REGGIO EMILIA – “Sei una donna e un’autista di bus, hai poco meno di 60 anni e potresti essere una bandiera della tua azienda. Per dedizione, voglia di lavorare e capacità. Invece vieni sbattuta dalla sera alla mattina su un bestione di 18 metri, il più grande della flotta, il Breda pesante da manovrare. Segnali alla ditta che hai male alla spalla, non ce la fai. Eppure ti lasciano quel mezzo e quel turno e dopo due giorni un tendine ti impedisce di guidare. Chiedi di rientrare con il bus più leggero che hai sempre guidato e ti dicono: il tuo turno non si cambia. Questa è l’ennesima, incredibile storia che esce dal cilindro di Seta a Reggio Emilia. Ormai è un ritornello: cara Seta, così non va”.
Così Gaetano Capozza, segretario territoriale di Fit Cisl Reggio Emilia, sintetizza la vicenda capitata a Annarita Paltrinieri, signora reggiana e autista di Seta, in servizio a Reggio Emilia, assegnata a 58 anni alla guida del bus più grande della flotta, il 18 metri snodato, lungo tratte di provincia particolarmente impegnative per le manovre richieste.
La signora Annarita ha avvertito da subito forti dolori alla spalla sinistra, ha chiesto di tornare alla guida del mezzo più ‘leggero’ che conduceva in precedenza ma l’azienda è stata irremovibile. Solo 48 ore dopo un tendine ha ceduto.  Pochi giorni fa, dopo un ciclo di terapie, l’autista ha chiesto di riprendere servizio ma Seta ha confermato, ancora una volta, la turnazione sul mezzo da 18 metri.  L’azienda ha definito questi argomenti “artifici retorici” del Sindacato. 
E’ proprio Annarita che racconta la sua storia: “Non sono mai arrivata in ritardo, non ho mai avuto un reclamo, guidare è il mio mestiere e la mia passione. Da quasi sei anni sono in Seta. Certo, ho avuto problemi di salute per montare una protesi al ginocchio destro ma l’unica cosa che ho chiesto è un part time. Chiamarlo così fa quasi ridere: faccio 35 ore alla settimana, quattro in meno di un collega a tempo pieno. Il 16 ottobre ho domandato alla mia azienda di non lasciarmi sul bus da 18 metri tutto il giorno lungo tratte in cui il pesantissimo bus Breda va manovrato di continuo”.
Tratte come Casalgrande-Salvaterra-Villalunga-Sassuolo o Canali-Via San Marco e Cavriago.
L’autista spiega di aver proposto un patto a Seta: “Metà turno sul 18 metri e l’altra metà su un bus più leggero. Proprio come fanno altri colleghi – prosegue Paltrinieri. –. Mi è stato risposto no e due giorni dopo la mia spalla mi ha mollata. Ho i testimoni di quell’incontro e sì, sono molto, molto delusa. A questo punto mi aspetto che dicano che mi sono inventata tutto ma, nel caso, avranno delle sorprese”.
L’autista nel mentre resta a casa in malattia, il Patronato Inas Cisl la sta assistendo, perché c’è il sospetto che quella di Annarita sia una malattia professionale.
Lei fa le terapie, si cura ma il divano non è un concetto che le piace. Si sente di nuovo in forma e chiede di poter rientrare in servizio il 18 dicembre, nonostante l’ultima diagnosi specialistica ricevuta il 14 novembre, che parla di “artralgia acuta da sforzo”. E’ lo stesso Capozza a scrivere al management di Seta, l’11 dicembre, proponendo il ritorno di Annarita sulle linee 3 e 9 di Reggio. Chiede un “rientro easy” con il mezzo più agevole di 12 metri, non con il bestione Breda Menarini.
In un periodo in cui gli autisti Seta si stanno dimettendo per i turni massacranti e lo stipendio da 1.300 euro al mese, questa proposta appare carica di buon senso: l’azienda recupera un’autista, una donna lavoratrice e mette una toppa al problema degli organici.
La risposta di Seta arriva a stretto giro e la legge il segretario Capozza: “Bene, occorre valutare se è necessaria la visita del medico aziendale visto che siamo al limite dei 60 giorni di assenza (…). Il turno rimane quello assegnato. Saluti”.
Incredibile. Non solo Seta ha negato di cambiare mezzo ad una lavoratrice che soffriva la pesantezza di un 18 metri. Nemmeno dopo i problemi di salute che ha avuto hanno ritenuto di cambiarle bus – illustra Capozza –. Davvero vogliono trattare così le donne di Seta? Questa persona ha quasi 60 anni, non capisco perché la si voglia mortificare ulteriormente in un momento in cui l’azienda è senza personale e abbiamo un’autista che ha dato prova di responsabilità e senso civico”.
Argomenti che Seta, in una replica scritta ulteriore trasmessa alla Fit Cisl il 14 dicembre, ha definito “artifici retorici” del sindacato, ribadendo il turno di Annarita sul bus da 18 metri, sostenendo che non vi siano differenze di pesantezza nella manovra con un mezzo più piccolo e confermando, invece, la carenza di autisti. Annarita ascolta tutto e conclude in modo amaro: “L’incidente alla spalla mi ha costretta a spostare l’operazione per la protesi al ginocchio sinistro. Con una spalla malmessa non posso appoggiarmi sulle stampelle. Quel ginocchio non mi serve per guidare ma mi tengo tutto il dolore. Sì, ho smesso di provare a capire le scelte di Seta, da quando gente senza patente speciale per questi bus mi ha detto che non c’è nessuna differenza tra condurre un mezzo da 12 e uno da 18 metri. Serve altro?”