di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – Una folla affamata della Parola di Dio e di guarigione è quella che l’evangelista Luca descrive nel cap. 9 e che è partecipe della moltiplicazione dei pani e dei pesci: da questo miracolo ha preso avvio l’omelia dell’arcivescovo Giacomo giovedì sera in Cattedrale nella solenne concelebrazione eucaristica per il “Corpus Domini”. Parlare del Regno di Dio vuol dire trasmettere parole di consolazione, quindi bando a discorsi di intrattenimento e di ridurre tutto ai soli valori umani. I discepoli – scrive l’evangelista – avrebbero voluto congedare la folla, invece il Maestro ordina “Voi stessi date loro da mangiare”. La Chiesa deve fare i conti con la propria povertà, la propria fragilità davanti  ai grandi problemi: solo Cristo può salvare l’umanità. Ai discepoli è richiesta la fede, non i mezzi.

E al riguardo ha citato il discorso rivolto martedì scorso da Leone XIV ai vescovi italiani: guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi, di servire i poveri. Nessuno potrà impedirvi di annunciare il Vangelo, ed è il Vangelo che siamo inviati a portare, perché è di questo che tutti, noi per primi, abbiamo bisogno per vivere bene ed essere felici”; quindi niente avvilimento. Un intenso raggio di sole ha inondato il volto del vescovo durante l’omelia dando ulteriore risalto alle sue parole.

L’arcivescovo Giacomo ha poi focalizzato il ruolo dell’Eucarestia nella vita della Chiesa: il Signore nell’ultima cena ha spezzato la sua vita: non si può vivere, non si può evangelizzare senza l’Eucarestia, cioè la presenza del Signore. Ha quindi posto in rilievo il valore della processione che tradizionalmente viene effettuata per il “Corpus Domini” portando per le vie di una città deserta l’Eucarestia. “Non esiste una fede che non diventi visibile; i cristiani hanno il dovere della testimonianza. Occorre riempire Reggio di questa gioia: Gesù abita in noi e rendere testimonianza della speranza che è in noi, facendo dono dello stupore e della meraviglia dell’Eucarestia agli altri”

Al termine della Santa Messa, si è snodata per le vie del Centro storico la processione eucaristica particolarmente partecipata; lungo il percorso, però, solo qualche finestra addobbata con luci, fiori e drappi e da un balcone, al passaggio dell’Arcivescovo che recava l’ostensorio, un lancio di petali. La processione è stata conclusa dalla benedizione eucaristica impartita in Cattedrale da mons. Morandi.