
REGGIO EMILIA – “Venticinque anni fa, all’alba del nuovo millennio – ha detto ieri il sindaco Marco Massari al Consiglio comunale, in occasione del Giorno della Memoria, 80° anniversario della liberazione del complesso di concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau – il Parlamento italiano decise l’istituzione del Giorno della Memoria, nell’anniversario della liberazione di Auschwitz avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche. Artefice di questa iniziativa fu Furio Colombo, scomparso pochi giorni fa. Colombo aveva indicato come Giorno della Memoria non il 27 gennaio bensì il 16 ottobre, anniversario del rastrellamento degli ebrei nel Ghetto di Roma, nel 1943, per opera dei fascisti”.
“Anche se non esiste linguaggio, per quanto ricco, per quanto esplorato da grandi autori, che possa descrivere quanto accaduto – ‘la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo’, diceva Primo Levi – abbiamo tenacemente provato a mantenere viva la fiamma della Memoria. Una Memoria tanto necessaria, ieri e ancor di più oggi. ‘E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo‘, scriveva Primo Levi in Sommersi e salvati. Parole – ha proseguito il sindaco – che rispondono da sole alle legittime domande di quanti si chiedono ancora se sia opportuno continuare a celebrare il Giorno della Memoria. E’ ancora utile ricordare? E qual è il significato profondo nel farlo oggi, 80 anni dopo Auschwitz, quando la democrazia appare quanto mai in crisi e l’Onu assiste impotente al dilagare di conflitti sanguinosi e la guerra è diventata una delle coordinate della quotidianità?
La risposta arriva ancora una volta dalle parole di Primo Levi: ‘Non è facile nè gradevole scandagliare questo abisso di malvagità eppure io penso che lo si debba fare perché ciò che è stato possibile perpetrare ieri potrà essere tentato domani, potrà coinvolgere noi stessi e i nostri figli’.
Gli ebrei reggiani e il silenzio di chi si è voltato dall’altra parte
“Gli ebrei reggiani arrestati furono tenuti prigionieri nella nostra periferia prima di raggiungere Fossoli e partire con quello stesso trasporto per Auschwitz su cui era anche Primo Levi- ha proseguito Massari – Il tutto nel silenzio e nell’isolamento. Come ci ricordava lo storico David Bidussa pochi giorni fa, tutti i genocidi e gli stermini avvengono perché ci sono atti di obbedienza. Ci sono sguardi inerti, situazioni in cui avvengono cose, ma si sceglie di ignorare e se quello sterminio è avvenuto, non è avvenuto solamente producendo morti, è avvenuto perché i vivi si voltavano da un’altra parte. La ricerca del più ampio consenso politico portò poi a scegliere il 27 Gennaio, decisione poi seguita 5 anni dopo dalle Nazioni Unite e da altri Paesi.
Sono ormai passati 80 anni da quando l’esercito russo è entrato ad Auschwitz-Birkenau, rivelando al mondo l’orrore nazista in tutta la sua durezza, così inconcepibile da diventare inenarrabile: questo orrore era nei corpi scheletrici dei pochi sopravvissuti, nei resti di quei forni crematori che – prima di scappare – i nazisti avevano tentato di fare esplodere, era nelle baracche, nelle latrine, nell’annullamento dell’essere umano, nella violenza che si respirava, nell’aria fredda del campo. tutto questo apparve allora nella sua sconcertante disumanità, per diventare poi storia, esperienza collettiva dell’umanità”.
La guerra in Medio Oriente e la memoria della Shoah
“Dopo l’orrore del 7 ottobre 2023, non possiamo chiudere gli occhi sul massacro di Gaza, non solo una guerra contro Hamas, ma un crimine contro i civili, i bambini, i vecchi, le donne. Un crimine di cui il governo di Benjamin Netanyahu dovrà rispondere di fronte ai tribunali internazionali. Ci auguriamo che la tregua sia un passaggio verso la pace, una pace giusta, con una terra pacifica per i palestinesi. Non una semplice sospensione temporanea della guerra, come purtroppo farebbero supporre i fatti in Cisgiordania. Occorre però distinguere i piani tra la Memoria di un popolo e gli errori tragici e imperdonabili di un governo colpevole di una reazione non giustificabile”.
“Guai a far sì che questo dia adito all’antisemitismo – continua il sindaco Massari – La Memoria della Shoah non può essere cancellata nel suo significato storico e suo portato simbolico per il popolo ebraico, da divisioni e polemiche che con la Memoria di quello sterminio non hanno niente a che vedere. La Shoah non è stata solo un crimine di guerra, è stata il più terribile genocidio organizzato e sistematico della storia umana, la cancellazione di un popolo e con essa di altre centinaia di migliaia di disabili, zingari e oppositori politici. Noi, qui, oggi, dobbiamo fare la nostra parte: coltivare il nostro pezzetto di umanità: ricordare e agire perché non si ripeta.
Due reggiani nel giardino dei giusti: Enzo Baldoni e Francesco Tirelli
Massari ha poi ricordato i due reggiani nel Giardino dei Giusti. “Vorrei ricordare – ha detto – che tra i tanti alberi del Giardino dei Giusti tra le nazioni, ci sono quelli dedicati a due reggiani. Il primo è don Enzo Baldoni.
E’ stato parroco di San Bartolomeo dalla fine della guerra fino al 1972, anno della morte. Durante la guerra era parroco a Quara, in Appennino, dove ha contribuito a salvare decine di ebrei nascondendoli nei boschi e portando loro viveri e coperte. Esistono testimonianze commoventi di famiglie per cui don Enzo ha rischiato la vita e le sue omelie erano coraggiosi inni alla pace e all’uguaglianza. Il secondo è un gelataio, Francesco Tirelli. Originario di Reggio, si trasferì a Budapest, dove aprì una piccola gelateria e ospitò nel retro del suo negozio un gruppo di ebrei che erano stati costretti ad abbandonare i loro nascondigli. Sono due storie che ricordano che si può sempre scegliere, con umanità, con coraggio, con intelligenza. In conclusione vorrei esprimere con immenso affetto tutta la nostra vicinanza e solidarietà a Liliana Segre, nostra cittadina onoraria, preziosa testimone di quella violenza ed espressione di consapevole intelligenza, vittima di continue minacce ed insulti, che si sono fatti più intensi negli ultimi tempi. L’impegno che tutti noi ci prenderemo è che, dopo che gli ultimi testimoni ci lasceranno, la tragedia della Shoa non sarà solo una riga di un libro di testo”.
La protesta del gruppo Assemblea Reggiana per la Palestina

Dopo che la Questura reggiana ha vietato la manifestazione pro Palestina nel Giorno della Memoria, l’Assemblea reggiana per la Palestina ha invitato a “partecipare in tanti” alla seduta del Consiglio comunale in programma ieri in sala del Tricolore.
“Oggi siamo stat* in Consiglio Comunale in Sala del Tricolore a Reggio Emilia dopo che la questura ha deciso di vietare il corteo – si legge nella nota diffusa ieri in serata dopo il Consiglio comunale.
!Abbiamo trovato ad attenderci una nutrita schiera di forze dell’ordine, di molto superiore a quella che di solito vediamo nelle piazze: evidentemente la partecipazione dei cittadin* al Consiglio Comunale è vista da questa giunta e dalla Questura come qualcosa di pericoloso. Il Sindaco ha aperto la seduta ricordando il Giorno della Memoria e la liberazione di Auschwitz. Ma nonostante ci abbia tenuto a ricordare la “situazione disastrosa” oggi nel mondo e la “tragedia umanitaria” in corso in Gaza, si è rifiutato di usare la parola genocidio per quanto sta avvenendo in Palestina, ma anzi ha ribadito che nessuna tragedia può essere paragonata al genocidio degli ebrei durante il nazifascismo. Ci chiediamo quindi come definisca il sindaco lo sterminio di rom, sinti, omosessuali, persone con disabilità, oppositori politici durante il nazismo…: sono stat* un’altra tragedia umanitaria? O sono stati un altro frutto della follia genocida e suprematista nazi-fascista?”.
“Per questo, alla fine del discorso del sindaco abbiamo esposto uno striscione e cartelli con scritto “MAI PIÙ è oggi, per nessun@, in nessun luogo. STOP GENOCIDIO”: e la “coerenza” del Consiglio Comunale ha portato a chiedere alle forze dell’ordine di intervenire per strappare cartelli e striscione e a rispondere, quando alcun* attivist* hanno chiesto ai Consiglier* che posizione fosse presa dalla giunta sul divieto della questura alla manifestazione, che non erano lì per parlare con i palchi (e i cittadin* che vi si trovavano). Evidentemente – conclude la nota – certi messaggi servono solo se fanno da passerella ai poteri di turno: quando ci chiedono invece di essere partigiani oggi, diventano un problema di ordine pubblico”.


