di Nicola Zinelli

REGGIO EMILIA – La squadra  allenata da Pippo Marchioro domina, inaspettatamente, il campionato e ottiene la prima, storica, promozione nella massima serie.

Il 16 maggio 1993 è una data impressa a fuoco nella mente dei tifosi della Reggiana: quel giorno i granata, pareggiando 1 a 1 in quel di Cesena, ottengono la matematica promozione in serie A al termine di un campionato dominato e vinto meritatamente.

La Reggiana di Pippo Marchioro entra nella storia. Il sogno di tante generazioni di reggiani, i tentativi del salto di qualità durante la gestione del triumvirato Visconti, Lari e Degola e le delusioni dei due anni precedenti sotto la guida di Sacchetti e Fiaccadori, si è realizzato. Finalmente il triste modi di dire “In A àg vòlen mìa andèr” non è rispettato.

Come detto quel giorno si gioca a Cesena e per la matematica promozione in serie A basta un punto e al “Dino Manuzzi”, dove la partita in pratica non c’è, i granata pareggiano 1 a 1: i nostri vanno in vantaggio con Sacchetti e i romagnoli impattano grazie al gol di Hubner. E così si aspetta solo il fischio finale per festeggiare assieme agli oltre 4 mila reggiani, tutti rigorosamente con qualcosa di granata indosso, assiepati in gradinata nord.

E a fine partita esplode la festa con tutta la squadra che si raduna sotto al curva e Pippo Marchioro portato in trionfo.

Anche in città si festeggia: la circonvallazione e le vie del centro sono prese d’assalto da tantissimi reggiani. La voglia di festeggiare è tantissima, la fontana davanti al teatro Valli (quella bella ed elegante, non quella insignificante di oggi) diventa una sorta di piscina: numerosi sono i tifosi che ci fanno il bagno. Il teatro è addobbato con una “A” gigante. I festeggiamenti proseguono fino a tarda notte con i giocatori portati in trionfo.

Finalmente il sogno si è realizzato.

Ma non è stato semplice ottenere questa vittoria che, però, è tanto meritata quanto inaspettata. Come detto la Reggiana arrivava da un biennio di delusioni, in particolar modo il campionato 1991-92. In questi due anni la proprietà ha costruito formazioni per cercare in tutti i modi di ottenere la tanto agognata promozione in serie A. Punto di forza di questa squadra è Fabrizio Ravanelli, ma le sue bizze hanno fatto naufragare i sogni di gloria. La delusione è tanta e la squadra viene rifondata e si parte con un profilo basso.  Vengono ceduti: Ravanelli alla Juve (3 miliardi), Paganin all’Atalanta, Altomare e Airoldi tornano al Napoli, Facciolo, dopo il deludente campionato, viene venduto alla Triestina, anche Bertoni e l’altro portiere Ciucci lasciano la maglia granata e De Vecchi dice addio al calcio giocato. Al loro posto arrivano: Bucci dalla Casertana via Parma, Sardini dal Pisa, Accardi dall’Alessandria, Corrado dal Genoa, Parlato dalla Sambenedettese, Picasso dal Foggia, Sacchetti dal Messina, l’ex juventino Pacione fermo da un anno (ultimo campionato in forza al Venezia). 

Rimangono i punti di forza De Falco, Dominissini, Francesconi, Monti, Morello, Scienza, Sgarbossa e Zanutta. Nonostante Corni sostenga che la squadra sembra più compatta della precedente, la stampa e i tifosi sono scettici. L’esordio con il Verona non è esaltante: i veneti, favoriti per la vittoria finale, dominano e i granata sono graziati dall’arbitro che annulla un gol regolare agli scaligeri. Nelle due partite successive arrivano un altro pareggio a reti bianche a Bari e una vittoria per 2 a 0 con il Monza. Da quel momento la Reggiana inizia a volare: due vittorie consecutive, compreso il derby vinto in casa contro il Bologna per 4 a 0. Dopo il sofferto pareggio a Modena, la Reggiana inizia a macinare punti: il collettivo creato da Marchioro segna con il contagocce, ma non prende gol (Bucci mantiene inviolata la propria porta per oltre 700 minuti). Tant’è che arriva a fine girone d’andata in testa alla classifica, con 7 punti di vantaggio sulla quinta e ancora imbattuta. Cosa più importante, è tornato l’entusiasmo tra i tifosi. Il girone di ritorno inizia con la prima battuta d’arresto al Bentegodi di Verona, e riaffiorano i fantasmi tra i tifosi granata.

Ma la successiva vittoria interna con il Bari scaccia via tutte le paure. La squadra di Marchioro inizia a fare i calcoli: tre pareggi consecutivi per 0 a 0 con Monza, Lecce e Bologna. La Reggiana torna alla vittoria nel derby con il Modena (1 a 0 gol di Corrado). La serie di pareggi continua, ma i granata sono saldamente al comando. A Lucca i padroni di casa infliggono la seconda sconfitta in campionato (2 a 1). Ad inizio maggio la proprietà della Reggiana passa di mano: Dal Cin e i fratelli Fantinel (produttori di vini) acquistano la società. I granata tornano alla vittoria in quel di Venezia grazie al gol dell’ex Pacione. Ormai la promozione è ad un solo punto che arriverà, come detto ad inizio articolo, in quel di Cesena. La partita successiva in casa con il Padova è quella della festa in un Mirabello gremitissimo e vestito a festa. A fine partita, sulle note della famosissima canzone dei Queen “We are the champions”, i giocatori sfilano e festeggiano davanti ad un pubblico in visibilio e commosso. Le ultime partite servono solo per l’almanacco e per definire la classifica finale.

Forza Reggiana!