REGGIO EMILIA – Sono stati spostati al 31 gennaio i termini per il bando di gara avente come oggetto la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) relativo al progetto di “Realizzazione di un invaso a scopi plurimi in ambito montano e altre azioni sinergiche per il soddisfacimento dei fabbisogni idrici della Val D’Enza nelle province di Reggio Emilia e Parma”. Lo ha comunicato con una nota il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, in virtù della comunicazione dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po. “Questa decisione – si legge nella nota – ora ufficializzata e dunque comunicata e che consentirà di poter contare su un più ampio margine temporale, avviene nel pieno rispetto della tabella di marcia prevista dal procedimento garantendone ulteriormente l’efficacia”.

La procedura di gara in corso per l’affidamento del DOCFAP è regolata da un disciplinare predisposto dagli Uffici consortili, naturalmente a seguito di un approfondito confronto con i tecnici di Regione Emilia-Romagna, Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, ATERSIR e Consorzio della Bonifica Parmense e con il contributo di studi legali esterni di provata esperienza e capacità. Si tratta di un iter articolato che prevede il rispetto di prescrizioni di legge chiare, oltre che di termini e condizioni previste dal Decreto che ha disposto il finanziamento stesso. Un percorso volto a tutelare ogni tentativo di ingerenza in un’attività che spetta, per legge, alle istituzioni pubbliche demandate.

Il bando era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 13 dicembre e aveva fissato il termine per le 12 del 15 gennaio. Erano seguite immediate polemiche per i tempi troppo stretti e la minaccia di un esposto in procura.

“Occorre nominare un commissario straordinario in grado di guidare il progetto, così non si realizzerà nulla di utile” tuona Lorenzo Melioli di FDI. “Era già scritto quello che oggi sta succedendo riguardo l’appalto della progettazione della diga. Era ovvio che la nuova Presidenza della bonifica non poteva che rendere più insidioso il percorso di un progetto che non è mai stato nelle sue corde: di giorno si avanza di due passi e di notte si torna indietro di tre”.
“Se una regione e tutti gli organi che hanno la gestione del territorio non credono a un progetto, continua Melioli – è ovvio che metteranno in moto tutti i meccanismi atti a rallentarlo o a complicarlo. Siamo ormai diventati vecchi nell’enunciare tutti i pregi che possono derivare da un invaso, dalle dimensioni importanti in Val d’Enza, abbiamo riempito pagine di giornale, sale di persone che hanno voluto ascoltare coloro che amano il territorio reggiano e che tecnicamente vogliono renderlo più sicuro e accogliente per l’uomo.
Però, se chi ha i numeri e la forza politica per decidere per gli altri non ha questa sensibilità ma vede il territorio come una “foresta” non potrà mai prendere le decisioni atte a velocizzare e a sviluppare un progetto come noi ci immaginiamo.
Tanti cittadini si sono fidati di chi, già dall’inizio, nella propria campagna elettorale ha inserito programmi e propositi i quali non erano assolutamente legati e che non credevano in questo progetto.
Non mi sono stupito che l’appalto per la progettazione venisse fatto in un periodo più sbagliato dell’anno.
È tutto studiato, già altre volte la regione ci ha regalato bandi di gara nel settore agricolo a due passi dal Ferragosto, ci siamo abituati.
Ma una cosa che ancora non hanno capito è che noi non ci arrenderemo mai e Fratelli d’Italia non verrà mai meno all’impegno preso.
L’urgenza è nominare un commissario straordinario in grado di superare gli ostacoli burocratici, una figura capace di vegliare sul disegno senza cadere in facili tranelli. In gioco c’è un progetto importante, un progetto in grado di cambiare l’assetto del territorio”.