Tre giorni formazione pneumologia Santa Maria Reggio Emilia
In foto l’equipe con i corsisti

REGGIO EMILIA – Dal 22 al 24 maggio si è svolto al Santa Maria Nuova un corso di Pneumologia Interventistica a carattere nazionale, che ha visto la partecipazione di quindici pneumologi provenienti da tutta Italia. Si tratta della terza edizione di uno dei principali eventi formativi organizzati dalla Pneumologia di Reggio.

Nell’arco delle tre giornate, gli pneumologi Nicola Facciolongo, Roberto Piro, Matteo Fontana e Maria Rosaria Pellegrino hanno tenuto lezioni teoriche sulle principali innovazioni della branca, ma l’impostazione del corso è stata prevalentemente pratica. I corsisti hanno infatti potuto utilizzare appositi manichini e simulatori per testare quanto appreso e hanno potuto prendere parte a procedure interventistiche di ultima generazione. La partecipazione agli esami è stata facilitata dal sistema multimediale della Pneumologia Interventistica che, anche avvalendosi del maxischermo donato dal Lions Club Reggio Emilia la Guglia Matilde di Canossa, ha consentito a tutti di partecipare alle procedure e interagire con la sala endoscopica.

Gli interventi oggetto del corso rappresentano i più avanzati e mini invasivi che vengono effettuati oggi su scala internazionale. Tra questi, di rilievo sono state le procedure effettuate con il navigatore endobronchiale di recente acquisito dall’Ausl IRCCS di Reggio Emilia nell’ambito di un bando del PNRR. Il navigatore “Archimedes” ha consentito di raggiungere piccoli noduli polmonari che, senza questa tecnologia, non sarebbero stati campionabili. E’ stato anche mostrato nell’ambito di una delle procedure come questo dispositivo possa integrarsi con la Cone-Beam CT, altro strumento avanzato a disposizione che consente di vedere perfino i noduli “a bassa densità”, non visibili con le tecnologie standard: l’intervento è stato eseguito nella sala ibrida dell’Endoscopia Digestiva, grazie alla collaborazione esistente tra le unità operative.

Altra procedura innovativa che i corsisti hanno potuto osservare è quella della criobiopsia linfonodale: applicando sonde che in passato erano utilizzate solo a livello broncopolmonare, sono stati effettuati prelievi nel mediastino, “congelando” una parte dei linfonodi e dunque acquisendo biopsie di grandi dimensioni, in grado di fornire più informazioni rispetto a un prelievo con ago. Questa procedura sta iniziando ad affermarsi nel panorama internazionale da circa un anno e la Pneumologia di Reggio Emilia è stata tra le prime in Italia e in Europa a utilizzarla. A completare il quadro delle procedure proposte durante il corso, vi sono stati l’ecoendoscopia del mediastino, la toracoscopia, la disostruzione laser assistita in broncoscopia rigida e le biopsie transbronchiali del polmone. Grazie alla collaborazione con l’Anatomia Patologica, gli agoaspirati e le biopsie sono stati osservati al microscopio subito dopo l’esecuzione dei prelievi. Tra i tutor della parte pratica erano presenti anche i dottori Eleonora Casalini, Elena Tagliavini, Patrizia Ruggiero e Piero Candoli, Direttore della Pneumologia Interventistica di Bologna.

“Siamo molto contenti dell’apprezzamento che anche questa edizione del corso ha avuto” – commenta il Responsabile della Pneumologia Interventistica Piro –. “In un ambito così tecnico e ad evoluzione così rapida, condividere le competenze è fondamentale e questi eventi rappresentano occasioni ideali per farlo e per instaurare nuove collaborazioni”. Il Direttore della Pneumologia Facciolongo aggiunge: “La crescita quantitativa e qualitativa che il nostro centro ha avuto negli ultimi cinque anni si sta concretizzando in migliori opportunità di diagnosi e trattamento per i pazienti, ma anche in un impegno didattico e scientifico che colloca la realtà reggiana tra i primi centri italiani e ne fa un punto di riferimento anche al di fuori dei confini nazionali. Questo ci riempie di orgoglio e ci spinge a proseguire nell’impegnativo cammino intrapreso”.