Giuramento del signor Ouahbi Mohammed

REGGIO EMILIA – Una cerimonia speciale, quella che si è svolta oggi in Sala Tricolore per il conferimento della cittadinanza a 30 nuovi italiani. Il giuramento dei nuovi cittadini, in concomitanza con la Giornata internazionale del Migrante celebrata il 18 dicembre, è stato accompagnato dalle musiche del Coro interculturale reggiano, nato nel 2019, quale strumento di inclusione e dialogo tra persone straniere e/o con disabilità attraverso la musica. Il coro, diretto dal maestro Gaetano Nenna, docente di Conservatorio diplomato in clarinetto e direzione d’orchestra, ha eseguito quattro brani della tradizione popolare di diversi paesi. Il coro è attualmente composto da persone provenienti da Spagna, Egitto, Turchia, Gran Bretagna, Germania, Ucraina, Stati Uniti, Ghana, Romania, Macedonia, Moldavia, Italia.

Esibizione del Coro Interculturale di Reggio Emilia

La cerimonia è iniziata in mattinata con l’introduzione da parte dell’assessore al welfare Daniele Marchi che ha sottolineato: “Celebriamo i nuovi cittadini con la gratitudine di chi si sente arricchito da ogni nuovo incontro, da ogni nuovo legame. Questa è la città di tutti che come ha detto la Commissaria europea all’Uguaglianza Dalli, è esempio per l’Europa, gli stati membri e tante altre città”.

L’Assessore Daniele Marchi legge l’atto di cittadinanza al signor Skerma Ardian

A seguire l’esibizione del Coro interculturale reggiano e il conferimento della cittadinanza a 30 persone originarie del Marocco, Egitto, Moldova, Romania, Albania, Georgia, Colombia, Repubblica Dominicana. Tra questi trenta, diverranno cittadini italiani quattro coppie di coniugi, una coppia con con figlia e una madre insieme al figlio. Nel corso del 2022 sono 707 i residenti del territorio che hanno ricevuto il passaporto italiano. La cerimonia di cittadinanza fa parte del programma di Politiche interculturali del Comune di Reggio Emilia ed è pensata per valorizzare l’acquisizione della cittadinanza italiana, organizzando il giuramento pubblico nella sala più rappresentativa della città, la Sala del Tricolore appunto, in tal modo l’atto, oltre a essere istituzionale e amministrativo come previsto dalla legge, diventa anche sociale e culturale.