
BASSA REGGIANA – Sono due gli imprenditori, titolari di altrettante ditte, deferiti alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia dai Carabinieri Forestale di Gualtieri lo scorso 18 marzo per reati connessi alla gestione di rifiuti pericolosi, frode nell’esercizio di attività commerciale e falso ideologico. I militari hanno sequestrato di iniziativa due ampie aree di cantiere. Risale all’inizio dello scorso dicembre il primo controllo effettuato dalla pattuglia dei militari di Gualtieri: nel corso dell’attività di vigilanza a Brescello non era passato inosservato che il materiale utilizzato per la realizzazione di un ampio piazzale ad uso industriale di oltre 11 mila metri quadri appariva visivamente riconducibile a rifiuti speciali da demolizione, con parti di mattoni, cemento e laterizi mescolati a vari frammenti di diversa natura, tra cui legno, plastica e ferro.
Dopo le indagini informatiche, acquisizione di informazioni e accertamenti documentali, i Carabinieri Forestali sono riusciti così ad identificare il sito di provenienza del materiale utilizzato come sottofondo del piazzale industriale: si sarebbe trattato di “riciclato” in calcestruzzo, ottenuto dal trattamento di rifiuti prodotti presso un altro cantiere edile in un vicino comune della bassa reggiana. In particolare, l’inerte sarebbe derivato direttamente dalla lavorazione in loco, tramite un frantoio mobile autorizzato al solo trattamento di rifiuti non pericolosi, dei residui della demolizione di un complesso industriale: si tratterebbe di fabbricati, palazzine, uffici e altri manufatti degli anni ’80, con un’estensione di oltre 30 mila mq (una superficie equivalente a più di tre campi da calcio).
I rifiuti però sarebbero stati ugualmente immessi sul mercato come inerte riciclato per l’edilizia, nonostante le evidenti carenze autorizzative e gestionali e le insufficienze nelle procedure previste per il loro corretto recupero. Solo una parte di questi sarebbe stata reimpiegata direttamente in loco, mentre la maggiore quantità, circa l’80%, sarebbe stata destinata al cantiere edile di Brescello. Da qui, una serie di contestazioni relative non solo della gestione illecita di rifiuti ma anche, a carico del solo rivenditore, della frode nell’esercizio del commercio, con inganno dei rispettivi proprietari delle aree, del tutto ignari del fatto che il materiale utilizzato per il soffondo dei piazzali fosse un vero e proprio rifiuto pericoloso camuffato da “riciclato” in calcestruzzo. Entrambi i cantieri sono stati quindi sottoposti a sequestro probatorio dalla polizia giudiziaria, al fine di assicurare le fonti di prova preservandole da ogni possibile alterazione o modifica. Si tratta in totale di quasi 45 mila metri quadri di terreno interamente ricoperto da una ingente quantità di rifiuti speciali, la cui pericolosità al momento non può in alcun modo essere esclusa.


