REGGIO EMILIA – Sale a 92 casi per 100mila abitanti l’incidenza in provincia di Reggio Emilia, un numero ancora inferiore all’indice regionale (che ieri era a 162) ma che comincia a destare preoccupazione con importanti ripercussioni su tutte le attività di tracciamento dell’Ausl reggiana. “Era da quest’estate che non superavamo quota 100 nuovi casi, nella coda della cosiddetta terza ondata – afferma il direttore generale Ausl dott. Cristina Marchesi – Ora più che mai dobbiamo ricordare che insieme alla terza dose, i comportamenti corretti continuano a essere un ottimo sistema per ridurre il contagio. I nostri numeri sono ancora inferiori al resto d’Europa, ma proprio perché abbiamo un vantaggio dobbiamo gestirlo bene”.

Impennata di casi nelle scuole e attività sportive

Più che raddoppiati i numeri del contagio in ambito scolastico: dalla relativa tranquillità della scorsa settimana, con 15 classi e 190 studenti in quarantena, si è passati a 30 classi e quasi 500 studenti a casa.

Il 30-35% dei nuovi positivi in provincia, ha infatti meno di 18 anni.

Diversi i focolai scoperti questa settimana, con anche 7-8 studenti per classe trovati positivi al secondo tampone. La crescita nei contagi si vede anche nelle attività sportive, con diversi focolai attivi, benchè sia complicato distinguere gli ambiti in cui il contagio si è verificato. Oltre metà dei casi riguarda scuole dell’infanzia o primarie, ma ora sono 6 le classi delle superiori interessate, distribuite in tutti i distretti della provincia.

Dott.ssa Emanuela Bedeschi, Sanità Pubblica

Molto appesantita l’attività di tracciamento, come ha spiegato la responsabile del dipartimento di Igiene Pubblica, dott. Emanuela Bedeschi, che ha visto la richiesta di un numero molto alto di tamponi nelle scuole, fino a 600 in un giorno, con la conseguente difficoltà a garantire il tempo zero per i test. A questo proposito, anche dopo consultazione regionale arriveranno nei prossimi giorni ulteriori indicazioni per la gestione dei focolai scolastici.

Mazzi: “In ospedale i casi gravi sono no vax”

In pneumologia come in terapia intensiva i casi più gravi riguardano persone non vaccinate. E’ il bilancio tratto dal dott. Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero dell’Ausl di Reggio.

I dati confermano la tendenza di lieve incremento per tutti gli indicatori ospedalieri.

Benchè non ci siano sostanziali variazioni nel numero di accessi al Pronto Soccorso sia per pazienti covid che con altre patologie, la media dei positivi ricoverati è passata da 2 a 3 al giorno. Per questo da 55 letti di media dedicati nelle prime tre settimane di novembre, si è passati a 66 di questa settimana, con le necessarie riconversioni attuate in malattie infettive, pneumologia a Reggio e medicina a Scandiano. Di questi 66 letti l’occupazione media è del 60%.

L’età media dei ricoverati vaccinati è di 73 anni, quella dei non vaccinati è di 62.

Ad oggi i ricoverati per covid sono 43, di cui 5 in terapia intensiva, tutti non vaccinati e con un’età media di 61 anni, 10 in pneumologia con un’età media di 63 anni, di questi 9 non sono vaccinati, 18 in malattie infettive, età media 65 anni, 11 a Scandiano, con un’età media di 77 anni.

L’indicazione che si può raccogliere da questi dati – sintetizza il dott. Mazzi – è il fatto che i pazienti covid più gravi ricoverati in terapia intensiva o pneumologia sono non vaccinati e di età media più giovane. I pazienti meno gravi sono equamente ripartiti tra vaccinati e non vaccinati ma sono tendenzialmente più anziani quindi con patologie croniche più gravi. La maggioranza dei vaccinati ha avuto la seconda dose da più di sei mesi, a conferma dell’estrema utilità della dose booster”.