REGGIO EMILIA – La notizia della morte di Silvio Berlusconi, all’età di 86 anni, ha fatto il giro del mondo. Tutte le prime pagine dei giornali, anche esteri, sono dedicati alla sua scomparsa. Attestati di stima sono arrivati da amici e alleati ma anche dagli avversari, a partire dal suo storico rivale Romano Prodi che ha riconosciuto la sua “grande influenza” per il Paese, da Elly Schlein al leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte.

“Berlusconi è stato un grande leader politico che ha segnato la storia della nostra Repubblica, incidendo su paradigmi, usi e linguaggi” ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che domani sarà a Milano per i funerali di Stato, celebrati dall’arcivescovo Mario Delpini,in un giorno di lutto nazionale.

“Si faceva chiamare Silvio da tutti i nostri – scrive Mauro Del Bue – Craxi lo chiamava Silvio perchè gli era amico da giovane. Martelli lo chiamava Silvio perchè era amico di Craxi. De Michelis lo chiamava Silvio perchè non voleva essere da meno degli altri due. Berlusconi mi volle incontrare assieme a Bobo Craxi poco dopo la mia nomina a sottosegretario del suo governo che avvenne su segnalazione del Nuovo Psi. Era l’aprile del 2005. Io pensavo di parlargli di politica ma lui pareva quasi disinteressato. Quando Bobo gli disse che anch’io componevo canzoni il volto gli si illuminò.(…) Qualche tempo dopo al ricevimento del presidente Ciampi che lasciava il Quirinale Berlusconi mi chiamò da lontano: “Del Bue, sono nella rassegna della canzone napoletana”, confidò orgogliosamente a tutti quelli che lo guardavano tra lo stupito e l’incredulo. Questo era l’aspetto ludico, gioioso, scanzonato di un grande imprenditore che inventò la televisione privata, che acquistò il Milan facendolo divenire la squadra piu forte del mondo e che nel 1994 discese in politica e in tre mesi vinse le elezioni. Quando si formò il Pdl lo abbandonai scegliendo la costituente socialista e il centro-sinistra, ma non posso dimenticare che nel 1994 la stragrande parte dei socialisti votò per lui per contrastare un blocco ispirato dal giustizialismo delle monetine e dal culto di Di Pietro”.

Mentre è unanime il cordoglio per la persona, per il leader, per l’avversario, a Reggio Emilia ieri i consiglieri comunali sono usciti dall’aula nel momento della commemorazione per la morte di Berlusconi. Il commento del Centrodestra: “Un gesto di una gravità inaudita”.

“All’ inizio del consiglio comunale odierno – si legge nella nota – si è tenuto su richiesta dei gruppi di centrodestra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia un minuto di silenzio per omaggiare la memoria del compianto Presidente Silvio Berlusconi, scomparso quest’oggi all’età di 86 anni.
Prima di questo momento di commemorazione sono usciti dall’aula i consiglieri di opposizione Bertucci, Soragni , De Lucia e i consiglieri di maggioranza Piacentini, Montanari , Ferretti , Ruozzi, Ghidoni, Burani, Pedrazzoli, Braghiroli , Burani, Perri, salvo poi rientrare in sala appena terminato il minuto di silenzio”.
“Di fronte a tale episodio come coalizione di centrodestra ci teniamo ad condannare il comportamento dei sopracitati consiglieri e ad esprimere il nostro più profondo sdegno per il brutto spettacolo accaduto quest’oggi nella solenne Sala del Tricolore. Mancare di rispetto ad un uomo scomparso da poche ore, ancor prima che ad un leader di un partito che ha segnato la politica italiana degli ultimi di trent’anni, è un comportamento non degno da parte di chi rappresenta i cittadini reggiani e ricopre un ruolo in un istituzione pubblica”.

La risposta di De Lucia: “Dispiace per la perdita umana e chiaramente esprimiamo le sentite condoglianze alla famiglia di Berlusconi. Non siamo però concordi con un momento di elogio pubblico e memoria nelle istituzioni cittadine e per questo siamo usciti dall’aula. Per citare Giorgo Gaber non ho timore di «Berlusconi in sé», ma come «Berlusconi in me». Un’idea di persona, personalità, imprenditoria, politica e atteggiamento nei confronti della vita con la quale ognuno di noi a un certo punto si è necessariamente confrontato.   La stagione politica di Berlusconi, lo ricordiamo, ha portato il default economico del paese, leggi ad personam, lo svilimento delle donne, l’aumento della corruzione e una maggiore sfiducia e derisione delle istituzioni e della politica.  Il rapporto di Berlusconi con la magistratura ha segnato  poi per decenni il dibattito sulla giustizia: sono stati trenta i processi e una la condanna. Tra i processi ricordiamo a più riprese corruzione, evasione fiscale, reati societari. Persino, incredibilmente e a più riprese, per le stragi di mafia.  L’unica condanna per Berlusconi nel 2013 per frode fiscale nel processo sulla compravendita di diritti cinematografici per i film da trasmettere in Tv. Si trattò di una condanna a 4 anni, tre dei quali coperti da indulto. Tutto questo per noi non deve appartenere a chi rappresenta o ha rappresentato le istituzioni e lo stato”