Di Andreina Pezzi

©Daniele Cimaglia e Giuseppe Odore – La dote sulle rive del Lago di Mezzano – Latera, 2022

REGGIO EMILIA – Mentre si chiude questa dodicesima edizione di Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri, in mostra al terzo piano del Palazzo dei Musei della nostra città, Regio Emilia, resta nell’aria una sensazione preziosa: quella di aver assistito a un momento autentico di crescita, confronto e possibilità. Un momento che ha dato voce e spazio a giovani artisti, riconoscendone il valore e l’urgenza espressiva, ma soprattutto la dignità di un cammino che, se sostenuto, può generare bellezza, consapevolezza, fiducia. La mostra ha come tema, Unire / Bridging ed è curata da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi.

Otto gli artisti selezionati under 35: Daniele Cimaglia (Roma, 1994), Giuseppe Odore (Pompei,1995), Davide Sartori (Gallarate, Milano,1995), Erdiola Kanda Mustafaj (Elbasan, Albania, 1992), Grace Martella (Tricase, Lecce, 2006), Rosa Lacavalla (Barletta, 1993), Sara Lepore (Carpi, Modena, 1999), Serena Radicioli (Latina, 1997) Gli artisti sono stati selezionati da una giuria internazionale.

© Grace Martella – Ode to my sister – Memorie del transitare -Tiggiano, 2023

Premiare un giovane fotografo non è solo un gesto simbolico. È un atto di responsabilità verso il futuro del linguaggio fotografico, che nelle mani delle nuove generazioni non è affatto vuoto, come spesso si tende a credere. C’è una diffusa convinzione che i giovani vivano con lo sguardo chino sugli schermi, immersi nei social, privi di valori legati all’immagine e alla cultura espressiva. Eppure, ho incontrato qui, giovani autori forse ancora acerbi dal punto di vista tecnico, ma già profondi nel racconto e nella costruzione del loro sguardo. Autori consapevoli delle storie che vogliono raccontare e capaci di farlo con una sorprendente maturità nella presentazione.

La fotografia è anche questo: non solo perfezione tecnica, ma intuizione, pensiero, visione. È un linguaggio che si impara, certo, con l’esperienza, con la stampa, con il confronto tra ciò che si vede su uno schermo e ciò che si può finalmente toccare, osservare, rileggere sulla carta. Ma prima di tutto, è un linguaggio che nasce da un pensiero e che si nutre di significato. Per questo, rivolgo con sincera curiosità qualche domanda a Ilaria Campioli, curatrice.

Ilaria, ci racconti cos’è il Premio Luigi Ghirri nell’ambito di Giovane Fotografia Italiana? Com’è nato, cosa vuole sostenere e che tipo di possibilità offre a chi partecipa? Per chi muove i primi passi nel mondo della fotografia, cosa può rappresentare davvero?

Il progetto Giovane Fotografia Italiana nasce nel 2012 per volontà del Comune di Reggio Emilia, con l’obiettivo di sostenere la creatività giovanile under 35 nell’ambito della fotografia contemporanea. Fin dall’inizio, il progetto ha inteso valorizzare un approccio alla fotografia orientato alla ricerca, anche attraverso l’utilizzo di linguaggi e di media differenti. Nel corso degli anni il progetto è cresciuto molto: inizialmente prevedeva la presentazione di uno slideshow durante le giornate inaugurali del festival Fotografia Europea, ma a questa prima forma si sono presto affiancate una mostra collettiva e numerose altre attività di valorizzazione. Dal 2018 è stato introdotto un premio, che dal 2022 è dedicato alla memoria di Luigi Ghirri, in occasione del trentennale della sua scomparsa. Il Premio Luigi Ghirri offre al vincitore la possibilità di realizzare una mostra personale in Triennale, Milano, oltre a un riconoscimento economico reso possibile fin dal primo anno dal sostegno dell’azienda Reire. Partecipare a GFI rappresenta un’importante occasione di visibilità: per un artista emergente, esporre nel contesto di un festival come Fotografia Europea è un’opportunità significativa. Ma credo che il vero valore aggiunto risieda nel percorso che proponiamo ai sette finalisti. Dalla selezione, cerchiamo di offrire loro un percorso di accompagnamento che sia innanzitutto di tipo curatoriale, ma anche rivolto agli aspetti tecnici relativi alla presentazione di una mostra in un contesto istituzionale. Nel corso degli anni, si sono progressivamente ampliate le possibilità dedicate a tutti i finalisti: dalla residenza a Stoccolma – Premio “Nuove Traiettorie”, realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma – a borse di viaggio e ricerca presso le istituzioni partner del progetto: Fotodok (Utrecht), Fotofestiwal Łódz (Polonia) e Photoworks (Brighton). Le borse di ricerca sono sostenuto, dallo scorso anno, anche dal Gruppo Giovani Imprenditori Unindustria Reggio Emilia”.

Davide Sartori,The Shape of Our Eyes, Other Things I Wouldn t Know

Durante la visita alla mostra, mi ha colpito la varietà di approcci espressivi degli autori, spesso ancora in fase di crescita tecnica, ma già sorprendentemente maturi nel racconto.

Nel lavoro di selezione e curatela che hai svolto per questa mostra, che tipo di valore hai riconosciuto nei progetti degli autori emergenti? Quanto conta, secondo te, oggi, la padronanza tecnica rispetto alla forza narrativa o all’urgenza espressiva di un progetto?

In particolare nell’edizione di quest’anno, in cui il tema era Unire/Bridging, il livello della narrazione personale è emerso con forza. Si percepisce, come dicevi, un’esigenza marcata di racconto che parte spesso da stimoli relazionali, da legami e vissuti individuali. Credo però che tutti gli artisti siano riusciti a partire da uno spunto personale per costruire riflessioni più ampie, capaci di andare oltre la singola esperienza e di toccare temi universali e trasversali come l’esodo, l’appartenenza, la ricerca dell’identità e la memoria – sia essa familiare o collettiva. In fase di selezione, un aspetto per noi centrale è la riflessione sull’allestimento. Chiediamo agli autori di misurarsi fin da subito con la dimensione espositiva, ed è un elemento che valutiamo con attenzione perché restituisce il grado di consapevolezza del progetto e il modo in cui si rapporta allo spazio. Dal 2023, Giovane Fotografia Italiana è ospitata al terzo piano del Palazzo dei Musei – uno spazio istituzionale di grande valore per la città (che ha ospitato progetti importanti come quello dedicato a Giulio Bizzarri o la mostra della collezione di Linea di Confine) e in diretto dialogo con il secondo piano, dove si trova il nucleo permanente dedicato a Luigi Ghirri”.

In un tempo in cui è sempre più difficile trovare spazio per l’ascolto, la ricerca e la libertà di pensiero, i giovani autori ci ricordano quanto sia necessario difendere l’atto creativo come gesto vitale. Le difficoltà che incontrano nel definire il proprio linguaggio, nell’essere ascoltati e compresi, non devono essere ostacoli ma sfide che plasmano lo sguardo, che allenano alla profondità, che preparano a una visione più consapevole del mondo. Sostenere questi percorsi non significa solo premiare un talento. Significa offrire un contesto che accompagna e incoraggia. Perché nella libertà di cercare, anche faticosamente, risiede la forza più autentica dell’arte. E ogni giovane autore che trova il coraggio di esporsi, invita a non arrenderci alla superficie, ma a coltivare con fiducia il tempo dell’ascolto e dell’immaginazione.

Ed è proprio questo che sento oggi, mentre guardo queste immagini e ascolto questi racconti: la certezza che valga sempre la pena credere nei percorsi fragili, ma sinceri. Perché è lì che nasce il cambiamento, la nostra fortuna è di esserci e con fiducia.