di Giuseppe Adriano Rossi

Un momento della celebrazione

REGGIO EMILIA – Erano stati compagni di studi teologici in seminario a Reggio; martedì 4 ottobre, festa di san Francesco si sono ritrovati nella chiesa dei cappuccini per la celebrazione eucaristica in onore di San Francesco d’Assisi l’uno – l’arcivescovo Giacomo Morandi –  divenuto vescovo della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, l’altro, padre Lorenzo Volpe, superiore del convento cittadino dei Cappuccini.

E’ stata una celebrazione assai partecipata: assieme alle autorità civili e militari, tanti fedeli, anzi “innamorati” di San Francesco, come li ha definiti padre Lorenzo.

Un momento della celebrazione

E’ plurisecolare il legame tra la diocesi e la comunità civile reggiana con i Cappuccini, presenti in una delle zone più povere della città. Il loro prezioso servizio accanto ai poveri – basta citare la Mensa quotidiana; agli ammalati nei luoghi di cura e nelle case – valga per tutti il nome di padre Daniele; agli orfani con il Cenacolo Francescano, li ha fatti stimare ed amare. In via Ferrari Bonini, già via Tiratora, dove sorge il convento cappuccino, nel secolo scorso sono nati due istituti religiosi femminili legati ai seguaci di San Francesco: le Missionarie Francescane del Verbo Incarnato e le Piccole Figlie di San Francesco d’Assisi.

Nell’omelia, l’arcivescovo ha ripercorso, attraverso la biografia di Tommaso da Celano, due tappe della vita del Santo di Assisi: l’invito rivoltogli dal Crocefisso in San Damiano di “riparare la sua casa” e, in particolare, l’incontro con il lebbroso culminato nell’abbraccio e nel bacio: la vera svolta nella vita di Francesco, che peccatore volle uscire dal mondo, un esodo verso un altro mondo, come si legge nel suo testamento. Con quel gesto il santo fece violenza a se stesso, inflisse veramente la morte a sé. Invece oggi prevale la realizzazione di sé, si è veramente esperti del fare violenza agli altri; ciò impedisce di essere veri discepoli di Gesù che ha detto “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce emi segua”. Per essere veramente liberi, ha sottolineato mons. Miorandi, occorre dunque rinnegare se stessi.

Padre Guglielmo da Corlo

L’arcivescovo ha insistito poi sul messaggio predicato da San Francesco “Fate penitenza!”; e furono per lui veramente venti anni di perfetta penitenza. I conflitti che si annidano nelle comunità sono conseguenza dei peccati, delle passioni generate all’interno del proprio cuore. E’ necessaria una vita di penitenza per estirpare i conflitti. Inoltre ha sottolineato come oggi non sia facile parlare del peccato; è difficile ammettere di essere peccatori, ma ciò è l’inizio di una vita nuova.

Francesco, vero innamorato di Cristo e uomo delle lacrime, nella sua carne era l’immagine di Gesù; la sua esperienza di “innamorato” deve essere modello di vita di ogni cristiano perché la gente possa vedere in ognuno il Cristo.

Al termine della liturgia l’arcivescovo ha ricordato con affetto e riconoscenza padre Guglielmo da Corlo, a lungo attivo e zelante nella fraternità cappuccina reggiana, che da ragazzo aveva ascoltato come apprezzato predicatore nel Duomo di Modena. Inoltre ha ringraziato i Cappuccini per il prezioso ed esemplare servizio che prestano in diocesi.

Padre Volpe ha concluso la celebrazione ringraziando mons. Morandifratello, maestro e padre” per aver presieduto la liturgia eucaristica in onore di San Francesco.