Le Ex Fiere di Reggio Emilia e il Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, Vincenzo Colla

REGGIO EMILIA – Non si placano le polemiche dopo la decisione di Max Mara Fashion Group di ritirarsi dal progetto Polo della moda alle ex Fiere di Reggio Emilia. In campo scende anche la Regione, con il vicepresidente Vincenzo Colla che ribadisce l’importanza di ricucire questa frattura davanti a un investimento molto importante. Il Vicepresidente con delega a Sviluppo economico e green economy, Energia, Formazione professionale, Università e ricerca, ribadisce, inoltre, la disponibilità della Regione Emilia-Romagna all’ascolto.

In merito all’uscita della famiglia Maramotti dal progetto è giunta una nota anche da Fratelli d’Italia. “Un danno reputazionale e di immagine enorme, che non ha eguali nella storia economica e produttiva della Regione Emilia Romagna”, si legge nel comunicato congiunto di Marta Evangelisti, Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Emilia Romagna, e di Alessandro Aragona, Consigliere Regionale reggiano di Fratelli d’Italia nonché Vicepresidente della Commissione Politiche Economiche.

“Un epilogo drammatico – continuano – che ha dei nomi e dei cognomi ben precisi, ed è del tutto ascrivibile all’inadeguatezza di una classe politica incapace non solo di intrattenere rapporti di reciproca fiducia con le grandi realtà imprenditoriali del territorio, ma anche di creare le condizioni necessarie affinchè la nostra Regione rappresenti, non solo per le eccellenze italiane ma anche per gli investitori esteri, il luogo ideale in cui fare buona impresa in perfetta sinergia tra investitori privati e attori istituzionali.

Purtroppo, da oggi, la fotografia di Reggio Emilia sarà quella di una città permeata da un clima politico divisivo e ostile, alimentato dall’appiattimento su posizioni di confronto radicali ed ideologiche, con conseguenti ed inevitabili ripercussioni la cui gravità, per il futuro contesto sociale ed economico, è purtroppo difficile da quantificare.

Nulla di più lontano, se ci è consentito, dalla narrazione, o forse dalla litania, di una Regione in cui la politica ha rappresentato un “facilitatore” nell’attrattività degli investimenti e nel configurarsi come cinghia di trasmissione esemplare tra le esigenze del pubblico e il privato. Dal canto nostro – concludono – auspichiamo che Reggio Emilia possa ancora essere quel luogo dove le nostre grandi eccellenze, uniche al mondo nel coniugare la grande tradizione del saper fare locale con il pensare globale, decidano di investire”.

Tensione anche sul fronte delle lavoratrici “pro” Max Mara, che nel pomeriggio di mercoledì 2 luglio sono state accolte dal sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, per raccontare la loro versione dei fatti, sostenendo che la narrazione delle scioperanti in merito alla situazione lavorativa all’interno di Manifattura San Maurizio è distorta e non rappresenta la realtà. Le 74 colleghe che hanno scelto di prendere le distanze dalle scioperanti hanno replicato, con una nota stampa, al commento del segretario provinciale della Cgil di Reggio Emilia, Cristian Sesena, pubblicato sulla Gazzetta di Reggio, che, a loro dire, le avrebbe derise e sminuite.

Siamo sinceramente stupite dalle parole pronunciate dal segretario della CGIL di Reggio Emilia, che ha scelto di sminuire il nostro incontro con il sindaco e la nostra presa di posizione. Accusarci di essere entrate da una porta secondaria, di aver evitato le telecamere, di non essere rappresentative è un tentativo maldestro di delegittimarci e di cancellare le nostre voci. Forse perché Sesena ritiene che solo chi aderisce alla Cgil meriti rispetto.

Eppure siamo colleghe, lavoratrici dello stesso stabilimento, e pensiamo che le differenze di opinione debbano essere accolte, non ridicolizzate. Abbiamo scelto la via della discrezione, non quella del clamore, convinte che non sia il rumore a determinare il valore o la verità di una testimonianza, ma siamo sinceramente offese dalle parole della Cgil. Se la difesa della dignità delle lavoratrici vale solo per alcune, in fondo non vale per nessuno. Non crediamo che Sesena stia facendo un buon servizio a nessuna delle lavoratrici di San Maurizio. Noi continueremo a esprimere liberamente ciò che pensiamo, nel rispetto di tutte e di tutti, anzitutto di chi non la pensa come noi”.