Di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – Viviamo in un tempo di sordità, di incapacità di ascolto delle ragioni dell’altro pur essendo in un tempo di grande possibilità di comunicazione.
Questa l’amara considerazione dell’arcivescovo Morandi nell’omelia della solenne concelebrazione vespertina in Ghiara lunedì 29 aprile per la Festa del Primo Miracolo della Beata Vergine, quando il sordomuto Marchino ottenne l’udito e la parola. Mai come oggi si fa esperienza della solitudine, si è sordi a tante sofferenze, si è incapaci di accogliere le ragioni altri. Anche i conflitti che insanguinano il mondo derivano dall’incapacità di accogliere, ascoltare l’altro; non si è in grado di tessere una cultura di relazione, ascolto, dialogo; di fronte agli scenari di guerra si rischia l’assuefazione. Questo atteggiamento è presente anche in famiglia, nell’ambito sociale e politico, nella stesse comunità ecclesiali.
E a questo proposito mons. Morandi ha fatto una constatazione di estrema attualità: nei dibattiti un interlocutore non fa in tempo a finire che l’altro parte reagisce a prescindere. “Ecco le contraeree verbali! – ha aggiunto – “Spesso si dice all’altro: mi stai ascoltando? Ma la risposta è solo: purtroppo ti sento. E’ diffuso il comportamento di essere sordi agli altri, incentrati ad ascoltare solo se stesso posto al centro di tutto.”
L’arcivescovo ha invece sottolineato la necessità nella Chiesa dell’ascolto reciproco, come richiede il Sinodo. Ma non c’è solo la sordità; occorre anche la purificazione del linguaggio, della capacità di parlare. Gesù come raccontato nel Vangelo di Marco e come avvenuto nel miracolo di Marchino: scioglie la lingua.

La lingua, sottolineava San Giacomo, è capace di tanto bene e di tanto male. Un proverbio popolare afferma: ne uccide più la lingua che la spada. Al riguardo mons. Morandi ha stigmatizzato l’aggressività verbale in ogni ambito; essa è sperimentata quotidianamente e dovunque. La parola, invece, deve essere sostegno, incoraggiamento, consolazione. “E’ difficile parlare bene degli altri, è più facile sottolinearne limiti e fragilità. Occorre evangelizzare il bene!”
La parola deve essere sciolta dai legacci della critica e dell’aggressività nella comunità, in famiglia, nei luoghi di lavoro (spesso ambiti di sopraffazione e competizione). Deve essere orientata all’edificazione reciproca.
Mons. Morandi ha concluso l’omelia ricordando la “staffetta di preghiera per la pace” che ha preso avvio proprio lunedì 29 aprile nel Tempio mariano dove da secoli tante generazioni di reggiani depongono davanti alla Miracolosa Immagine della Vergine preoccupazioni, dolori, ansie, calamità, sofferenze, ma anche gioie.
Nelle parrocchie per tutto il mese di maggio adorazione eucaristica, preghiera, Santa Messa saranno finalizzate ad ottenere dal Signore, per intercessione di Maria, il dono della pace, sia negli scenari di guerra, che in famiglia, nella città, nei vari ambiti di vita, nelle stesse comunità ecclesiali. L’augurio è che la Vergine doni a tutti la capacità di accogliersi a vicenda, di edificarsi e di volersi bene.


