di Dario Caselli

Si è consumata nella settimana elettorale che riporta Mattarella al Quirinale, la crisi della politica italiana, di tutti i partiti e dei loro segretari. Una intera classe dirigente, con poche eccezioni, ha mostrato la sua pochezza, ma andiamo con ordine.

Il centro-destra ha rivendicato, con ragione, un’alternanza diciamo di area, dopo trent’anni di Presidenti provenienti dal centro-sinistra. Il risultato è stato una gestione farsesca dei nomi e delle candidature, alcune delle quali, come la Moratti, di alto livello. Parliamo della prima terna di nomi, nessuno dei quali portato in votazione, mentre la forzatura sulla Casellati è stata voluta e affondata da Forza Italia, il suo partito. Diciamolo chiaro: Forza Italia e i satellitini centristi sono il ventre molle del centro-destra. E’ grazie ai loro cedimenti che il centro-sinistra governa da un decennio senza aver vinto le elezioni. Fino al gran finale con il Partito di Berlusconi pronto a votare Casini, il “traditore” per antonomasia, eletto l’ultima volta nel Pd. Il Paese è cambiato e Franceschini, Renzi e Berlusconi gli hanno proposto un salto indietro di trent’anni, dicendo peraltro pervicacemente no a Draghi. Il tutto al grido di Mastella, altro personaggio “leggermente “ondivago”.Chi se ne frega dei mercati mondiali, per noi contano quelli rionali!” Forza Italia ha perso sia sul fronte della politica, che della dirigenza, compresa la disperata autocandidatura di Berlusconi. Nella Lega ha perso di brutto Salvini, confusionario dichiarante e pessimo negoziatore, mentre è facile pensare che molti tra i suoi dirigenti ed elettori lo seguissero sbigottiti. Avrebbe dovuto intestarsi Draghi e invece ha fatto vincere l’immobilismo di Letta, senza preservare l’unità del centro-destra. L’unica che ha vinto è la Meloni, era disposta a votare sia Draghi che la Belloni, tatticamente accorta, con alle spalle un partito unito, però lo spappolamento presente e futuro degli alleati rischia di lasciarla forte, ma sola.

I 5 Stelle sono stati francamente una sciagura, non si è mai visto il primo partito italiano non fare una proposta e quando Conte e Grillo la fanno, vedi Belloni, Di Maio l’ affonda in diretta. Conte è politicamente parlando, un vestito vuoto e dall’eloquio eccessivamente verboso, mentre Di Maio è un Renzi in sedicesimo, tutto tattica e nessuna proposta. Altro è difficile scrivere sul nulla.

Il Pd diviso tra chi, come Letta voleva Draghi e chi come Franceschini voleva Casini, è rimasto saggiamente chiuso nella sua area, limitandosi a dire no ai candidati che Salvini sparava a getto continuo, stoppando i movimenti di Conte ed evitando di scegliere per non dividersi. Letta sapeva di rischiare di essere stritolato dalla morsa Renzi-Franceschini, che portavano per lui solo Casini. Debole, ma con le idee chiare è partito da Draghi, tenendo in serbo la exit strategy di Mattarella, vincitore di tappa

Draghi non è diventato Presidente avendo più veti che voti. Aveva contro Conte e Berlusconi, ma pure la maggioranza del Pd e Renzi che spingevano per Casini, con Mattarella può andare avanti fino alle elezioni e per il dopo bisogna vedere se non servirà più. Dopo questa sceneggiata inconcludente, non è detto che fatte le elezioni, gli attuali partiti siano capaci di fare un governo che regga le sfide che il Paese ha davanti. Resta il fatto che questa classe politica chiama i tecnici al soccorso, poi li vuole uccidere, cosa non apprezzabile, ma comprensibile, solo non riesce neppure a fare questo.

Auguri di buon lavoro al Presidente Mattarella, ma non è normale una Presidenza di 14 anni, rischia di essere un papato e lo aveva detto pure lui. Purtroppo ormai di normale c’è rimasto poco.