REGGIO EMILIA – Ieri, 13 gennaio, la Polizia di Stato ha dato esecuzione al sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, del presunto profitto provento del reato di autoriciclaggio commesso da due coniugi modenesi emersi nell’ambito dell’operazione contro la ‘ndrangheta denominata Perseverance. Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Reggio Emilia su richiesta della Procura della Repubblica.

Le attività investigative della Squadra Mobile su Salvatore Muto, cl. 85, fratello di Muto Luigi ed Antonio, entrambi condannati nel processo Aemilia per associazione a delinquere di stampo mafioso, avevano consentito di registrare la richiesta, formulata da due insospettabili coniugi modenesi, finalizzata a cagionare lesioni gravi alla badante di alcuni facoltosi fratelli residenti nel modenese.

L’immediata attivazione della Polizia di Stato, con attività di perquisizione e verbalizzazione, aveva indotto i committenti a revocare l’incarico. L’operazione Perseverance, nel marzo 2021, aveva portato all’esecuzione di 7 misure cautelari carcerarie emesse dal GIP distrettuale, su richiesta della DDA, a carico anche dei coniugi modenesi in ordine al reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

La successiva meticolosa analisi dei conti correnti e dei flussi di denaro, poi, ha permesso alla Squadra Mobile reggiana di ricostruire, nel dettaglio, l’attività di spoliazione consumata in danno degli anziani fratelli modenesi; attraverso la creazione di conti correnti fittiziamente intestatati ai fratelli ed a successivi plurimi bonifici a società “cartiere”, nell’arco di pochi anni, al patrimonio degli anziani era stato sottratto oltre un milione di euro. L’accreditamento dei bonifici avveniva, anche, attraverso società “cartiere”, già emerse nell’ambito dell’operazione Billions coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia.

Sulla scorta della ricostruzione contabile, il Gip del Tribunale ha riconosciuto l’esistenza, a carico dei due coniugi, di cui uno direttore dell’istituto bancario ove gli anziani fratelli avevano depositato le proprie liquidità, di un quadro indiziario in ordine al reato di autoriciclaggio; i due coniugi sono indagati per avere fatto transitare sulle società “cartiere” [che poi monetizzavano il denaro attraverso prelievi bancomat] il provento del reato originario di distrazione delle liquidità degli anziani coniugi. Il Gip, alla luce di quanto emerso dalle indagini, ha disposto il sequestro, diretto e per equivalente, del presunto profitto del reato quantificato in euro 717.214,36.

La Squadra Mobile accertata l’incapienza della somma sui conti correnti intestati ai coniugi, ha proceduto al sequestro di una villa, ubicata nel modenese, e di alcuni terreni di loro proprietà.

Contestualmente al sequestro, poi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad altri sei decreti di perqusizioni emessi dalla Procura Reggiana a carico di altrettanti soggetti sottoposti ad indagine per avere riciclato, attraverso le proprie società “cartiere”, il denaro distratto agli anziani coniugi.