
di Dario Caselli
Tornano i cattolici democratici del centrosinistra, gli ex Ppi, con una iniziativa organizzata da Graziano Delrio il 18 gennaio a Milano, sotto le bandiere di Comunità Democratica. Come sempre trasuda un sottile razzismo politico verso coloro che la pensano diversamente. Forse che i cattolici, e sono la maggioranza, che votano altrove non sono democratici? Non lo diranno mai, ma lo pensano, in fondo è normale per chi si ritiene unto dal Signore. Più prosaicamente è un raduno di reduci che hanno salvato se stessi, ma ucciso il Partito Popolare.
In principio fu il Mattarellum, un sistema largamente maggioritario che approvarono, accecati dalla presunzione che un parvenu come Berlusconi non poteva avere il voto degli italiani. Il risultato fu catastrofico: due senatori e due deputati eletti. Nel proporzionale il risultato fu comunque il più alto che una formazione centrista, fuori dai due blocchi, abbia mai raggiunto. Forse bastava avere fede nelle proprie idee e il pendolo della storia sarebbe ritornato. A distruggere un partito, una storia gloriosa e una comunità provvidero il tanto elogiato Martinazzoli, che si dimise con un fax, l’indisponibilità del furbo Prodi che si sottrasse al ruolo di cireneo e Castagnetti che non raccolse il testimone, lasciando campo all’avventura di Buttiglione. Consumata la tragedia politica, ridotti dal 16 al 4 per cento, sotto la guida di Castagnetti ritennero conveniente confluire negli ex comunisti, che garantivano seggi e potere. Prodi fece una grande carriera e pure Mattarella, ma non se la passarono male anche tutti gli altri, da Marini a Letta, a Franceschini.
Cosa vogliano fare non si capisce, Delrio rilascia pensose interviste gravide di aria fritta, cita De Gasperi e Sturzo, dice di voler contare dentro o fuori dal Pd. Il problema è che in un partito che sui diritti della zona delle mutande si sposta sempre più verso posizioni antagoniste a quelle della Chiesa, i nostri non solo non sanno che dire, temono soprattutto di perdere i loro posti e lo straordinario potere esercitato in questi anni, a dispetto del modesto peso elettorale. Interverranno alcuni dei padri nobili, come Romano Prodi e Pierluigi Castagnetti, di cui abbiamo detto sopra e il nuovo Rutelli, Ernesto Maria Ruffini, figlio di un ministro, nipote di un cardinale, con entrature in Vaticano, poi il cattolicesimo militante: S Egidio, Acli, ecc…Purtroppo non votano solo i cardinali e il grosso dei cattolici ha preso un’altra strada.
L’obiettivo, spiega all’ANSA Delrio, è “far capire che la cultura politica dei cattolici democratici può dare molto al Paese, come in altri tornanti storici. Chiediamo una maggior accoglienza e spazio, nel Pd o anche fuori dal Pd”. Diciamo dentro, perché per andare fuori ci vuole coraggio, poi ci vorrebbe unità, ma già Gentiloni lavora per suo conto e i banchieri di riferimento, Bazoli e Guzzetti, spingono il sindaco di Milano, Sala. Troppi pretendenti al posto da candidato premier, peraltro già largamente prenotato da Elly, che danza sul carro del gay pride. Non vogliamo spazi di potere, dichiara Delrio. In fondo ci basterebbe conservare quelli che abbiamo è il non detto.
A chi ha i miei anni un po’ di simpatia la fanno, ma se guardiamo la realtà, si tratta di reducismo, persino il posto del Partito Popolare è stato occupato in Italia e in Europa dagli eredi di Berlusconi. Resta libera solo la posizione dei cattolici indipendenti del vecchio PCI. Silenti allora sull’Unione Sovietica, silenti oggi sui diritti civili. L’unico spazio rimasto è a sinistra del Pd, come dimostrato dalle posizioni dell’ex direttore di Avvenire, giornale dei vescovi italiani, Marco Tarquinio: pacifismo anti-occidentale, strisciante anti ebraismo e totale aperturismo verso l’immigrazione. Insomma, l’obbligo per tutti di essere samaritane al pozzo.

