di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – Il vero “professionista” della carità è ogni credente; è una dimensione costitutiva della fede che non può essere delegata. Lo ha affermato mons. Morandi nell’omelia della Messa che ieri 21 settembre ha presieduto nel giardino di Mamre, in via Adua 83, per ricordare i 45 anni dall’istituzione della Caritas in diocesi. Qui hanno sede la mensa, l’ambulatorio e locali per l’ospitalità.

Inoltre ha affermato che i poveri sono il nostro lasciapassare nel giorno del giudizio; sono gli amici di Cristo: in loro è possibile accogliere e servire il Signore.

L’Arcivescvo Morandi con il presidente della Caritas Andrea Gollini

Il 21 settembre la Chiesa ricorda l’evangelista e apostolo Matteo; commentandone il brano evangelico, il salmo 1 e una passo dei Promessi Sposi il vescovo Giacomo ha ulteriormente focalizzato il tema della carità, in particolare della “comunione di mensa”.

Il vescovo ha poi evidenziato come lo stesso Matteo al cap. 25 “anticipi” le domande che Dio farà ad ognuno il giorno del giudizio concernenti la carità: avevo fame, avevo sete … Quindi ciascuno sa su cosa dovrà rendere conto.

E’ un dono inestimabile quando i fratelli bussano alla nostra porta, perché è Gesù che interpella ciascuno: ne conferma la fede e offre l’opportunità di esercitare la carità. Grande, dunque, è la gioia di vivere per la carità e nella carità, che è creativa.

La celebrazione è stata aperta dal saluto del direttore della Caritas diocesana Andrea Gollini e conclusa dalle testimonianze del diacono Lorenzo; di Remo, ospite della locanda don Guglielmi e da Annalisa, volontaria nelle mense diffuse. Infine è stato consegnato un dono a Isacco Rinaldi, già direttore della stessa Caritas.