REGGIO EMILIA – Si è tenuto martedì 12 dicembre al pomeriggio presso Ruote da Sogno il tradizionale incontro di fine anno di Unindustria Reggio Emilia, intitolato 2024 “I reggiani si guardano allo specchio”. L’incontro, che ha visto la partecipazione di oltre 300 persone, ha preso il via con l’intervento della Presidente Roberta Anceschi.

“Poco meno di due settimane fa il Censis – nel suo consueto Rapporto annuale – ha descritto lo stato della società italiana con le seguenti parole: “La società italiana sembra affetta da sonnambulismo, precipitata in un sonno profondo dell’attenzione indispensabile per affrontare dinamiche strutturali dagli esiti funesti. Nel 2050 l’Italia avrà perso complessivamente 4,5 milioni di residenti, come se le due più grandi città, Roma e Milano insieme, scomparissero. La flessione demografica sarà il risultato di una diminuzione di 9,1 milioni di persone con meno di 65 anni e di un contestuale aumento di 4,6 milioni di persone con 65 anni e oltre. Si stimano quasi 8 milioni di persone in età attiva in meno nel 2050: una scarsità di lavoratori che avrà un impatto inevitabile sul sistema produttivo e sulla nostra capacità di generare valore. Ma il sonnambulismo non è imputabile solo alle classi dirigenti: è un fenomeno diffuso nella “maggioranza silenziosa” degli italiani. Resi più fragili dal disarmo identitario e politico, al punto che il 56,0% (il 61,4% tra i giovani) è convinto di contare poco nella società. Feriti da un profondo senso di impotenza, se il 60,8% (il 65,3% tra i giovani) prova una grande insicurezza a causa dei tanti rischi inattesi. Delusi dalla globalizzazione, che per il 69,3% ha portato all’Italia più danni che benefici. E rassegnati, se l’80,1% (l’84,1% tra i giovani) è convinto che l’Italia sia irrimediabilmente in declino”.

Questo è quello che ha inteso richiamare Roberta Anceschi di Unindustria: un quadro della società italiana, dove, per la prima volta e in maniera stringente, sono gli italiani con la loro apatia e non la politica o i problemi sociali, al centro dell’analisi. Il Censis descrive meticolosamente una “ipertrofia emotiva” dove le argomentazioni ragionevoli vengono travolte da “paure amplificate, fughe millenaristiche, spasmi apocalittici, l’improbabile e il verosimile”. Paura dei processi di globalizzazione che danneggiano un paese esportatore come il nostro; diffidenza verso il sapere scientifico che genera i mostro negazionisti; il fenomeno migratorio, affrontato come emergenza o fatto episodico e non strutturale. Stiamo vivendo un vero cambiamento di epoca.

Gli imprenditori rilevano che questa situazione di incertezza permanente ha accelerato il cambiamento delle catene globali del valore, evidenziandone la fragilità. In altri termini, sta cambiando il campo di gioco delle nostre imprese e, dunque, anche di quelle comunità che negli scorsi decenni proprio attraverso il successo internazionale dell’industria hanno consolidato il loro benessere, la loro coesione sociale e la loro identità.

Guardando al prossimo 2024 viene condivisa la posizione espressa nelle scorse settimane dal Presidente Bonomi quando ha ribadito la necessità di destinare più risorse a sostegno degli investimenti.

Reggio Emilia, in particolare, pare accentuare i tratti tipici delle realtà urbane maggiori del Nord Italia: polarizzazione tra i cittadini, crescita della percezione di insicurezza, aumento del disagio sociale, difficoltà di integrazione e perdurante crisi delle attività commerciali minori. Le interazioni tra soggetti con ruoli e competenze diverse favoriscono la generazione di idee innovative e la creazione di soluzioni più efficaci. Di fronte alla grande trasformazione, di fronte alle guerre, di fronte ai pericoli, coloro che ad ogni livello amministrativo guidano l’Italia e le sue migliaia di comunità, sono chiamati a far prevalere la saggezza fondata sul dialogo, sulla collaborazione e sul nobile compromesso che rappresenta l’essenza stessa dell’agire politico”.

Sono seguiti la relazione di Daniele Marini, docente di Sociologia dei processi economici Università di Padova – Direttore Scientifico Community Research&Analysis e la conversazione tra Enrico Bini, sindaco di Castelnovo né Monti, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e Camilla Verona, sindaco di Guastalla. Ha condotto i lavori Andrea Cabrini, Direttore Class CNBC.

L’intervento di Daniele Marini ha inteso analizzare la fotografia scattata sulla popolazione della provincia di Reggio Emilia, in un contesto segnato da tensioni internazionali, dopo una lunga esperienza di difficoltà come quella della pandemia. Altri elementi di tensione sono l’elevata inflazione e la crisi energetica che pesano su famiglie e imprese. Il quadro complessivo non lascia spazio a visioni particolarmente positive e prefigura un futuro molto incerto e costellato di cambiamenti continui e repentino. In una simile realtà le condizioni percepite dalla popolazione reggiana, seppure con gradi di difficoltà e problematicità non marginali, sono improntate in netta prevalenza a una sostanziale stabilità. Nello stesso tempo, sembrano mancare slanci di crescita, segnali che diano la sensazione di una progressione plausibile o un’accelerazione ulteriore: prevale una sorta di «medietà» nelle percezioni, sicuramente positive, ma che restano nella media, appunto, nel confronto con altre realtà simili.

Il docente di sociologia ha poi ripercorso alcuni degli esiti che giustifichino l’interpretazione avanzata poc’anzi. Per quanto riguarda le condizioni economiche percepite, la maggioranza dei reggiani interpellati non segnala significativi cambiamento nelle proprie risorse nell’ultimo lustro. L’interrogativo che si pone è se una famiglia può essere in grado di resistere economicamente quando attorno a sé le condizioni peggiorano

Collegata a queste dimensioni viene un secondo aspetto: la percezione della qualità della vita e dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni. Anche in questo caso otteniamo un esito complessivo di sostanziale saldezza delle diverse dimensioni proposte.

Un terzo aspetto che emerge fra le righe della ricerca è la presenza di un sentimento ancorato alle istituzioni, più che alle individualità politiche. Come se in questa realtà territoriale i processi di delegittimazione e secolarizzazione avessero aggredito più i partiti e la Chiesa, che le istituzioni pubbliche. E le stesse soggettività politiche fossero collocate in secondo piano, rispetto alle istituzioni che rappresentano.

Il quarto aspetto riguarda gli orientamenti verso il lavoro e le imprese. Gli esiti raccolti indicano la presenza di un orientamento «laburista», non solo e non tanto sotto il profilo delle culture politiche (il 32,4% della popolazione si colloca all’interno della sinistra-centrosinistra, però con il 41,7% che non si riconosce più nei tradizionali schieramenti politici), quanto del lavoro e della produzione come elemento identitario.

Al termine, l’immagine complessiva riverberata dalla presente ricerca è di reggiani i cui orientamenti sono ispirati a una «medietà», a un atteggiamento «fattivamente sobrio» dove il lavoro e l’industria costituiscono un caposaldo dell’identità sociale; dove le istituzioni hanno un peso superiore alle individualità politiche e costituiscono ancora oggi una trama importante della coesione. Con grande capacità di resistenza e resilienza, senza atteggiamenti da primattore, ma anche senza slanci particolari, mantenendo un comportamento di basso profilo, un understatement diffuso.

Parafrasando la ben nota canzone di Luciano Ligabue, i reggiani riverberano un’immagine di quanti fanno una “vita da mediano”:

[…]

Una vita da mediano con dei compiti precisi a coprire certe zone

a giocare generosi lì

sempre lì

lì nel mezzo

finché ce n’hai stai lì

[…]

Una vita da mediano lavorando come Oriali anni di fatica e botte e vinci casomai i mondiali […]