di Dario Caselli

Il neo sindaco Marco Massari festeggia la vittoria in Piazza Prampolini

Dire chi ha vinto questa volta è facile. Ha vinto il Pd e non è neppure la prima volta e probabilmente non sarà neppure l’ultima. Dietro il volto rassicurante di Massari ha vinto la tradizionale nomenclatura, il Gattopardo trionfa ancora, ma bisogna dirlo, sono bravi. In un’elezione in cui si sono recate al voto le opposte curve, mentre gli spettatori dei distinti si rifugiavano nell’astensione, gli uomini di Massari hanno creduto più degli avversari nella vittoria e non hanno risparmiato né impegno, né mezzi.

Serve a poco che Tarquini si lamenti della sproporzione delle forze, invece di organizzarsi, il centrodestra ha perso otto mesi nel balletto sulla sua candidatura e mentre Massari allargava il campo, Tarquini lo restringeva, come restringeva la sua lista, col risultato di fare peggio di Salati nella scorsa tornata, anche come percentuale di consenso.

Ha vinto un PD più di sinistra, che ha richiamato alla battaglia suonando anche i vecchi ottoni dell’antifascismo e che si è fatto trascinare dall’onda alta del voto europeo. Parafrasando Churchill, il centro destra pensava di aver lanciato sulla Città un gatto selvaggio, ma era un gatto domestico, che invece di attaccare il gattopardo gli ha fatto le fusa e sì che di scheletri negli armadi ve n’ erano: dalla sicurezza, al fallimento delle Fiere, dalla gestione di Iren, ai parcheggi, dalla viabilità, all’assenza di politiche per il disagio giovanile. Una campagna elettorale deve essere moderata nei toni, non nei contenuti.

Anche i quartieri più a disagio hanno ritenuto preferibile la narrazione di Massari all’alternativa di Tarquini. Ha vinto Massari anche con una campagna empatica e ricca di suggestioni, di cambiamenti e di svolte, che probabilmente non si avvereranno, ma che è parsa più credibile della campagna aristocratica del centrodestra. Hanno perso le liste civiche, schiacciate dalla polarizzazione e dalla diminuzione del voto di “opinione”, anche se il dottor Aguzzoli ha fatto la più bella campagna elettorale vista negli ultimi anni, con una forte focalizzazione sui temi locali e sui quartieri, ma il legame con le europee indebolisce i temi concreti, sotto l’onda d’urto dei Vannacci e delle Salis.

A sinistra il Pd e Massari hanno cannibalizzato gli alleati facendo il pieno dei consiglieri con le eccezioni dei Verdi e dei residui dei 5 Stelle. Pure a destra è successo lo stesso, la Lista Tarquini non ha allargato il perimetro, ma con tre consiglieri, un successo superiore a quello della lista Magenta di Donatella Prampolini, ha ridimensionato gli alleati, in particolare la Lega, ridotta ad un solo rappresentante e che ha visto l’esclusione dal Consiglio Comunale di Salati. Pur nella sconfitta, ha vinto l’avvocato Pagliani, non solo perché è stato il deus ex machina di tutta l’operazione, ma anche perché si ritrova un gruppo di consiglieri pressoché equivalente a Fratelli d’Italia.

A sinistra ha vinto Lanfranco De Franco che, dimostrando di avere i voti, ha consolidato la sua candidatura a vice-sindaco, che l’area Delrio- Vecchi gli avrebbe volentieri negato, dopo avergli negato quella a sindaco.Per quanto riguarda la Città, temo sia cambiato poco, i problemi rischiano di aggravarsi e di soluzioni serie non ne sono state proposte, ma che il tema non fosse Reggio, bensì altro, sembra pensarlo almeno la consistente quota di reggiani che non si è recata al voto.