Di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – 15 gennaio 1450: il notaio Giroldo Fiordibelli disponeva nel testamento che a sue spese fosse dipinta sul tiburio del Duomo un’immagine della Madonna perché chi si fosse trovato nella piazza al suono dell’Ave Maria potesse devotamente invocarla. Disposizione confermata dalla moglie Anna Boiardi.

Solo decenni dopo nel 1522 il capitolo della Cattedrale affidava all’orefice e scultore Bartolomeo Spani l’esecuzione di una statua in rame dorato raffigurante la Vergine in trono con in braccio il Bambino; in ginocchio erano rappresentati i coniugi Giroldo e Anna. La statua doveva essere consegnata l’anno seguente 1523.
Dunque da cinque secoli dal tiburio la Madonna dorata veglia sulla città; la ricorrenza è stata commemorata la sera di venerdì 8 dicembre – solennità dell’Immacolata Concezione – dall’arcivescovo Giacomo Morandi che sottolineando la presenza nel gruppo statuario di moglie e marito ha invitato a pregare per tutte le famiglie. Al termine della cerimonia ha distribuito ai presenti l’immagine della Vergine con l’atto di affidamento a Maria. La ricorrenza centenaria avrebbe certamente richiesto una maggiore risonanza nella comunicazione e meritato un più ampio coinvolgimento della comunità reggiana.
Mons. Morandi ha quindi presieduto in Cattedrale la celebrazione eucaristica; nell’omelia si è soffermato sul brano evangelico dell’Annunciazione e in particolare sull’espressione rivolta dall’arcangelo Gabriele a Maria: “Rallegrati, piena di grazia”, unica nella Bibbia. Maria è trasfigurata dalla grazia di Dio e il suo “sì” rende possibile il progetto di salvezza dell’umanità. Il brano di Genesi mostra invece come il serpente inculchi il veleno, il sospetto nei progenitori che vedono nel Signore il nemico che non vuole la loro realizzazione; da ciò l’atteggiamento di ribellione, di allontanamento da Dio.
L’arcivescovo ha ribadito che tutti siamo dei graziati; nella vita di ognuno ci sono stati snodi importanti in cui ciascuno è stato visitato dal Signore; e quando sarà “al piano di sopra” al termine del cammino terreno si renderà conto di quanto hanno pregato per lui. Mons. Morandi ha evidenziato come rara sia la preghiera di ringraziamento e molto più frequente quella di richiesta; inoltre ha focalizzato che lo Spirito Santo, che ciascuno ha ricevuto, è il protagonista della storia. Ha poi posto l’accento sulla necessità, accanto a veglie e preghiere per invocare la pace per le popolazioni martoriate dalla guerra, di impetrare la pace nelle relazioni familiari, di lavoro, nella comunità ecclesiale. La fede – affidamento al Signore – rende possibile camminare dove sembra impossibile. La fede è relazione, è trasmettere il fascino e la bellezza di essere discepoli: questa la preoccupazione che occorre avere perché i figli non la perdano e non siano nelle tenebre. Con gioia l’uomo si consegna, si affida a Dio: nella tua volontà è la nostra pace!


