Don Luigi Ciotti e il presidente della Provincia Giorgio Zanni da pagina Fb provincia

REGGIO EMILIA – Come riporta la pagina Facebook della Provincia di Reggio Emilia, anche il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, ha partecipato questa mattina a Palazzo Baroni, l’ex seminario di viale Timavo oggi sede di Unimore, alla giornata su “L’impegno della formazione nella lotta alle mafie: l’importanza della scuola e dell’Università” promossa dal Dipartimento di Educazione e scienze umane che ha di nuovo portato nella nostra città il fondatore di Libera don Luigi Ciotti.

Ph da pagina Fb Provincia Reggio Emilia

“Quella contro le infiltrazioni delle mafie è una battaglia comune che non si combatte da soli, ma facendo squadra, come stiamo facendo grazie al coordinamento del prefetto Iolanda Rolli, che sta per lasciarci e che ringrazio ancora una volta per il prezioso lavoro che ha svolto, con “stile reggiano” – ha tra l’altro detto – Siamo una terra delicata, teatro di procedimenti importanti e di oltre cento interdittive, che non è un dato negativo, ma il risultato di un lavoro di cui, invece, andare orgogliosi perché dimostra che qui non si nasconde niente sotto il tappeto”.

Ph da pagina Fb Provincia Reggio Emilia

“Di tutto questo non basta ringraziare, ma occorre anche prendere posizione quando questo sistema basato sulle interdittive e sui tanti protocolli antimafia, unici in Italia, che abbiamo adottato per alzare l’asticella dell’attenzione, viene messo in discussione – ha aggiunto il presidente della Provincia – Questo purtroppo è successo, ma noi tutti, sindaci, istituzioni, associazioni come Libera, siamo intervenuti per difendere con fermezza e convinzione questi strumenti che abbiamo adottato per proteggerci da quello che abbiamo imparato a conoscere da Aemilia in poi. Perché, proprio come don Ciotti ci aveva ricordato lo scorso 25 aprile a Casa Cervi, i neutrali, chi delega, l’indifferenza sono una malattia mortale e solo sentendoci parte di un noi potremo liberarci dalle mafie e liberare chi ancora non è libero”.