Il convegno tenutosi al Centro Loris Malaguzzi

REGGIO EMILIA – Ieri al Centro internazionale Loris Malaguzzi il mondo educativo reggiano si è incontrato per confrontarsi, nel convegno ‘La città è scuola’, sull’evoluzione di servizi e progetti per bambini e ragazzi negli ultimi 10 anni. L’incontro, che ha visto la partecipazione fra gli altri del sindaco Luca Vecchi, di Marco Rossi-Doria, presidente dell’Impresa sociale Con i bambini, esperto dei processi di apprendimento e delle politiche di inclusione, primo maestro di strada e già sottosegretario di Stato all’Istruzione, dell’assessora all’Educazione Raffaella Curioni e di Paolo Bernardi dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, è stato occasione anche per presentare la diffusione in altre città europee del progetto Scuola diffusa, nato e sviluppatosi a Reggio Emilia, attraverso il programma Erasmus Plus dell’Unione Europea.

Fra le prospettive del prossimo futuro del progetto Scuola diffusa (Widespread School), con le sperimentazioni e l’approccio all’apprendimento al di fuori del contesto scolastico, ci sono infatti opportunità di crescita europea. Il progetto intende ampliare e arricchire ulteriormente l’esperienza reggiana, mettendola in dialogo con le esperienze di Education Outside the Classroom del panorama europeo, soprattutto nello scambio e nel confronto tra insegnanti ed educatori nei momenti di formazione internazionale e di sperimentazione di approcci didattici innovativi che il progetto prevede.

Si tratta di un progetto triennale (2023-2026), finanziato con un contributo di 400.000 euro attraverso il programma Erasmus Plus, che coinvolge un partenariato costituito da 7 istituzioni europee di 4 Paesi:

  • Comune di Reggio Emilia (Coordinatore, supportato da Fondazione E35)
  • Università di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento Educazione e Scienze umane
  • Fondazione Reggio Children
  • Università di Girona (Catalogna, Spagna – Città gemella con Reggio Emilia)
  • Scuola Carme Auguet di Girona (Catalogna, Spagna)
  • Comune di Zadar (Croazia – Città gemella con Reggio Emilia)
  • Scuola Saunalahti di Espoo (Finlandia)

“Considero la Scuola diffusa uno dei progetti più belli, più entusiasmanti e innovativi della mia esperienza di sindaco – ha dichiarato il sindaco Luca Vecchi – per come è nata, in quei giorni drammatici, dove la pandemia sembrava inarrestabile e l’angoscia attraversava la comunità. Lì abbiamo pensato ai nostri ragazzi, al loro futuro, al bisogno di farli tornare a scuola, dopo i mesi passati in Dad. In quel contesto, un’operazione che inizialmente doveva essere emergenziale, logistica e manutentiva, trova la capacità di generare una nuova idea di scuola. Una scuola che si fa città, una città che si fa scuola, lo spazio pubblico che diventa elemento fondamentale del progetto educativo.

“Rodari disse: ‘Facciamo una scuola grande come il mondo’, a Reggio partendo dai cento linguaggi di Malaguzzi abbiamo provato a fare la scuola di Rodari – ha concluso il sindaco – Oggi quell’esperienza, che è entrata nel vissuto di centinaia di bambini e famiglie, diviene progetto europeo e coinvolge più città europee, dopo aver trovato il riconoscimento del ministero dell’Istruzione, e rappresenta un altro passo avanti di Reggio Emilia come città dell’educazione”.

“La giornata di oggi – ha detto l’assessora a Educazione e Conoscenza Raffaella Curioni aprendo i lavori al Centro internazionale – è speciale per la nostra città e per l’esperienza di Scuola diffusa: prende il via un nuovo progetto europeo coordinato dal Comune di Reggio Emilia, con il supporto della Fondazione E35, che vede coinvolte diverse realtà – Comuni, Scuole, Università – di 4 Paesi europei in un confronto sull’esperienza di scuola diffusa a livello europeo. Diamo quindi il benvenuto alle delegazioni delle città partecipanti al nuovo Progetto, in questi giorni a Reggio Emilia per conoscere da vicino l’esperienza di Scuola diffusa e le tante attività che la città promuove in ambito educativo. Un grazie inoltre ai partner reggiani che lavoreranno a fianco del Comune in questo nuovo percorso di valorizzazione dell’esperienza di Scuola diffusa in chiave europea”.

A proposito di città che si è fatta scuola negli ultimi 10 anni, l’assessora Curioni ha ricostruito progetti e ricerche con le scuole promossi da Officina Educativa-Servizi educativi territoriali e Diritto allo studio ed ha introdotto il tema della città educante, cioè fondata sull’educazione come dirittocompetenza strategica ed esercizio di corresponsabilità della comunità nel suo insieme.

Paolo Bernardi è intervenuto sulla relazione tra i patti educativi territoriali e le innovazioni didattiche, nella prospettiva della costruzione di un curricolo scolastico territoriale e nell’ambito del Patto per l’educazione e la conoscenza, siglato fra Amministrazione comunale e i 12 Istituti comprensivi della città nel 2012, rinnovato nel 2017, e dei Patti educativi territoriali del 2020, premessa normativa, valoriale e progettuale dell’esperienza di Scuola diffusa.

Successivamente Eugenio Paterlini, responsabile Servizi educativi territoriali e Diritto allo studio di Officina Educativa, ha delineato il volto della collaborazione con le scuole della città, che è cresciuta e si è rafforzata nel tempo, attraversando alcune tappe significative, che costituiscono la struttura di questo servizio nella relazione con la città, tra cui il Patto, la coprogettazione, l’intesa con il ministero dell’Istruzione e Scuola diffusa. La città è scuola, nella prospettiva di un incontro e un accordo tra soggetti diversi, che accolgono il punto di vista dell’altro e la responsabilità comune della crescita di bambini e ragazzi, che rende Scuola diffusa un patrimonio collettivo condiviso.

Nella Tavola rotonda, sono intervenuti sul futuro del sistema educativo reggiano gli stessi sindaco Luca VecchiMarco Rossi-Doria ed Elisabetta Fraracci, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci, Amanda Azzali, genitore dell’Istituto comprensivo Galileo Galilei, Giulia Matelli, responsabile di Agricola Villa Canali, una delle sette sedi di scuola diffusa 2023-24.

Il dibattito si è mosso dall’esperienza di Scuola diffusa: da efficacie soluzione di emergenza per riaprire le scuole in sicurezza durante la pandemia, attraverso la riqualificazione di spazi sottoutilizzati nelle scuole e la ricerca di spazi nuovi per l’attività scolastica in città, per accogliere le classi ‘decentrate’, diventa proposta progettuale stabile, rilanciando l’impulso innovativo che da sempre caratterizza la relazione tra Officina Educativa e le Istituzioni cittadine, reinterpretando ciò che il servizio ha ricercato e sperimentato nella sua storia.

Parlare di città che si fa scuola significa parlare di luoghi densi di significati, non neutri, con storie e identità che dialogano con le storie e le identità dei bambini e dei ragazzi, luoghi che travalicano e ridefiniscono i consueti spazi educativi, con le loro presenze, i loro materiali e le loro architetture.

Significa inoltre dichiarare i valori dell’educare come cambiamento, opportunità, innovazione e partecipazione, attraverso le strategie – di Scuola diffusa e di Officina Educativa – della coprogettazione tra professionalità differenti, della valorizzazione delle soggettività e delle differenze in un contesto di gruppo, della cura degli ambienti, della documentazione, della pluralità dei linguaggi espressivi, della relazione con il curricolo scolastico.

Sono stati proiettati anche alcuni video-documentari, realizzati da ragazze e ragazzi ed educatori di Spazio11 Madres, dedicati ad apprendimento, competenze, incertezze e aspirazioni, punti di vista ricchi di sfaccettature, speranze, desiderio di solidarietà, che sono germogli di cambiamento.