti, afferma: se conoscete me, conoscerete anche il Padre… io sono nel Padre e il Padre è in me (Gv 14,7.10.11). La verità che governa il mondo e la storia è, dunque, una relazione amorosa di donazione reciproca.

Nella benedizione dei nuovi candidati al diaconato abbiamo chiesto per loro proprio la grazia di entrare nel flusso di questa relazione tra il Padre e il Figlio nello Spirito. È questo il significato profondo delle parole che abbiamo pronunciato: «Concedi, Padre santo, a questi tuoi figli, di conoscere e di vivere in tutta la pienezza il mistero del tuo amore». Concedi loro, cioè, di vivere e servire la verità della vita. Concedi loro di lasciar trasparire la tua presenza attraverso le loro vite.

Cari Stefano, Paolo, Antonio, Andrea e Luigi, è questo il mio augurio per voi, che estendo con gioia anche alle vostre famiglie e ai vostri amici e che vale anche per i nostri seminaristi che tra poco riceveranno il ministero dell’accolitato e del lettorato: servite la verità, il vostro ministero sia una diaconia della verità. Non anteponete mai nulla a Cristo! La vostra obbedienza lieta e virile al cammino e alle indicazioni che la Chiesa vi dà sia la strada felice della vostra fioritura.

Amen.