
di Isabella Trovato
REGGIO EMILIA – Manca un anno e mezzo alla fine del secondo mandato del sindaco Luca Vecchi. La città in alcuni ambiti è oggettivamente cambiata in meglio, dalla riqualificata viale Umberto I, sotto gli occhi di tutti non fosse altro che per il fatto che è la via che si percorre per andare in ospedale, alla cornice dei chiostri di San Pietro in centro storico, fino alla Mediopadana entrata in una nuova fase di espansione, più di tipo commerciale per gli avventori in transito ma anche di servizio con l’insediamento di una farmacia comunale. Questi sono solo alcuni degli interventi del mandato bis di Vecchi e altri ancora ne sono in programma.
In questa intervista abbiamo cercato di metterli insieme per farci un’idea completa dello sviluppo della città, capire in che direzione sta andando, ‘europea e contemporanea’ dice il sindaco nelle sue risposte. Difficile dargli torto ma mentre Reggio cresce su più piani, da quello economico e attrattivo in termini di investimenti, dall’altro vive ancora annose criticità che sembrano non trovare soluzioni, per le quali investire fondi pare non essere sufficiente per cambiarne le sorti.
Chi vive in centro storico si sente quasi abbandonato rispetto agli investimenti sulle periferie, la sera nel cuore della città, lungo la via Emilia che attraversa il centro storico, non c’è movimento, non ci sono persone che circolano, locali pub ristoranti sono per lo più concentrati in piazza Fontanesi. Ecco che quel senso di abbandono cresce, aumenta, nonostante contemporaneamente la città si popoli sempre più di studenti universitari grazie a un ateneo che sta vivendo un momento di grande espansione.
Da Reggio Emilia transitano centinaia di migliaia di persone grazie alla Mediopadana e altre ne verranno con la Rcf Arena ma quante di queste sono incuriosite dalla città? Il sindaco Luca Vecchi sta costruendo questo impianto a livello di luoghi della cultura ma è il passaggio dell’uomo, giorno dopo giorno che poi li rende tali. E per fare questo servono proposte culturali più attrattive, di respiro nazionale, che possano valorizzare anche la città e le sue prestigiose sedi.
Sarà forse questa una delle future sfide da cogliere per Reggio Emilia.
Dott. Vecchi, lei è diventato sindaco dopo una lunga esperienza come capogruppo in consiglio comunale per il Pd. Quindi le sorti di questa città le ha seguite nel tempo e le aveva presenti già da prima. Qual era dunque la Reggio che si è ritrovato la prima volta che è stato eletto sindaco? Quale eredità si è ritrovato per le mani e quali criticità e debiti?

Ho ereditato una città ben governata. Ma una analisi in retrospettiva può essere utile per capire meglio dove siamo oggi, ciò che si è fatto, ciò che si può fare.
Reggio ha attraversato dieci anni impegnativi. Quando partimmo eravamo nel pieno della più grande crisi economica dal dopoguerra. La disoccupazione era il triplo di oggi, le ore di cassa integrazione esplodevano, aziende storiche chiudevano i battenti. Oggi Reggio Emilia ha un Pil di diversi punti superiore alla media italiana. Il mercato del lavoro è saturo. Le aziende non trovano manodopera. Abbiamo attraversato gli anni di Aemilia, la grande emergenza del Mediterraneo, tra il 2015 e il 2018. Poi è arrivato il Covid ed ora l’emergenza economica ed energetica a causa della guerra arrivata in Europa.
Dieci anni fa a quest’ora non c’era la MedioPadana, Mancasale si era svuotato, lo Stadio stava dentro un fallimento, non c’era il Core, le ex Reggiane erano un area totalmente in abbandono e priva di un futuro certo. L’università aveva la metà degli studenti. Eravamo ben distanti dall’idea di portarla sia al Seminario, sia alle Reggiane. Non avevamo l’Arena della musica e tanto altro. Insomma, occorre lavorare per continuare a migliorare, ma occorre la consapevolezza che i reggiani non si sono mai arresi e hanno sempre inseguito il futuro cercando innovazione, cambiamento e nuove sfide.

Aveva già un’idea di cosa volesse che diventasse Reggio alla fine del suo mandato? E quanto è riuscito ad avvicinarsi fino ad oggi alla sua strategia sulla città?
Essere eletti sindaci della propria città è una esperienza difficilmente descrivibile, perché è un mix di emozioni complesse che poi ti accompagnano ogni giorno, momenti di soddisfazione e altri di frustrazione, momenti esaltanti ed altri terribili. Nel tuo tragitto incroci collaboratori, competenze, ma soprattutto i tuoi cittadini, nella loro ricchezza e nelle loro tante diversità. E tu sai che al di là di chi ti ha votato sei il sindaco di tutta Reggio. E ‘ presuntuoso sostenere di avere in solitudine una idea di città. E’ nell’ascolto, nella collaborazione e talvolta nel conflitto che ogni giorno nascono le idee e nel tempo si plasma una idea di città che esplode in tanti progetti in cui si cerca di rispondere ai bisogni e ai sogni della tua comunità. Io sono contento del lavoro che abbiamo fatto, di ciò che faremo da qui al 2024. Non pensavo saremmo riusciti a chiudere problemi e progettualità tanto importanti. Onestamente io ce l’ho messa tutta e così sarà fino alla fine.
Come ho detto più volte l’ho vissuta con passione per la mia città e con uno spirito laico di vocazione. Ma devo dire che ogni giorno la città mi ha aiutato. Mentre noi ci prendevamo cura di loro, i reggiani si sono presi cura di noi. E questa città ha una energia impressionante, un bisogno costante di innovazione e miglioramento, un senso civico straordinario. A volte dovremmo solo essere un po’ più consapevoli e orgogliosi del nostro potenziale. Perché non siamo secondi a nessuno.

Viale Umberto e il Ducato Estense

Entriamo nel merito delle scelte operate. Di sicuro un ambito noto a tutti i reggiani è quello della riqualificazione di viale Umberto visto che è una delle vie più percorse dai cittadini non fosse altro che per recarsi in ospedale. Difficile trovare elementi per criticare la bellezza del boulevard ed è solo una parte del progetto chiamato Ducato Estense. A cosa porterà?
Viale Umberto I è diventata bellissima. È un progetto che parla il linguaggio della qualità urbana, della bellezza, della valorizzazione storica e ambientale. È una grande porta di accesso da sud.
E parte integrante del progetto di valorizzazione dei luoghi estensi dove noi abbiamo ricevuto 15 milioni di euro dal ministero.
Abbiamo realizzato la riqualificazione di Piazza Gioberti, Piazza Roversi, tra poche settimane chiuderemo il cantiere di Viale Ariosto e poi restituiremo ai reggiani due opere straordinarie: la reggia di Rivalta e il suo grande parco. Sono sicuro che sarà un momento eccezionale.
Anche qui una considerazione: ricordiamo quante polemiche su Viale Umberto e su Piazza Roversi?
Oggi sono luoghi fotografati e apprezzati da migliaia di reggiani e non solo. Sono lo specchio della fatica del cambiamento, della necessità di resistere ogni volta ad istinti conservativi che se assecondati avrebbero condannato la città al declino. Bisogna avere un progetto, bisogna spiegarlo, e bisogna anche verificarne il consenso. Ma la città non può rassegnarsi al lamento di chi dice no a tutto.

Quali sono i tempi per la riqualificazione della Reggia e del parco? Come saranno impiegati una volta terminati? Vi aspettate un ritorno in termini turistici?
Come dicevo entro primavera avremo l’inaugurazione. Il parco direttamente connesso con la ciclopedonale del Crostolo sarà il parco più bello di Reggio. Terrà insieme il richiamo al segno storico del ‘700 con una immagine contemporanea straordinaria. La Reggia passerà da luogo dismesso e in gran parte non funzionale a luogo in grado di ospitare attività culturali, eventi, mostre ma anche potenzialmente funzioni di interesse privato.
Una considerazione: in questi anni abbiamo compiuto la più grande operazione di rigenerazione urbana mai realizzata dal dopoguerra in poi. La parola rigenerazione associata alla vita di una città è una parola fortissima, quasi un programma politico. Perché significa prendere spazi urbani, contenitori, a volte interi quartieri e invece di demolire , cancellare e trasformare si costruisce una relazione tra passato e futuro ripensandone significati e finalità in chiave contemporanea. Le reggiane, il seminario, i chiostri, la Reggia, il Campo volo, sono tanti i luoghi in cui abbiamo rigenerato traghettandoli ad una nuova vita dal ‘900 alla contemporaneità.
Centro Storico

Sindaco il centro storico ha criticità irrisolte. È tra le vostre priorità o no? Chi vive in centro vede investimenti ovunque nelle periferie e sente il proprio ambito di residenza e vita come un fanalino di coda con cantieri che si protraggono nel tempo. Avete progetti? È una priorità?
Possiamo discutere a lungo di centro storico ma stento a credere si possa sostenere un nostro disinteresse.
In campo culturale iniziai il mio mandato con il Teatro Ariosto chiuso. Lo abbiamo recuperato, e dopo 30 anni abbiamo riaperto la Sala Verdi, poi abbiamo completato i Chiostri e il laboratorio aperto adiacente. In uscita dal Covid abbiamo consegnato alla città un nuovo museo. Abbiamo fatto un lavoro importante sulle piazze. Piazza Gioberti, Piazza Roversi ed ora Piazza San Prospero. La riqualificazione di via Guasco, il restylng del pala Bigi. Nel 2023 completeremo viale Ariosto, riapriremo il Mercato Coperto e le do una notizia: illumineremo con un progetto bellissimo la facciata della Basilica della Ghiara.
C’è lo ricordiamo come erano le facciate dieci anni fa ? E come sono ora?
Perché faccio questo elenco? Perché credo che se dopo tanti investimenti da oltre 70 anni si parla sempre di crisi del centro storico dovremmo forse andare più a fondo.
Guido Piovene, che non era un pericoloso bolscevico, nel suo viaggio negli anni ‘50 in Italia disse di Reggio del rapporto squilibrato tra centro storico e resto della città.
Quello squilibrio è sempre stato tale, strutturale. La debolezza storica della rete commerciale si spiega così. La strategia sul centro storico non può che essere figlia di un patto tra pubblico e privato, per stimolare nuove idee e investimenti, in cui ognuno faccia la sua parte. Però mi consenta direbbe il tale … vetrine vuote e offerte di affitto alte non va bene. Eventi culturali che riempiono gli hotel, Fotografia, Emergency, Internazionale Kids, Restate e contemporaneamente tanti locali chiusi nel festivo .
C’è bisogno di uno sforzo di tutti, del comune in primis, ma ognuno deve fare la sua parte. E a volte, al di là di tanti investimenti, la mentalità deve diventare quella giusta. Non si dà un futuro al centro lamentandosi, ma cercando la via per nuovi investimenti pubblici e privati.
Turismo e attrattività

Sindaco le va dato merito certamente di tutti questi lungimiranti investimenti ma resta una domanda. La Reggio del futuro saprà attrarre visitatori da fuori, non solo in occasione di Fotografia Europea. Transiteranno anche centinaia di migliaia di persone dalla Mediopadana e altrettante ne verranno per l’Arena e riempiranno gli alberghi ma quante di queste Reggio sarà in grado di attrarre sul territorio per visitarlo?
Reggio nella sua storia può dire di aver vinto molte sfide.
È una città caratterizzata da un solido sistema economico, il mercato del lavoro vicino alla piena occupazione, un sistema di servizi alla persona, a partire dalle nostre scuole, di prima qualità .
Poi ci sono sfide residuali, più contemporanee, che la città non deve sottovalutare e deve giocare nei prossimi anni.. Gliene cito alcune.
La transizione ecologica ed energetica. Il calo demografico, la crescita della popolazione anziana, e non ultimo la sfida dell’attrattività turistica. Reggio non è mai stata una città turistica. Era difficile diventarlo nell’epoca del Covid. Io credo che nei prossimi anni saremo destinati ad un forte incremento delle presenze. Già nel 2023 l’Arena porterà a Reggio 500.000 persone. In generale il futuro di Reggio deve essere giocato con determinazione per attrarre talenti, investimenti, cultura, turismo.
O sei una luce che si accende attrattiva nel cuore dell’Europa o sei destinato a spegnerti e a scomparire. La sfida di essere un polo attrattivo è la prova principale di tutte le città europee di medie dimensioni.
Stazione Mediopadana

La stazione Mediopadana si inserisce in un quadro generale di riqualificazione della zona di Mancasale però in qualche modo la si avverte ancora lontana dalla città, dal movimento della città. Cosa manca sindaco per amalgamare le realtà? La Mediopadana sembra sia un mondo a sè depositato in un’area circoscritta del territorio reggiano
Vede un volontario, in un parco pubblico della città, pochi giorni fa mi ha rappresentato la sua sintesi sulla città. “Sindaco vogliamo i cappelletti e non ci siamo accorti che abbiamo già le lasagne nel piatto”. Battute a parte, facciamo questo esercizio. Mettiamo un compasso in ogni punto della città, compreso la MedioPadana, e tracciamo l’area raggiungibile nel raggio di 15’ in auto. Lei noterà che in quell’area trova il 99% di tutti i servizi pubblici e privati che servono alla vita di un cittadino. Le città a misura d’uomo hanno queste caratteristiche. Le città più grandi costringono i cittadini a perdere ogni giorno ore e ore della propria vita per gestire la propria mobilità. Cerchiamo di mantenere il giusto senso della realtà.
Aggiungo, tutte le città che hanno investito sulla stazione ad alta velocità l’hanno collocata leggermente fuori dal centro città. Lei pensi alla Mancasale di oggi, ormai satura di aziende. Pensi a Via Gramsci com’era dieci anni fa e come è oggi. Sono alcuni degli effetti di sviluppo indotto che la stazione ha generato sulla città. Ci sono aziende non reggiane, anche straniere, che si sono ricollocate li perché vicine alla stazione.
Santa Croce ed Ex Reggiane

Non troppo distante da Mancasale c’è poi il quartiere Santa Croce, sembrano lontani i tempi in cui si diceva che sarebbe stato riqualificato con interventi alle ex Reggiane. Ci sono stati questi interventi. A partire dallo sgombero dei senzatetto alle ex Officine che negli anni si erano trasformati in covi di degrado e spaccio e criminalità.
Il lavoro svolto sul Parco Innovazione alle ex Reggiane è stato il progetto più complesso gestito in questi anni.
Alle ex Reggiane oggettivamente “una nuova città sta nascendo…” che non interessa solo l’area di riferimento ma tutta la zona di Santa Croce, dal Campovolo ai campi di via Agosti. Memoria e innovazione, lavoro, ricerca, sport e musica, ma soprattutto conoscenza. Nella stessa area convivono aziende di qualità, centri di ricerca, la sede di Palomar, e tra poco arriverà l’università con il Polo digitale e quattro corsi di laurea. Si stanno sbloccando investimenti privati. Pirru, la Pallacanestro Reggiana interessata a realizzare lì la propria casa. A due passi il Malaguzzi.
Credo sia stato un bellissimo lavoro di rigenerazione, ne ha beneficiato in primis il quartiere di Santa Croce. Ricordo lo stato d’animo di quei cittadini all’inizio del mio mandato. Lavorare con loro è stato travolgente ed entusiasmante.
Superare e risolvere i temi del degrado è stata una delle cose più belle di questi anni. Abbiamo dato sicurezza e legalità, ma abbiamo dato soprattutto umanità ed una opportunità per oltre cento persone di avere un futuro nella nostra città con condizioni di vita migliori.
Quando si dice che non si vuole lasciare indietro nessuno. Noi li abbiamo tenuto fede a questo principio.
Ma mi faccia fare una considerazione e un appello. Le Reggiane non sono del Comune. Sono di tutti. E’ il momento di una svolta nell’investimento privato per completare la riqualificazione. Noi siamo disponibili a discutere con chiunque interessato.
Torniamo tuttavia agli investimenti nell’area del Tecnopolo. investimento chiama investimento e tra poco ci saranno nuovi insediamenti e nascerà un quarto polo universitario. Potrebbe essere proprio l’università un connettore tra le varie realtà della città?
Quando iniziai a fare il sindaco l’università aveva 6.000 studenti. Oggi ne abbiamo il doppio. In questi anni abbiamo impostato e chiuso l’operazione Seminario ed ora l’università approderà anche alle Reggiane. Io credo sia una delle sfide future che lasceremo. Continuare a far crescere l’università. Se cresce l’università cambia la città perché si attraggono studenti, talento e sapere. In un’epoca di calo demografico e progressivo invecchiamento l’attrazione universitaria è un fondamentale motore di sviluppo culturale, sociale e civile.
Degrado e senzatetto

Il problema di quei ‘senzatetto’ non è però definitivamente risolto. Sacche di degrado si sono ritrovate in varie parti della città, l’ultima nel cantiere in via San Girolamo. Subito sgomberati certamente, ma è come correre dietro a qualcosa che continuamente si sposta!
In ogni città contemporanea ci sono ambiti di marginalità sociale e di rischio esclusione. È un problema che vivono anzitutto le grandi città americane. La chiave è la forza del welfare, il sistema dei servizi sociali, la determinazione a prendere in carico queste persone ed offrire un progetto di vita. Viviamo in un mondo in cui ci sono governi che colpevolizzano la povertà. Io sono orgoglioso della mia città, del suo senso civico, del suo spirito diffuso di solidarietà, del suo tasso di umanità.
Viabilità

Veniamo al tema viabilità. Tangenziale di Fogliano, bretella di Rivalta e via Emilia bis. In sintesi, progetti e soprattutto tempistiche.
Le dico tutto, ma prima mi conceda una provocazione. Le tre tangenziali erano nel dibattito pubblico da trent’anni. Dagli anni ‘90. In quanti avrebbero scommesso che ce l’avremmo fatta? La tangenziale nord è il più grande cantiere del dopoguerra. Finirà nel 2025. La tangenziale di Rivalta sono in corso i lavori. A maggio termineremo li primo tratto poi partirà il secondo. La tangenziale di Fogliano partiranno i lavori entro aprile e il cantiere durerà circa due anni. Aggiungo, continuo a pensare che il finanziamento della Via Emilia Bis sia fattibile. Insieme alla regione e ad Anas siamo arrivati a buon punto. Adesso va ufficializzata la decisione.
Rcf Arena

La stessa Rcf Arena: è un’iniziativa privata. Il ritorno per la città quando lo si misurerà? Fino ad oggi l’Arena ha significato, in occasione degli eventi, disagi alla circolazione e impegno di uomini e mezzi delle forze dell’ordine e della polizia locale, e di Iren, a garanzia della tenuta degli eventi.
Nel 1981, per la prima volta, dopo un concerto al Campovolo, Radio Venere disse che Reggio doveva dotarsi di una grande Arena stabile per la musica. La città ne ha parlato per 40 anni. In mezzo ci sono stati i grandi concerti dagli U2 a Ligabue. Noi l’Arena stabile l’abbiamo fatta. Questa è la differenza. E non è un progetto squisitamente privato, è una grande operazione pubblico privato, perché l’idea l’abbiamo imposta noi, la concessione del Campovolo l’ha riconosciuta al Comune il Governo nel 2015 e il business plan ha potuto beneficiare di un contributo pubblico dei fondi europei della regione.
Oggi RCF Arena è una realtà che potrà aiutare il futuro della città. Tantissime altre città italiane se potessero ce la porterebbero via. Credo però che dobbiamo essere all’altezza della complessità di questa opportunità. Un Arena per la musica dal vivo, unica in Europa, con 100.000 posti in piedi o 35.000 a sedere, collocata dentro un grande parco urbano, il Campovolo, ripensato rispetto al suo storico utilizzo. Quest’anno avremo 500.000 persone in città per i diversi concerti. Chiunque arriva e spende soldi a Reggio genera pil. Faccia lei i conti di cosa significhi attrarre così tante persone. È una opportunità di valorizzazione territoriale, culturale ed anche turistica ed anche di internazionalizzazione della città. È la Mediopadana della musica, nel tempo progressivamente cambierà Reggio. Nel 2022 l’inaugurazione è stato un momento delicato ma sostanzialmente un successo organizzativo e non era scontato.
Sui dettagli per migliorare continueremo a lavorare ma la sfida del suo lancio è stata vinta e riconosciuta a beneficio della città dai media nazionali e internazionali.
Mercato Coperto

Torniamo alla città sindaco. Tutti aspettano il rilancio del mercato coperto. Quando avverrà e cosa aspettarci? Quali attività si insedieranno? Possiamo avere qualche anticipazione? Sara dato ampio spazio alle eccellenze reggiane? Come?
Poco dopo Pasqua aprirà il nuovo mercato coperto. Sarà uno dei momenti più significativi del 2023. Una grande piazza coperta, aperta anche la sera, dedicata al food, con somministrazione e vendita. Questa vicenda stimola alcune riflessioni. Il comune ha messo a disposizione una idea e la galleria, un investitore straniero ha raccolto la sfida della riqualificazione del format, diciotto imprenditori apriranno le attività. È così che si rilancia il centro storico con un grande patto per il centro dove pubblico e privato ci credono e ognuno fa la sua parte.

Secondo voi perchè chi fino ad ora non si reca in centro, dovrebbe farlo domani per il mercato coperto? Qual è la strategia per attrarre gente in centro, se ce n’è una? E come contrastare il fenomeno delle vetrine vuote? E i cartelli vendesi e affitto in centro?
Abbiamo realizzato un nuovo museo. Abbiamo rifatto piazza Gioberti, piazza Roversi. I Chiostri sono una delle migliori realizzazioni di questi anni. Nel 2023 Piazza San Prospero e il mercato coperto saranno momenti speciali.
Sarà un 2023 pieno di eventi culturali e musicali. A Luglio i Giochi Internazionali del Tricolore. Però bisogna che anche l’investimento privato faccia la propria parte e in tutta franchezza gli affitti richiesti per taluni spazi vuoti sono eccessivi ed invece di incentivare bloccano il centro.
I problemi del Centro Storico
E’ fuori discussione che il centro sia poco praticabile per le auto ma c’è un’idea di come risolvere questo problema più che decennale? Non tutti possono permettersi di prendere un minibù sia per tempo che per problemi di deambulazione.
In tutte le città europee i centri storici allargano le zone pedonali. La cultura dell’auto in centro è roba da 1960. Le tante piazze riqualificate e pedonalizzate spesso hanno visto rinascere la qualità della residenza e del commercio. Prendiamo Via Guasco. Ci ricordiamo com’era fino a pochi anni fa. Noi abbiamo pavimentato, abbiamo rimesso a nuovo il Pala Bigi, ma i privati hanno rifatto facciate e aperto locali. Ci hanno creduto ed il risultato è arrivato.
E poi, sempre in centro, c’è un problema di illuminazione pubblica che porta insicurezza. ha mai fatto un giro in viale Montegrappa, tanto per citare una via, al calar della luce?
Viale Montegrappa non mi sembra inadeguata sul fronte illuminazione. Ma soprattutto non è pensabile portare luce ovunque. Esiste un tema serio di costi energetici che le famiglie, le imprese ed anche i comuni hanno dovuto toccare con mano.
Veniamo al tema sicurezza, tema molto dibattuto i sempre. Le forze dell’ordine fanno tanto tra presidi e controlli eppure ci sono sacche come via Turri dove malvivenza e degrado continuano ad annidarsi. A livello istituzionale cosa si può fare di più?
Io devo essere riconoscente al lavoro fatto con le forze dell’ordine , con il coordinamento della prefettura, con l’azione della polizia locale in questi anni sul fronte della sicurezza dei cittadini. Abbiamo affrontato i contesti di maggiore criticità . La zona stazione, l’area delle ex Reggiane, la zona di via Roma. Recentemente una preoccupante ondata di furti a Rivalta. In tutti i casi ho visto professionalità, efficacia e risultati. Sono calati i reati. Non mi interessano i miglioramenti delle classifiche. Mi interessa che vi sia meno pressione sulla sicurezza, ogni giorno nulla va sottovalutato ma Reggio oggi è una città più sicura. Le opposizioni ormai da anni fanno fatica anche loro a trovare seri argomenti su questi aspetti. E questo significa che o le opposizioni sono troppo deboli o molto probabilmente il problema non esiste in modo emergenziale.
In centro invece c’è ancora il cantiere di via Ariosto, la corsia che dal centro conduce a Porta Castello. Per quando si prevede la fine dei lavori? Troppi disagi, perché la strada non è ancora stata riaperta?
Tutti i cantieri hanno in sé alcuni disagi. Oggi poi le aziende fanno fatica. Non trovano manodopera, materie prime, costi energetici impazziti. Abbiamo attraversato anni complicati e le città sono il luogo della complessità non il contrario. Ma il dato che conta è uno solo. Tra un mese Viale Ariosto sarà finito. Ci ricordiamo com’era ..? Sarà un grande boulvard di accesso al centro proveniente da Viale Umberto. Più alberi, più spazio a bici e pedoni, una nuova piazza un nuovo centro storico.


