POVIGLIO – Rischia di incorrere in una sanzione penale, oltre che nell’eventuale sospensione, revoca o esclusione definitiva dalla concessione della licenza di porto di fucile per uso caccia, il responsabile dell’uccisione di un esemplare di falco pellegrino avvenuta in una zona di campagna a Poviglio nei primi giorni di settembre. Si tratta di un rapace diurno appartenente ad una specie selvatica particolarmente protetta.

La carcassa del falco, grande predatore dei nostri cieli, è stata rinvenuta dopo che una persona l’ha segnalato ai Carabinieri Forestali di Gualtieri. 

Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti l’eventuale correlazione tra l’uccisione dell’animale e la pre-apertura, pochi giorni prima del ritrovamento, della caccia al colombaccio, consentita dal calendario venatorio regionale dell’Emilia-Romagna esclusivamente da appostamento, nelle giornate fisse di domenica e giovedì fino alle ore 13 e limitatamente a determinate specie.

Proprio il colombaccio rappresenta infatti una delle prede elette del falco pellegrino; per questo il rapace viene impropriamente considerato un elemento di disturbo all’attività venatoria, finendo illegalmente nel mirino di cacciatori di selvaggina da piuma e bracconieri. 

Mentre proseguono le indagini dei Carabinieri forestali per l’identificazione del responsabile, gli accertamenti autoptici svolti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Reggio Emilia hanno già confermato che la causa della morte dell’animale protetto è riconducibile alle ferite di arma da fuoco da munizione cosiddetta “spezzata” (pallini), comunemente impiegata per la caccia ai volatili. I reperti balistici estratti dall’esame necroscopico sono stati recuperati dai militari e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, unitamente ad alcune cartucce acquisite sul luogo del ritrovamento a pochi metri dalla carcassa del falco e presumibilmente abbandonate dallo stesso indagato.

Nel frattempo, la Procura della Repubblica di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. La Legge sulla protezione della fauna omeoterma vieta infatti l’abbattimento, la cattura o la detenzione di esemplari (vivi o morti) di specie tra cui il Falco pellegrino, condotta sanzionata penalmente. Inoltre, l’uccisione di animale costituisce un più grave delitto, previsto e punito dall’art. 544 bis del codice penale, che prevede la pena della reclusione fino a due anni.