
di Giuseppe Adriano Rossi
REGGIO EMILIA – La Croce è l’icona del Venerdì Santo, il punto focale delle azioni liturgiche celebrate per ricordare la Passione del Signore.

Nella serata di ieri, 18 aprile, centinaia di reggiani – tanti anche i giovani – hanno partecipato alla tradizionale Via Crucis cittadina guidata dall’Arcivescovo Giacomo, che si è snodata dalla Basilica della Ghiara alla Cattedrale contrappuntata dalle testimonianze di laici, sacerdoti, consacrate reggiani. Perché questa scelta? Mons. Morandi nella sua lettera pastorale “Fossero tutti profeti nel popolo di Dio” ha raccomandato di conoscere e valorizzare i testimoni recenti della nostra diocesi che hanno trasmesso la fede alle nuove generazioni.

“Non hanno consegnato un libro, una dottrina, ma un’esperienza di fede” ha sottolineato l’Arcivescovo al termine della Via Crucis; ne hanno mostrato la bellezza. E aver sfilato processionalmente per le vie del centro storico dietro la Croce è stata la testimonianza non solo personale, ma pubblica – in tutti gli ambiti – della propria fede. Dio si è fatto presente nella nostra terra attraverso la testimonianza di tanti – laici, presbiteri, religiosi – che hanno vissuto generosamente nella loro esistenza l’Eucarestia. E’ dunque indispensabile coltivare una buona memoria spirituale. “Siamo anelli indispensabili di una catena: abbiamo ricevuto la fede e dobbiamo trasmetterla, donarla alle nuove generazioni; dobbiamo essere sempre ponti a rendere testimonianza della speranza che è in noi. Dobbiamo riempire Reggio, con convinzione profonda, della presenza, della luce del Signore Risorto”. L’aver camminato insieme, in tanti, processionalmente dietro la Croce rappresenta per i cristiani il progetto della missione da svolgere nella comunione; la gente deve sperimenta la bellezza di questo essere un cuore solo e avvertire il desiderio di unirsi ai fratelli.

Nell’azione liturgica vespertina della Passione presieduta in Cattedrale mons. Morandi aveva ricordato come l’evangelista Giovanni delinei la Croce non come un patibolo, ma come un trono regale; Gesù offre la sua vita per la salvezza degli uomini. Occorre che ognuno si lasci trafiggere dallo sguardo d’amore che promana dal Cristo crocefisso; non si metta sulla difensiva, ma si lasci investire dall’amore travolgente del Signore.



