Foto Michele Sensi (Meteo Reggio)

di Matteo Benevelli (Meteo Reggio)

REGGIO EMILIA – In queste giornate la nebbia non concede tregua alla Pianura Padana e i giorni della Merla hanno fatto registrare dei valori ampiamente sotto lo zero. A questi due fattori sommiamo un forte inquinamento dell’aria che da diversi giorni non viene ripulita dalla pioggia o allontanata dal vento. Il risultato è una Pianura ricca di polveri sottili e umidità che a basse temperature non possono che interagire tra loro.

Foto Michele Sensi (Meteo Reggio)

In determinate circostanze, specialmente in presenza di forti aree di alta pressione atmosferica, può verificarsi l’aggregazione delle microgoccioline di nebbia attorno alle particelle di caligine provenienti da inquinanti presenti nell’aria. Questi inquinanti includono solfuri, silicati, cadmio, ossidi di rame, piombo, ioduri di mercurio, ecc., che agiscono come nuclei di aggregazione in un processo noto come “nucleazione”. Quando questi nuclei raggiungono un peso sufficiente e si trasformano in cristalli di ghiaccio di dimensioni considerevoli, iniziano a precipitare verso il basso. La somiglianza della neve chimica (o da nebbia) con la vera neve dipende dalla loro struttura esagonale, osservabile al microscopio.

Secondo gli esperti del CNR, la neve chimica è generata dalle particelle inquinanti ampiamente diffuse nella Pianura Padana, come gli ioduri di mercurio, piombo e cadmio. Queste particelle presentano una somiglianza con i cristalli di ghiaccio esagonali e fungono da catalizzatori per la formazione di meteore simili a fiocchi di neve.

La neve chimica, quindi, si forma attraverso la solidificazione di gocce d’acqua attorno agli inquinanti presenti nell’aria, creando meteore simili a fiocchi di neve.

Il termine “neve chimica” è stato coniato per la prima volta durante una nevicata con cielo sereno e nebbione nel periodo natalizio del 1984 a Segrate (MI). In passato, Milano e la sua area circostante, gravemente inquinata da sostanze come il piombo, solfuri e ossidi di rame, hanno registrato episodi di neve chimica.

I termini di neve chimica o neve da nebbia sono praticamente sinonimi. Usare il primo termine suscita più timori e sensazionalismo, il secondo è più tranquillo … ma il senso è lo stesso.

Parlare di “neve chimica”, però, non fa che alimentare le ansie nel pubblico e la chemofobia in generale. Passa anche il messaggio che possa sembrare qualcosa di sintetico e creato dall’uomo, quando invece non è direttamente così. Dopo questa analisa,quindi, pare più corretto eticamente usare il termine “neve da nebbia”. Tuttavia le altissime concentrazioni di smog di questi giorni non possono essere trascurate e il nucleo attorno al quale solidificano le gocce d’acqua è solido.

Tante altre precipitazioni avvengono allo stesso modo, ovvero, con l’addensamento di acqua attorno ad un nucleo di condensazione o solidificazione… sia esso di origine naturale o antropica. Quindi tutto può assumere soggettivamente il termine “chimico” o “naturale” a seconda del momento.